
Dieci anni fa iniziava la guerra in Afghanistan. Cinque anni fa veniva assassinata con quattro colpi di pistola Anna Politkovskaja (la ricordano anche i colleghi di TvBlog, con un estratto di una puntata di Report).
La Politkovskaja era una giornalista russa, attivista per i diritti umani, molto nota per essersi opposta duramente al conflitto ceceno e per la sua contrapposizione al regime di Vladimir Putin. Il suo omicidio del 7 ottobre 2006 è ancora senza colpevoli, senza che sia stata data un’identità all’esecutore materiale o al mandante (e al processo gli imputati sono stati tutti assolti).
Il lavoro della Politkovskaja fu di fondamentale importanza per avere uno sguardo altro sulla guerra in Cecenia e su Vladimir Putin: coniugò il suo lavoro di giornalista con l’impegno civile e le battaglie, come detto, per i diritti umani. Per questo fu spesso minacciata di morte. Rimane storica e da scolpire nella memoria la sua denuncia a Vienna, durante una conferenza di Reporter Senza Frontiere, quando dichiarò, come in una specie di testamento ex ante:
Certe volte, le persone pagano con la vita il fatto di dire ad alta voce ciò che pensano. Infatti, una persona può perfino essere uccisa semplicemente per avermi dato una informazione. Non sono la sola ad essere in pericolo e ho esempi che lo possono provare.
In Italia, oltre a ricordarla per il suo lavoro, per il suo impegno, per l’esempio e l’ispirazione che la sua storia dovrebbe dare ai giornalisti di tutto il mondo, non possiamo dimenticare una delle sortite all’estero più di cattivo gusto del premier Silvio Berlusconi che, ospite di Vladimir Putin (da molti sospettato come mandante dell’omicidio della giornalista, pur senza prove), nel 2008, fece un gesto come per puntare un mitra verso una giornalista “rea” di aver fatto una domanda scomoda a Putin. Una boutade, certo. Anche oggi, frattanto, Berlusconi è ospite di Putin: è il compleanno dell’amico russo. Ricorderanno insieme la giornalista assassinata?
D.i.o.
07 ott 2011 - 18:01 - #1certo, lo ricorderanno con il gesto della mitraglietta che Berlusconi fece in conferenza stampa…..
Che bella copia, l’assassino ed il cret…
Up
07 ott 2011 - 18:31 - #2Se fosse per Blonde non la ricorderebbero di certo.Il simbolo della vera giornalista uccisa solo per aver mostrato la VERITA’
Tony rizzo
07 ott 2011 - 18:55 - #3Mentre l’Italia affonda il vecchio porco va a festeggiare col suo amichetto putin.
Il mandante morale della morte della giornalista russa e il mafioso di arcore festeggieranno a patonza: che ribrezzo mi fanno questi assieme ai tanti supporter
nchomsky
07 ott 2011 - 19:21 - #4Putin non può nominarla in presenza del Berluska, altrimenti al nano iniziano a girare pensando alle molte opzioni in più di cui gode l’amico riguardo a come risolvere i problemi.
nchomsky
01 nov 2011 - 10:39 - #5Brigate Costituzione
di Marco Travaglio
Sono amico di Ingroia e me ne vanto. Avrei voluto
esserlo anche del suo maestro, Borsellino:
purtroppo non ho fatto in tempo e invidio molto i
colleghi che quel tempo l’hanno avuto. Da
Ingroia non ho mai avuto una notizia in anteprima. E
dire che mi avrebbe fatto comodo. Ma quelli che
passano notizie sono pessimi magistrati, di cui mai
diventerei amico. Culturalmente, Antonio è un
progressista e io un conservatore. Ma ci incontriamo sui
valori della Costituzione, che non è né di destra né di
sinistra: è di tutti. Perciò Antonio andava d’a c c o rd i s s i m o
con Borsellino, che da ragazzo era nel Fronte della
Gioventù e i colleghi burloni lo salutavano
romanamente. Ogni anno, a Palermo, i giovani ex-An
ricordano Borsellino perché era “di destra”. Ma nessuno
s’è mai sognato di accusarlo di non essere imparziale: di
fronte a un mafioso non si domandava se fosse di
sinistra o di destra, lo indagava e basta. Esattamente
come fa Ingroia, che negli ultimi mesi s’è imbattuto
nelle trattative fra Stato e mafia fra il 1992 e il ’94 sotto
governi di centrosinistra (Amato e Ciampi) sia di
centrodestra (B.). E ha interrogato esponenti di
centrosinistra (Scalfaro, Mancino, Amato, Conso,
Ciampi, Martelli) e di centrodestra (Dell’Utri e altri).
