Default Usa: ieri ancora niente accordo sul debito al Congresso americano tra democratici e repubblicani. Ma su cosa dovevano accordarsi? In questi ultimi giorni si leggono cose come “il 2 agosto gli Stati Uniti potrebbero fallire”, o “Gli Stati Uniti faranno la fine della Grecia”, tutti sguazziamo felici in una vicenda che mischia politica ed economia, e che permette titoli da panico puro come quello dell’edizione online del Corriere della Sera di qualche minuto fa - lo vedete a lato.
Ma come stanno le cose in realtà? Meno peggio di quanto i titoli suggeriscano. Alberto Bisin ha spiegato bene la situazione - non semplicissima agli occhi di noi europei - su noiseFromAmeriKa un paio di giorni fa. Ecco che cosa potrebbe capitare agli Stati Uniti il 2 agosto:
Il presidente Obama sta negoziando coi repubblicani al Congresso un accordo su spesa e debito pubblico. Le negoziazioni procedono febbrilmente perché, in mancanza di un accordo in tempi brevissimi, il governo federale potrebbe non essere in grado di pagare i dipendenti pubblici, i creditori, e gli interessi sul proprio debito in esistenza. In questo caso, da un punto di vista letterale, gli Stati Uniti non farebbero fronte ai propri debiti e sarebbero quindi «in default». Come la Grecia.
Per quanto noi europei troviamo rassicurante immaginare gli Stati Uniti mentre nuotano in acque turbolente quanto le nostre, la situazione reale è ben diversa. Il default degli Stati Uniti, qualora avvenisse, sarebbe dovuto all’impossibilità di sorpassare un tetto legale all’indebitamento che il Congresso ha posto e che il Congresso può alzare con un voto e un tratto di penna: sarebbe quindi una questione legale, puramente contabile e avrebbe un significato soprattutto simbolico. I mercati non si sognano nemmeno di limitare il credito agli Stati Uniti, né di richiedere tassi elevati o crescenti per sottoscriverlo. Infatti i tassi sui titoli del Tesoro Usa sono stabili da tempo a livelli storicamente bassi; i tassi sui titoli a 6 mesi e oltre sono addirittura scesi nell’ultimo mese.
È solo un tetto simbolico, quello su cui si gioca la partita…
Come spiega sempre Sandro Brusco di NFA
D. È un problema di leggi e non finanziario.
R. «Esatto. La legge dice che Obama può indebitarsi fino a un certo limite, al momento 14.200 miliardi di dollari. Dopo quella cifra è vero che il Tesoro non può andare sul mercato, ma solo perché deve avere il via libera del Congresso, non perché i mercati non si fidano più. E nel caso di emergenza, Obama può anche aumentarlo unilateralmente: la Costituzione americana dice che la validità del debito “non può essere messa in discussione”».
genoeffo
29 lug 2011 - 12:42 - #1che possano bruciare all’inferno tutti i governanti di quel paese degli ultimi 150 anni e quella parte dei suoi cittadini che ha sostenuto guerre di rapina, massacri, invasioni, distruzioni, omicidi, colpi di stato, traffici di armi, droga etc etc
ventoacqua
29 lug 2011 - 15:50 - #2Tragicomica la situazione al Congresso americano, una farsa degna della migliore tradizione italiana.
I Repubblicani vanno sotto sulla loro stessa proposta di legge perchè rinnegata dai ‘tea party’ repubblicani, che la ritenengono “troppo moderata”
dreed81
29 lug 2011 - 16:50 - #3Un bel Default Finanziario farà tornare con i piedi per terra il paese che si crede il “Padrone del Mondo”: hanno speso miliardi di dollari in inutili guerre di invasione ammazzando migliaia di persone, quindi la bancarotta è il minimo che gli spetta come ricompensa …