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Esteri: il giro del mondo in tremila battute

Pubblicato: 16 set 2011 da R.D.

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Medio Oriente: indipendenza della Palestina, ancora spazio per i negoziati? Le parole pronunciate ieri di fronte ai giornalisti dal Ministro degli Esteri dell’Autorità nazionale palestinese (Anp) Riyad Al-Maliki non lasciano spazio a dubbi.

Al-Maliki ha affermato che il Presidente dell’Anp Mahmoud Abbas (Abu Mazen) si rivolgerà ufficialmente al Segretario generale dell’Onu Ban Ki Moon “chiedendo che lo Stato di Palestina sia ammesso come un Stato membro a tutti gli effetti all’interno delle Nazioni Unite.”

L’Anp si mostra quindi determinato a perseguire la sua battaglia diplomatica per ottenere l’indipendenza della Palestina passando attraverso un riconoscimento dell’Assemblea delle Nazioni Unite. La mossa, come è noto, incontra la resistenza degli Stati Uniti oltre a quella di Israele.

La posizione ufficiale degli Usa è infatti quella di sostenere che l’indipendenza della Palestina non possa essere sancita da un voto dell’Assemblea o del Consiglio di sicurezza Onu, ma che debba essere il frutto di negoziati. In ragione di questa linea diplomatica, gli Usa hanno dichiarato che faranno ricorso al proprio potere di veto se la questione sarà posta ai voti in seno al Consiglio di sicurezza.

Queste le opposte posizioni: in mezzo la diplomazia è al lavoro. Gli Stati Uniti stanno facendo ricorso a tutto il loro cosiddetto “soft power” per cercare di dissuadere i palestinesi dal chiedere l’indipendenza in sede Onu.

Ieri, i due diplomatici Usa Dennis Ross and David Hale hanno incontrato i vertici dell’Anp per un ultimo tentativo di incentivare la ripresa dei negoziati (da tempo arenati sulla questione delle colonie israeliane in Cisgiordania). Non sappiamo ancora l’esito dell’incontro, ma è probabile che non lo scopriremo fino al 23 settembre, data in cui l’Anp ha programmato di rivolgere la sua richiesta all’Assemblea.

Quello che traspare dal discorso di Al-Maliki (pronunciato due ore prima del programmato incontro con i diplomatici Usa) è che l’Anp non ha ancora chiuso tutte le porte.

Il Ministro degli esteri dell’Anp ha infatti affermato che, fino alla scadenza prossimo 23 settembre, i palestinesi sono aperti “a qualsiasi tipo di suggerimento o idea che possa venire da qualsiasi parte per la ripresa dei negoziati su basi solide, con termini chiari, tempi e scadenze chiari e una chiara conclusione della partita”

Suona un po’ come dire che siamo pronti a fare la nostra parte e stare al gioco se, a questo giro, tutti rispetteranno le regole e nessuno tenterà più di barare. Significa che le trattative per la ripresa dei negoziati stanno proseguendo dietro le quinte? Forse.

Secondo quanto riferito dal capo negoziatore palestinese all’Onu Riyadh Mansour, non è stata ancora presa nessuna decisione sulla presentazione della richiesta di riconoscimento della Palestina all’Assemblea generale annunciata per la prossima settimana.

Solo annunci per alzare la posta e ottenere la ripresa dei negoziati su basi e condizioni migliori di quelle precedenti? Le vie della diplomazia sono infinite. Sapremo solo la prossima settimana se quella palestinese è un’abile strategia o la prima scossa di un vero e proprio terremoto politico.

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4 commenti

Commenti dei lettori

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  • Profilo di ice

    ice

    16 set 2011 - 13:27 - #1
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    a fomentare Israele sono gli ebrei americani
    che sono molto potenti
    sono ai vertici di società come Goldman&Sachs, il figlio del cui presidente ha sposato Chelsea Clinton
    tanto per dirne una

  • Fiat Lux

    16 set 2011 - 15:27 - #2
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    @ice

    vedo che non dai l’idea di conoscere molto bene la situazione…
    i “ricchi ebrei americani”, che, tra parentesi, in gran parte si sono fatti la loro fortuna da sé (vedi, per esempio, Zuckerberg), sono, in generale associati ad idee di sinistra a a posizioni che se non sono antiisraeliane sono certamente antigovernative e filoobamiane. Sentito parlare del New Israeli Fund?

    Ti sarei grato, tra l’altro, se evitassi di addossare troppe responsabilità ai “ricchi ebrei”. È già stato fatto più volte e i risultati non sono mai stati piacevoli… Come se gli Arabi fossero poveri, poi

    Se c’è qualcosa che fomenta Israele è il fatto che i vicini gli vogliano fare la pelle. Neanche tu vorresti che, che so, il Tirolo diventasse uno stato se tu sapessi che i tirolesi vorrebero passare a ferro e fuoco tutta l’Italia

  • Profilo di ice

    ice

    16 set 2011 - 21:18 - #3
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    sono Ebrei i vertici delle agenzie di rantinge banche di investimento che con la loro avidità hanno creato quel mostro che sono i derivati
    oggi il mondo dei derivati ha una capitalizzazione che è 8x il PIL del mondo

    Tu hai mai avuto a che fare con un resp acquisti ebreo?
    sapresti che sono una sorta di loggia massonica su scala globale
    Un Ebreo acquista soloo da un ebreo, anche se le condizioni sono piu svantaggiose che da altri fornitori

  • Fiat Lux

    17 set 2011 - 22:57 - #4
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    Vedi ice, si dà il caso che io sia ebreo (ah, e pure sionista)…

    anzi, ti dirò, ho poco tempo libero per risponderti perché, sai com’è, governare il mondo attraverso logge massoniche varie mi occupa troppo

    so pochissimo di cosa sono i derivati, ma chi li ha inventati (davvero un ebreo? boh…) non penso che sia responsabile del fatto che sono usati male

    Quanto al responsabile acquisti non so… tu ne hai conosciuto uno davvero così? Se sì mi dispiace, davvero, perché deve essere lui che ti ha messo in testa tutte queste idee sul fatto che siamo una mafia schifosa che controlla il mondo… per quanto ne so non è così, per quanto possa contare per te il fatto che te lo dica io…

    A volte c’è un qualche sentimento di comunanza tra ebrei, per cui io, che studio fisica, sento un certo orgoglio studiando Feynman, Einstein, Bohr, Levy, Mandelbrot, ne sono fiero

    Però ti posso assicurare che ai livelli alti (quello dei ricconi) non avrebbe senso e non sarebbero diventati ricchi se non facessero affari con i non ebrei, non pensi?