Logo Blogo

Crisi, l'Europa non crede a Berlusconi. E le opposizioni non credono ... all'alternativa

Pubblicato: 07 ago 2011 da Massimo Falcioni

Commenti dei lettori

La conference call di domani alle 18 fra i governatori delle banche centrali dell’area euro non è uno scambio d’auguri feriali ma un meeting d’emergenza per cercare di evitare che Spagna e Italia precipitino sulla crisi debitoria in atto e per limitare gli effetti sul mercato del declassamento del rating dell’agenzia Standard & Poor’s.

L’anticipo della manovra e la riapertura del Parlamento per un’audizione del ministro Giulio Tremonti non sono sufficienti ad affrontare l’emergenza finanziaria e non convincono i nostri partner europei.

Il settimanale tedesco Der Spiegel scrive che nel governo tedesco crescono i dubbi di riuscire a salvare l’Italia attraverso il Fondo, anche se quest’ultimo riuscisse a triplicare le sue attuali capacità finanziarie. Questo perché un’economia come quella italiana è troppo grande per essere aiutata, e le sue necessità finanziarie troppo onerose. Di conseguenza, Berlino sta insistendo perché Roma riesca a uscire dalla crisi attraverso tagli alla spesa e riforme. Che sono le stesse cose chieste al Governo anche dalle organizzazioni delle imprese: forti tagli alla politica, forti liberalizzazioni, vere riforme.

Il nodo resta politico: quale forza e credibilità restano a questo premier e a questo governo? E’ possibile un’alternativa di governo?

Sul primo punto, saranno i mercati a dare la risposta. Berlusconi non si schioda da Palazzo Chigi e rifiuta le elezioni perché sa di perderle. Bossi e i suoi sono solo impegnati, fra un delirio e una farneticazione, a curare l’orticello della Lega, lasciando a Berlusconi la patata bollente. Sul secondo punto, le opposizioni non trovano uno straccio d’intesa.

Il Pd vuole subito un governo tecnico sostenuto da un ampio schieramento di forze politiche, guidato da personalità autorevoli e credibili. Invece Idv e Sel continuano a chiedere elezioni anticipate. E il Terzo polo si mostra disponibile a collaborare con Berlusconi per approvare nuove misure anticrisi. Tuona Nichi Vendola :”non c’è possibile compromissione con settori di questa destra che possa lenire il dolore di questo paese, che i governi tecnici-istituzionali sono solo una coda avvelenata della storia del trasformismo italiano e che occorre rapidamente interrompere questa stagione malata, chiudere anticipatamente la legislatura, fare come in Spagna”. Torna lo spettro del Titanic.

1 stelle2 stelle3 stelle4 stelle5 stelle (2 Voti | Media: 5 su 5)
condividi condividi
3 commenti

Commenti dei lettori

Nascondi commenti anonimi
  • Sono indagato faccio il deputato

    07 ago 2011 - 10:19 - #1
    0 punti
    Up Down

    Questa è MALAGESTIONE della cosa pubblica.
    Passiamo dalla padella alla brace.
    Rapidissimi ad appiopparci il 3,5% su l’RC-auto.
    Meno rapidi a contenere le spese inutili a partire dai loro stipendi e finire alla installazione spropositata di segnali e cartelli stradali sempre lucidi.
    L’ente provincia non è inutile ma dannoso. Il governo centrale nei fatti fa poco per abolirle perchè il sistema è feudatario e il controllo dei voti è più capillare. Meglio non andare più a votare.!!!

  • Profilo di valter29

    valter29

    07 ago 2011 - 11:48 - #2
    0 punti
    Up Down

    Le province si sono salvate graie anche al PD che si è ben guardato di votare per la loro abolizione. Astenersi dal vot. Anch’io sono tentato ma poi mi dico che astenendomi faccio il gioco dei mangiasugo. Ma per chi votare? questo è il dilemma, anzi il tri, il quadri, ecc lemma. Vedrò al momento delle lelezioni quale mi sembrerà il meno peggio partendo dal numero di indagati.

  • Sono indagato faccio il deputato

    07 ago 2011 - 18:33 - #3
    0 punti
    Up Down

    @2 intendevo tutti! nessuno escluso.
    Sembra una buona notizia….Lombardo si riduce lo stipendio (almeno a parole)
    Ottantacinque milioni e mezzo di euro di tagli ai costi della politica. Raffaele Lombardo annuncia in una conferenza stampa la ristrutturazione delle spese approvate dalla giunta regionale, per ridurre la spesa. Partendo dal vertice: il presidente abbasserà del 10 per cento da settembre la sua indennità mensile (che passa da 18.500 euro a 16 mila 650 euro netti) e di tutti gli assessori (da 12 mila 500 e 11 mila 250 euro), per un risparmio complessivo annuo di oltre 300 mila euro. Gli assessori dovranno inoltre rinunciare al 30 per cento delle spese per le consulenze, che scendono di 800 mila euro.
    Il vero risparmio, dai numeri forniti da palazzo D’Orleans, riguarda la riduzione del 20 per cento di tutti i contratti per i beni e servizi della Regione, permettendo così di fare economia per 80 milioni di euro