Fa un certo effetto, bisogna ammetterlo, vedere Eugenio Scalfari che a Pietrangelo Buttafuoco spiega come si fa il saluto romano: “Tanto per cominciare s’avanza a passo marziale, quasi un passo dell’oca, dopo di che si porta il palmo della mano aperta all’altezza degli occhi, ci s’irrigidisce e si battono i tacchi”. Strepitoso. “I puristi – annota l’articolista – dinanzi a questa puntuale descrizione, devono proprio andare a lezione”.
E’ solo l’inizio, questo, di una lungo colloquio tra Scalfari e Il Foglio di Giuliano Ferrara su un tema – il fascismo, appunto – già affrontato dal fondatore di Repubblica in un capitolo del suo ultimo libro “L’uomo che non credeva in Dio”.
Trovate qui l’intervista completa. Buona lettura!
prot
30 mag 2008 - 13:12 - #1SCALFARI?????
piccola biografia del personaggio:
L’impiegato di banca Eugenio Scalfari nasce a Civitavecchia nell’aprile del 1924.
Collabora al giornale fascista: “Roma Fascista”.
Nel dopoguerra si fa crescere la barba per non farsi riconoscere dai partigiani. Diventa liberale e bancario alla Banca Nazionale del Lavoro.
L’amore per le banche e per i soldi lo accompagnerà per tutta la vita.
Diventa radicale e giornalista.
Scrive il grande pezzo: “La Russia ha già vinto la grande sfida?” in cui afferma:
“Nel 1972 l’Urss sarà addirittura passata in testa non soltanto come potenza industriale ma anche come livello di vita medio della sua popolazione. Tutti i vecchi luoghi comuni della maggiore efficienza dell’iniziativa privata e dell’enorme sperpero di ricchezze che inevitabilmente si accompagna al collettivismo, cadono come castelli di carta di fronte ai risultati raggiunti in quarant’anni dall’economia sovietica”.
Dopo una breve riflessione diventa socialista e consigliere comunale.
Fa carriera.
Diventa deputato e firmatario di un documento contro il commissario Luigi Calabresi.
Applaude all’assalto di extraparlamentari al Corriere:
“Questi giovani ci insegnano qualcosa(…)l’assalto alle tipografie può essere un ammonimento per tutte quelle grandi catene giornalistiche abituate(…)a nascondere le informazioni, a manipolare le opinioni pubbliche”.
Per coerenza fonda La Repubblica, parte di una grande catena abituata a nascondere le informazioni e a manipolare le opinioni pubbliche.
Diventa il grande vecchio di sinistra con il grande portafoglio a destra.
Anno dopo anno diventa demitiano, repubblicano, comunista, pidiessino, pidino.
Dove passa non cresce più l’erba.
L’ultimo successo è stato Walterloo.
Ha di sé una grande opinione che illustra nel sermone domenicale di Repubblica e ogni volta che gli viene offerta la possibilità.
Nel libro: “Incontro con Io” ha svelato: “Ho finalmente raggiunto la pienezza di me”.
Montanelli ha detto: “Conosco molti furfanti che non fanno i moralisti, ma non conosco nessun moralista che non sia un furfante.
Senza, per carità, allusione a Scalfari. Solo come promemoria”.
NO COMMENT!!
Vonnegut
30 mag 2008 - 20:41 - #2Non mi pare una biografia molto obiettiva,sono molti quelli che odiano Scalfari.Certo il personaggio è molto pieno di sè ma da qui a farne belzebù ce ne passa…
prot
31 mag 2008 - 07:16 - #3io per natura non odio nessuno
mi sono limitato a farvi conoscre il vissuto di questo personaggio
se ci saranno delle inesattezze nel complesso si denota una persona molto ”ambigua”
a me che lo leggo non piace, e leggo sempre chi non mi piace
con chi ho sintonia leggo solo i titoli