Non è solo la Cgil a dire no alla manovra del governo con sciopero generale e manifestazioni e non sono solo le opposizioni a votare contro in Parlamento. Coerentemente con quanto annunciato anche Regioni, Province e Comuni si mobilitano con iniziative quantomeno inusuali.
Le autonomie locali hanno infatti stabilito una serie di iniziative di protesta: giovedì prossimo mentre i Comuni consegneranno al governo le deleghe sull’anagrafe, le Regioni consegneranno all’esecutivo i contratti sul trasporto pubblico locale, che a fronte dei tagli non potranno più onorare. E’ stata anche inviata una lettera al governo in cui, spiegano Graziano Del Rio (Anci) e Vasco Errani (Regioni), “ribadiremo i motivi della nostra protesta e le nostre proposte per la crescita del Paese, chiedendo risposte chiare ed immediate”.
“Se queste risposte non arriveranno alla mobilitazione del 15 se ne unirà un’altra la settimana successiva, con la quale tutti gli enti locali - dice Errani - si impegneranno a rendere ancora più chiare le gravissime conseguenze della manovra su cittadini e imprese”.
Anche per quanto riguarda la richiesta di un ordine del giorno alla Camera per l’istituzione di una Commissione mista sul riordino dell’assetto istituzionale, le Regioni e le Province si uniranno all’iniziativa dell’Anci: “Vogliamo trattare insieme – conclude il governatore dell’Emilia Romagna - il tema della riforma istituzionale, dal superamento del bicameralismo perfetto ai costi della politica per tutti i livelli istituzionali, dallo Stato centrale agli enti di prossimità”.
Inoltre, aggiunge Errani,”chiediamo che venga riscritto subito il Codice delle Autonomie, con un’operazione verità che definisca le competenze dei diversi livelli di governo e verifichi la disponibilità di risorse adeguate”. Lotta continua.
blogattelle
08 set 2011 - 19:26 - #1c’entra: trovo sconcertante che su nessuna testata importante on line compaia un articolo su l’8 settembre
pigi
08 set 2011 - 22:28 - #2Ora si può valutare completamente l’enorme fesseria fatta da Berlusconi quando abolì l’ICI per la prima casa.
Era l’unica imposta veramente federalista che avevamo, l’unica che avrebbe potuto garantire qualche margine di manovra ai comuni.
Era da perfezionare, certo, soprattutto per l’enorme gettito di cui godono i comuni turistici pieni di seconde case. Ma abolirla ha provocato effetti deleteri sui bilanci dei comuni e li ha resi meno responsabili sulle spese, visto che le entrate arrivano quasi tutte dallo stato centrale.
Invece di attaccare Berlusconi per sconsiderate scelte politiche si sprecano decine e decine di pagine di giornali su Ruby o sulle intercettazioni da gossip.