Ancora? Credo che in molti abbiano pensato a un deja vu: Claudio Scajola, già Ministro dello Sviluppo Economico, è indagato per violazione della legge sul finanziamento pubblico ai partiti. La pietra dello scandalo è ovviamente l’ormai leggendaria casa con vista Colosseo in via del Fagutale a Roma, secondo gli inquirenti in parte pagata al ministro dall’imprenditore Diego Anemone. La notizia è che prima Scajola non era stato indagato. Si era dimesso comunque, ma non lo era: oggi sì.
Non sono novità assolute quelle che si leggono nelle agenzie oggi, anzi, confermano decisamente la ricostruzione data da La Repubblica sempre un annetto fa - Scajola lasciò la carica di Ministro “per difendersi” il 4 maggio 2010 -
Il ministro per lo Sviluppo Economico Claudio Scajola ha mentito. Non è vero - come ha sostenuto replicando alla ricostruzione di “Repubblica” del 23 e 24 aprile scorso - che per comprare la casa che oggi abita a Roma si limitò ad accendere un mutuo di circa 600 mila euro e ad impegnare pochi contanti tratti dal suo conto corrente. Il 6 luglio del 2004, per acquistare la sua abitazione al civico 2 di via del Fagutale, è stata decisiva - come questo giornale ha riferito - una provvista in nero di 900 mila euro messa a disposizione dal costruttore Diego Anemone attraverso il suo architetto e progettista Angelo Zampolini. La circostanza non è più infatti un’ipotesi investigativa. É una evidenza confermata dalle dichiarazioni rese a verbale venerdì scorso dallo stesso Zampolini ai pm di Perugia
L’iscrizione nel registro degli indagati di Scajola di oggi non può non far ripensare alla difesa del Ministro…
«SAREBBE ILLOGICO E COSA ASSOLUTAMENTE CRETINA» - Se Anemone avesse pagato parte dell’appartamento di Scajola con 900 mila euro in assegni circolare «oltre che volgarmente tremenda, sarebbe illogico e una cosa assolutamente cretina», ha aggiunto poi Scajola, in un’intervista a Porta a Porta, anticipata dal Tg1. «Se la cosa è avvenuta forse è avvenuta prima o forse dopo, non lo so, ma certamente non da me e con il notaio».
Secondo i magistrati questa cosa illogica e cretina è accaduta. Nel frattempo che fine aveva fatto Scajola? Si era inizialmente ritirato nel suo “feudo” ligure, Imperia, dove da generazioni la sua è una famiglia di potere vero - sia lui che il padre sono stati sindaci in città - poi era tornato a stare a Roma. Dove? In via del Fagutale, vista Colosseo, sempre secondo quanto raccontava nel maggio scorso il Congiurato su L’Unità:
Claudio Scajola è tornato a casa, con vista Colosseo. E’ rientrato dodici mesi dopo essersi dimesso da ministro dichiarando «non posso avere il sospetto di abitare in un appartamento non pagato da me». «Se dovessi acclarare che la mia abitazione fosse stata pagata da altri senza saperne io il motivo, il tornaconto e l’interesse - aggiunse - i miei legali eserciterebbero le azioni necessarie per l’annullamento del contratto». In una successiva intervista al Corriere della Sera disse anche che in quella casa non ci sarebbe rientrato più, che aveva già dato mandato di venderla e che una volta riavuta la cifra da lui spesa (600mila euro) avrebbe devoluto il resto in beneficienza. Lasciò così senza avere avuto nemmeno un avviso di garanzia (di questo in diversi gli diedero atto), perché si accorse che quelle mura non erano state interamente acquistate con le proprie forze, non perché indagato
ice
29 ago 2011 - 17:49 - #1Scajola è il nuovo del PdL
lo abbiano bene a mente gli elettori prima di illudersli che il PdL possa avere un diverso futuro nel dopo Berlusconi
Scajola è uno dei piu potenti colonnelli del PdL, ha un enorme potere locale da cui il PdL non puo deismersi se vuole battere il PD in liuguria
ma sopratutto difende interessi grigi che sono gli stessi che interessano ai vari Verdini&co
che a livello nazionale possono arrivare a scontrarsi, ma solo perchè l’avidità dell’uno alza polveroni che creano disagi agli affari dell’altro sollevando il sopito senso di giustizia fiscale degli italioti
pigi
29 ago 2011 - 18:16 - #2Le tangenti sugli appalti sono roba da poveracci. Ci voleva tanto a capirlo? Basta considerare che le opere pubbliche in Italia, dai mondiali del 1990 in poi, sono ridotte al lumicino.
Le tangenti invece, quelle grosse, sono le tangenti sui permessi a costruire, sui piani di zona, sui cambi di destinazione delle aree. Vedi Penati.
Il meccanismo è semplice: il costruttore ottiene il permesso e il politico in cambio avrà uno o più appartamenti per sé e per i propri familiari. Oppure soldi.
Quando in parlamento si discute qualche provvedimento di semplificazione per costruire oppure per ampliare la propria abitazione, gli enti locali saltano su. Come mai?
Risposta: se il privato può costruire senza ricatto del politico locale, le tangenti non sono necessarie.
Non ci vorrebbe molto a trovarle: basta vedere se un politico o un familiare entra in possesso di un’abitazione trasferita da un costruttore che ha potuto edificare grazie a lui.
Quella è, al 99% dei casi, una tangente.
petauro2
29 ago 2011 - 19:00 - #3Povera Liguria, ndrangheta e Scarogna. Povera Italia così bella e così sudicia.