
Caso Unipol - Non finiscono i guai per Silvio Berlusconi. E di mezzo ci sono sempre delle intercettazioni, un vero e proprio strumento maledetto per il premier. Ma questa volta le intercettazioni non riguardano lui: c’è di mezzo l’ormai celeberrimo caso Unipol.
Pochi minuti fa, infatti, il gip di Milano Stefania Donadeo ha respinto la richiesta di archiviazione per la posizione di Silvio Berlusconi a proposito dell’intercettazione telefonica Consorte-Fassino; la Procura dovrà ora formulare l’imputazione coatta per concorso in rivelazione di segreto d’ufficio. Con lui, è già stato indagato e rinviato a giudizio il fratello, Paolo Berlusconi.
Cos’è il Caso Unipol
Il caso Unipol si può ascrivere a Bancopoli, ovvero a quella serie di scandali finanziari verificatisi in Italia a partire dal mese di luglio 2005.
Ma ben presto si trasforma in un caso politico e del resto comincia ad importare davvero poco. Perché mentre nel nostro paese si parla delle scalate all’Antonveneta e alla BNL, mentre spopolano i cosiddetti furbetti del quartierino, succede un fatto decisamente politico.
L’intercettazione Fassino-Consorte
Il 31 dicembre 2005 il Giornale pubblica l’intercettazione nella quale il segretario dei Ds Piero Fassino dice all’amministratore di Unipol, Giovanni Consorte: Allora, abbiamo una banca? Il tono, si appurerà in seguito, era scherzoso. Ma non è questo il punto. Il punto è che l’intercettazione era segreta - questo il punto cruciale -: non era ancora stata depositata agli atti, non era mai stata trascritta né riassunta, esisteva semplicemente sotto forma di file audio nei computer della Guardia di Finanza, dei procuratori milanesi che indagavano sulla scalata all’Antonveneta e di un’azienda privata, la Research control system (che aveva svolto le intercettazioni). L’a.d. dell’azienda, Roberto Raffaelli, portò un computer con l’audio della telefonata ad Arcore, ai due fratelli Berlusconi, in unincontro organizzato dall’imprenditore Fabrizio Favata. La pubblicazione dell’intercettazione ebbe un effetto devastante dal punto di vista elettorale, perché lascio intendere un coinvolgimento da parte dei Ds negli scandali finanziari. Un coinvolgimento mai provato in sede giudiziaria ma utilizzato mediaticamente. A dimostrazione del fatto che un certo accanimento contro le intercettazioni e la loro pubblicazione è nato solo dopo certi eventi storici e non prima.
Le condanne
Roberto Raffaelli è già stato condannato il 10 giugno 2011 a 20 mesi, nel corso dell’udienza preliminare.
Favata è stato condannato a 2 anni e 4 mesi e a un risarcimento a Fassino di 40mila euro.
Maurizio Belpietro
Anche Maurizio Belpietro, che all’epoca della pubblicazione dell’intercettazione era direttore de Il Giornale, è stato iscritto nell’elenco degli indagati.
martins1x
15 set 2011 - 11:08 - #1Ah, quindi il problema sarebbe che le intercettazioni non andavano pubblicate perchè non erano state trascritte?
Ma che boiata!!!
Le intercettazioni non andrebbero pubblicate MAI prima dell’inizio del processo piuttosto!!!!!!!!!!!
ice
15 set 2011 - 13:12 - #2@ #1
e bavo cosi insabbiano tutto prima che il pocesso abbia inizio e noi coninuiamo a credere che Berlusconi sia il santo patrono della famiglia
ma va
.
piuttosto è da notare una cosa:
intercettaizoni uscite prima della deposizione
denuncia
porcesso
.
come mai non si ha lo stesso iter quando è Belrusocni a denunciare di essere vittima della fuga di notizie?
.
vuoi vedere che è proprio lui ad orchestrarla!?!?!?
ice
15 set 2011 - 14:03 - #3nel senso:
Berlsconi denuncia solo ai medi o anhce in questura?
e se non denuncia in questura…perchè?
mmax
15 set 2011 - 14:53 - #4E con questo SOLO A MILANO siamo a quota 5 procedimenti in contemporanea !
http://www.youtube.com/watch?v=kVKmqEFdsA8
ventoacqua
15 set 2011 - 15:01 - #5Ma che strano! Berlusconi che sfrutta un intercettazione per ottenere vantaggi, lui che è “il paladino della privacy”….
automatico
15 set 2011 - 15:21 - #6e’ il colmo, da una parte sembra che il pd volesse usare le tangenti di penati per comprare la banca e tutto tace e processano silvio…
GOLPEEE!
ventoacqua
15 set 2011 - 16:11 - #7#6 Lei ha dei problemi. Ma problemi seri, eh…
dusper77
15 set 2011 - 23:30 - #8# 1
Il problema non è che le intercettazioni non andavano pubblicate perchè non erano state trascritte, ma che l’assenza di tale trascrizione denota che non erano ancora facenti parte di un’ indagine, quindi qualcuno li ha avuti e dati a Berlusconi (che li ha utilizzati a suo piacimento)… la cosa è molto più che gravissima, vuol dire che ci sono apparati extra giudiziari che indagano su qualcuno (in questo caso un avversario politico) mentre in Italia solo gli apparati giudiziari possono indagare, capirai che si rasenta l’eversione, mai sentito parlare del caso Watergate? E’ stato un episodio gravissimo della storia degli Usa che ha portato alle dimissioni di un presidente ed è certamente un caso meno grave di quello di cui si sta parlando adesso
valter29
16 set 2011 - 11:18 - #9Sono decisamente perplesso perchè di fughe di notizie ne abbiamo avute a iosa ma solo questa volta si mette mano al processo. Inoltre 100.000 intercettazioni mi sembrano una enormità. Quanto sono costate? Nel frattempo vengono emesse sentenze che liberano assassini al volante, mafiosi per ritardo di deposito di sentenze, ecc. Delle faccende berlusconiane ne ho la nausea per il loro contenuto ma anche per vedere una parte della magistratura concentrata su una sola persona mentre altri reati più gravi restano impuniti e i tempi per avere “giustizia” si allungano a dismisura. A proposito quanti italiani sanno che i magistrati godono, oltre che di stipendi molto elevati, anche di 45 giorni di ferie?