L’altro giorno Ingroia ha accolto l’invito a parlare di lotta
alla mafia al congresso del Pdci, così come aveva fatto in
convegni e feste di Fli, Idv, Sel, Pd. Anche Borsellino
andava alle Feste dell’Unità come a quelle del Secolo
d’Italia, quando l’antimafia non era né di destra né di
sinistra: era di tutti. Ora che governa l’amico di
Mangano e Dell’Utri, i pm antimafia vengono invitati
solo dai partiti di opposizione (e nemmeno tutti: alla
convention di Renzi l’antimafia non era proprio
prevista). Dovrebbero rifiutare solo perché il Pdl non li
invita? È quel che sostiene il fronte trasversale che va dal
Giornale al Corr iere, dal Pdl all’Anm. Sallusti, poveretto,
scrive che “Ingroia andrebbe allontanato subito dalla
ma gistratura”; “qualsiasi elettore del centrodestra che
capitasse in una sua inchiesta dovrebbe ricusarlo per
dichiarata imparzialità” (voleva dire “parzialità”, ma va
scusato: non sa mai quel che dice); e “tutto il suo lavoro
passato andrebbe rivisto alla luce di questa ammissione,
a partire dall’accanimento che ha portato alla condanna
a 7 anni in secondo grado di Dell’Utr i”. Forse Sallusti
pensa che Dell’Utri l’abbia condannato Ingroia: non sa
che l’han condannato tre giudici di tribunale e tre di
appello. Ma soprattutto: quale sarebbe l’“ammissione”
che lo renderebbe parziale (o, per dirla col povero
Sallusti, imparziale)? Questa frase, pronunciata alle
assise del Pdci: “Un magistrato dev’essere imparziale
quando esercita le sue funzioni. Ma, fra chi difende la
Costituzione su cui ho giurato e chi cerca di violarla,
violentarla e stravolgerla, io so da che parte stare: mi
sento un partigiano della Costituzione”. Beh, che c’è di
strano? Solo i magistrati-partigiani della Costituzione
sono imparziali, considerando (art. 3) “tutti i cittadini
uguali davanti alla legge”. Ma i tartufi dell’Anm
raccomandano “particolare prudenza nell’espr imere
valutazioni di carattere generale sulla politica del
Pa e s e ”. Come se dirsi fedeli alla Costituzione fosse fare
politica. La Palma d’Oro della critica più demenziale
spetta però al Corr iere, che parla di “toni sbagliati”
(questione di decibel?) e invita Ingroia a “evitare di
esporsi alle critiche”. Oh bella. Ma, per non esporsi alle
critiche, i pm dovrebbero evitare certe indagini, non
certi toni. Il pm Alfredo Robledo ha appena chiesto i
danni a B. che l’aveva accusato di “tramare infamità” e
di essere “indegno”. Eppure non ha mai partecipato a
raduni di partito. In compenso è uno dei pm che hanno
scoperto lo scandalo Mills. Se si fosse girato dall’a l t ra
parte, gli avrebbero lasciato fare tutti i raduni che
voleva. I magistrati vengono attaccati non per quello
che dicono, ma per quello che fanno.
nchomsky
01 nov 2011 - 10:43 - #6Cosa c’è nel frigorifero di Matteo Renzi? Le
canzoni già sentite, ma che suonano sempre
bene (La sinistra troppo conservatrice.
Le pensioni che derubano i giovani per
garantire i vecchi. I tesori artistici da valorizzare.
La casta da ribaltare). Il cambiamento declamato
che non costa nulla (volti nuovi, rottamiamo i
dinosauri, viva il partito leggero). L’occupazio -
ne mediatica a tappeto (davanti a una finta libreria
o mentre chatta sull’iPad: profumo di focolare
e di modernità). L’occhio fisso in telecamera.
La faccia impostata sul tasto: ho 36 anni, sono
un bravo ragazzo e mi piacciono le cose che
piacciono a voi. Non un trascinatore di folle, ma
un tipo svelto a chiamare l’applauso facile (Ah se
non ci fosse stato Napolitano). Infine, a guardarlo
e a sentirlo, la sensazione netta che gli covi
dentro qualcosa come: io sono il Renzi e voi
no.
Niente di male, per carità. Sbagliato dargli del
berluschino. Senza essere ogni ora su giornali e
tv, non si fa molta strada nell’era della politica
compulsiva. Certi accorgimenti scenografici
(l’idea frigo è la politica che entra nelle case)
possono apparire ingenui, ma fanno titoli). E
non è colpa del sindaco di Firenze se al primo
impatto non risulta simpaticissimo. Potremmo
perdonargli perfino quella strana visita ad Arcore,
anche se per discutere dei problemi fiorentini
sarebbe stato più adatto Palazzo Chigi. Altro
lascia perplessi. Perché tra il vecchio e il nuovo
resta uno spazio troppo vuoto. Dire di no in
egual misura al berlusconismo e all’antiberlu -
sconismo significa gettare via nello stesso sacco
la peggiore anomalia politica che la Repubblica
abbia conosciuto assieme a chi non si è piegato
alla voce del padrone, a chi ne ha sofferto le conseguenze,
a chi si è battuto nelle piazze contro le
quotidiane prepotenze di un potere rapace e intimamente
fascista. No, caro Renzi, Minzolini e
Biagi non sono la stessa cosa. E citare Marchionne
come “motivatore rivoluzionario” dimenti -
cando ciò che in termini di sofferenza umana si è
consumato in questi anni a Mirafiori, Pomigliano,
Termini Imerese, significa rottamare il fine
stesso della politica: la vita delle persone. Tanti
sono i problemi che affliggono il Partito democratico,
ma finire nel limbo dell’indifferenza non
glielo auguriamo proprio.