
Dalle rassegne stampa notturne scopriamo che Il Foglio di oggi, 15 settembre 2011 conferma: Silvio Berlusconi voleva un decreto anti-intercettazioni.
Non solo: lo voleva subito. Come avevamo ipotizzato, secondo il quotidiano diretto da Giuliano Ferrara e quindi molto, molto vicino al premier, Berlusconi avrebbe anche buttato lì, en passant, il fatto che il Governo sarebbe stato in grado di approvare anche subito il decreto. Ma Napolitano avrebbe detto no, ribadendo il principio di indipendenza della magistratura.
E allora che fine ha fatto, il 154° Consiglio dei Ministri, riunito in tutta fretta, per un adempimento urgente? Si è riunito, ovviamente. E l’adempimento urgente? E’ diventato questo, come si può leggere ancora una volta sul sito ufficiale di Palazzo Chigi:
Il Consiglio dei Ministri, appositamente convocato presso la Camera dei deputati al termine delle votazioni per la conversione in legge del decreto-legge n.138 del 2011 (manovra finanziaria), ha confermato fino all’8 novembre 2011 l’incarico di Capo di stato maggiore dell’Esercito conferito al generale di Corpo d’armata Giuseppe Valotto.
Era una questione da risolvere, ovviamente, al punto che i bene informati la indicavano già come una delle ragioni della convocazione improvvisa del Cdm. Non solo. E’ stata anche dichiarata l’urgenza per avviare le riforme costituzionali, come ha riferito il Ministro per la Semplificazione Roberto Calderoli.
Eppure, il premier, quel decretino l’avrebbe tanto voluto tirar fuori da un cassetto - dove lo immaginiamo giacere già pronto - per farlo approvare e levarsi il pensiero dei prossimi giorni. Magari, anche a costo di non farlo poi convertire in legge, per temporeggiare 60 giorni. Solo che l’uomo del Colle gli ha detto “no”.
gerpz
15 set 2011 - 08:48 - #1vergogna, non ti crede nessuno
bah1
15 set 2011 - 09:20 - #2Sta cambiando qualcosa?
In altri momenti Napolitano non avrebbe potuto fare nulla per impedire la proposizione di un decreto. Anzi, se si fosse rifiutato di firmarlo il berlusca glielo avrebbe riproposto con un paio di virgole cambiate e Napolitano avrebbe dovuto “obbligatoriamente” firmare. Invece adesso Napolitano dice pigliati il de-cretino (chissà a chi si riferisce… ;) ) e ficcatelo dove non batte il sole, e il berlusca obbedisce.
L’asse del potere si è spostato, ma c’è ancora da capire verso dove.
caaritto73
15 set 2011 - 10:19 - #3Il Gip di Milano Stefania Donadeo ha disposto l’imputazione coatta per Silvio Berlusconi nell’ambito della vicenda sul passaggio di mano dell’intercettazione tra Fassino e Consorte nell’inchiesta Bnl-Unipol.
LA STORIA – Scrive il Corriere, che con Luigi Ferrarella è il primo a riportare la notizia:
L’intercettazione, captata il 17 luglio, in quel dicembre 2005 era segreta nel senso che non soltanto non era ancora depositata agli atti (lo sarebbe stata solo molti mesi dopo), e neppure era trascritta o anche solo riassunta in brogliacci, ma esisteva esclusivamente come file audio nei computer della Guardia di Finanza, dei pm milanesi dell’inchiesta Antonventa/Unipol, e dell’azienda privata «Research control system» che per conto della Procura aveva svolto in estate le intercettazioni. Proprio l’allora suo amministratore, Roberto Raffaelli, dopo aver a lungo negato, nell’estate ammise di aver trafugato e portato un computer con l’audio della telefonata nella villa di Arcore a Silvio e a Paolo Berlusconi, alle 7 di sera della vigilia di Natale 2005 in un incontro organizzato tramite un ex socio di Paolo, l’imprenditore Fabrizio Favata. Il 10 giugno scorso in udienza preliminare Raffaelli aveva patteggiato 20 mesi, Favata era stato condannato a 2 anni e 4 mesi e a risarcire Fassino con 40.000 euro per i danni morali, Paolo Berlusconi era stato rinviato a giudizio. Il giudice Donadeo aveva invece convocato una apposita udienza per approfondire la richiesta di archiviazione proposta dai pm per il premier, e si era riservata la decisione. Ora ha sciolto la riserva, respingendo l’archiviazione e ordinando alla Procura di chiedere a un altro gip il rinvio a giudizio di Berlusconi per concorso nella rivelazione di segreto d’ufficio.