
Dal vertice Merkel-Sarkozy emerge una nuova parola chiave della moda politico-economica 2011: la Tobin Tax. Ma di cosa si tratta esattamente? E come si differenzia dalla Tassazione delle Transazioni Finanziarie, vero e proprio pallino di Nicolas Sarkozy? Apriamo qualche testo di economia e proviamo a spiegare con semplicità.
Tobin Tax
Il nome si deve al teorizzatore, James Tobin, economista, che la propose nel 1972.
Non è una tassa ma un’imposta (ovvero un prelievo di ricchezza non connesso a specifiche prestazioni dello Stato o di altri enti pubblici, ma comunque utilizzata per finanziare l’organizzazione statale e i servizi necessari alla collettività).
Tobin propose di colpire le transazioni sui mercati valutari per stabilizzarli e creare entrate che fossero destinate alla comunità internazionale.
L’idea di Tobin era quella di agire su flussi di denaro che, di fatto, facevano parte di speculazioni a breve termine sui cambi valutari (ovvero sull’oscillazione delle varie monete l’una in rapporto all’altra): in sostanza - dopo che la politica monetaria cambiò radicalmente, in seguito alla rottura degli accordi di Bretton Woods, quando cioè Nixon slegò il dollaro dalle riserve auree e quindi, di fatto, decretò il valore della moneta in quanto tale e non in quanto legata a riserve auree dello Stato - Tobin voleva in qualche modo gettare sabbia negli ingranaggi di speculazioni fini a loro stesse e basate esclusivamente sul “giocare” sui cambi monetari.
L’aliquota doveva essere molto bassa: tra lo 0,05% e l’1%.
Attac e i No Global
La Tobin Tax divenne, ad un certo punto, cavallo di battaglia anche del movimento contro la globalizzazione, dopo che, nel 1997, Ignacio Ramonet la utilizzò per il suo editoriale Désarmer les marchés (Disarmare i mercati, in cui propose la creazione di un’associazione che si battesse perché fosse introdotta una simile imposta in tutto il mondo.
Nacque ATTAC.
Tobin prese adeguatamente le distanze dal movimento: lungi da lui, essere un no global. Era un economista sostenitore del libero scambio.
E c’era una differenza fondamentale fra Tobin e Ramonet. Il primo pensava all’imposta per frenare il traffico di valuta estera, che secondo lui era improduttivo, e distribuire ricchezza al Fondo Monetario Internazionale perché poi intervenisse per riequlibrare un minimo i mercati finanziari mondiali.
I no global reinterpretarono la Tobin Tax come un modo per migliorare il mondo.
Ma Tobin, in merito, fu molto chiaro, accusando i no global di abusare del suo nome:
I have absolutely nothing in common with those anti-globalisation rebels.
Applicazione e discussioni infinite
Dal 1972 a oggi si è discusso continuamente sull’opportunità dell’applicazione di una Tobin Tax, in una delle sue forme possibili e con vari scopi. Ma non si è raggiunto alcun accordo: l’idea non piace - per ovvie ragioni - ai mercati; non avrebbe senso se applicata da un unico stato. Secondo alcuni non funzionerebbe mai. Altri ne propongono un’applicazione con un’aliquota dello 0,001%. Secondo altri ancora turberebbe troppo i mercati, anche se di fatto, laddove applicata non ha provocato fughe di capitali.
La versione di Angela e Sarkò
Quella che vuole Sarkozy - e con lui la Merkel - è una delle possibili versioni della Tobin Tax ma è un’imposta che dovrebbe gravare su tutte le transazioni finanziarie. E sarebbe una misura ben accolta anche a sinistra.
Possibile che i due leader siano diventato improvvisamente no global? Assolutamente no. E allora perché una simile proposta?
Tanto per cominciare, perché dopo aver tirato la corda verso tutte le più impopolari misure liberiste, i due dovevano, in qualche modo, proporre un’immagine propositiva: la Tobin Tax è, con i suoi derivati, molto popolare. E così, almeno l’immagine è salva.
E’ possibile che sia anche un tentativo per riequilibrare il rapporto politica-mercati, al momento fortemente pendente verso questi ultimi: sebbene votato al mercato libero, anche i politici si renderanno conto che devono in qualche modo tentare di sopravvivere, di essere rieletti, di mantenere un minimo di controllo sui propri paesi.
Infine, c’è un’altra questione, a voler pensar male. Il Parlamento europeo ha già votato per una Tobin Tax in tutta l’Unione. Trichet, il Governatore della BCE, si è già opposto. E’ assolutamente plausibile che la cosa non si faccia mai. Ma almeno, chi l’ha proposta potrà dire di fronte all’opinione pubblica: ci abbiamo provato.
quartana
18 ago 2011 - 18:46 - #1La Tobin Tax è praticabile solo se il prelievo è del tutto marginale, diciamo dello 0,001%, se si applicassero aliquote rilevanti si eliminerebbe la speculazione di brevissimo termine sui mercati col risultato di rendere gli scambi rigidi; ciò significherebbe che non verrebbe più garantito l’incontro tra domanda ed offerta col risultato di rendere illiquidi i mercati, ciò comporterebbe, in caso di recessione, un’accelerazione nei ribassi, perché per poter vendere i titoli si sarebbe costretti a far leva sui prezzi. La cosa non è irrilevante, perché anche i fondi pensione, che dovrebbero garantire il pagamento delle pensioni nel prossimo futuro, si troverebbero in difficoltà e, probabilmente, si troverebbero ad erogare pensini da fame, con buona pace dei lavoratori più poveri.