La vicenda della clinica Santa Rita di Milano ha molti aspetti scandalosi, il primo dei quali riguarda senz’altro lo scarso rispetto dimostrato verso la vita dei pazienti che ci sono capitati dentro.
Si tratta di un caso di malasanità – di cui peraltro il ministero della Sanità ha dichiarato di non volersi occupare in quanto nessuno lo avrebbe richiesto – che dovrebbe anche far riflettere sulla incondizionata fiducia accordata alle cliniche private, quasi che ogni struttura non pubblica dovesse funzionare bene, a prescindere. Questo naturalmente non significa che l’assistenza sanitaria garantita dallo Stato sia impeccabile (anzi, andrebbe fatta funzionare molto meglio…) ma semplicemente che anche le strutture private andrebbero controllate e verificate, sia nei costi che nella qualità delle prestazioni che forniscono.
Su questo argomento sono piuttosto interessanti gli articoli usciti sabato sul Corriere della Sera e oggi su La Stampa (non cito Repubblica così nessuno lettore si adombra..).
Il Corrierone ci dice che “Nessuno escluso, nemmeno i neonati. L’anno scorso ogni italiano ha accumulato senza saperlo un piccolo debito. Non le rate della macchina o il mutuo da pagare. Ma la spartizione, alla maniera di Trilussa, del disavanzo della Sanità pubblica: 54 euro a persona solo nel 2007 per un totale di 3 miliardi e 169 milioni. È una delle spese più importanti del bilancio dello Stato perché mette a disposizione le risorse necessarie per garantire la salute dei cittadini. […] I due elementi che pesano di più sono questi due: spesa per farmaci e numero di posti letto per abitante. Sempre secondo l’ultimo rapporto dell’Isae, la spesa per l’acquisto di beni e servizi, circa un terzo sono medicine, è cresciuta a livello nazionale di quasi il 10 per cento nell’ultimo anno. Sembra un fenomeno inarrestabile. E coinvolge tutti: sia le Regioni virtuose come le Marche sia quelle messe peggio come il Lazio. Il numero dei posti letto, invece, è un indicatore più fedele dell’equilibrio economico. Più alto nelle Regioni in deficit, più basso in quelle in avanzo. […]
Un altro criterio possibile per capire perché c’è chi spende troppo è il numero di posti letto nelle cliniche convenzionate con il Servizio sanitario nazionale. Strutture private, conto pagato dallo Stato. Non è forse un caso se la Regione con il buco di bilancio più profondo, il Lazio, è anche quella con il più vasto parco cliniche d’Italia: ogni mille abitanti 1,7 posti letto contro una media nazionale di 0,9. Un terzo dei posti letto disponibili in tutta la regione è proprio nelle strutture private convenzionate. Un rapporto senza pari in tutta Europa. Ed è inevitabile pensare ad Alberto Sordi, al suo dottor Guido Tersilli che, una volta fatta carriera, proprio a Roma era diventato «primario della clinica Villa Celeste convenzionata con le mutue». Anche la Campania è sopra la media nazionale con 1,1. Mentre Regioni con i bilanci in ordine come il Veneto o l’Umbria sono molto meno generose quando devono accreditare le strutture private: 0,3 posti letto ogni mille abitanti”.
Sul quotidiano di Torino, Chiara Beria di Argentine spiega il “Modello lumbard, modello che ha visto il grande assalto dei manager con tessera di partito (44 su 47 del Pdl) ai vertici delle Asl e degli ospedali lombardi (ma Formigoni ha sempre difeso queste nomine). Sta di fatto che mentre i grandi e ormai vetusti ospedali milanesi, a cominciare dal Policlinico, si avviavano per mancanza di mezzi a un lento declino, in città negli ultimi anni è stato tutto un fiorire di cliniche e istituti privati (40) convenzionati con il sistema pubblico. Così, nella stessa Milano dove, secondo l’accusa, Domenica e le altre donne subivano tanto dolore e inutili mutilazioni pur di far entrare più denaro nella cassa della clinica e dei medici, migliaia di donne arrivano da tutta Italia per farsi curare all’Ieo di Umberto Veronesi, il prof che ha inventato tecniche meno devastanti e rispettose anche della vita sessuale delle malate. Infatti accanto a poli, pubblici o privati, di assoluta eccellenza - oltre allo Ieo, l’Istituto dei Tumori, la cardiochirurgia al Niguarda, la pediatria al San Paolo, la broncopneumologia all’Humanitas, il San Raffaele per i malati di diabete, gli ospedali San Donato e Galeazzi del nuovo re della sanità, Giuseppe Rotelli, il reparto malattie infettive al Sacco del professor Moroni - è fiorita, fuori da ogni serio controllo, una vera galassia di cliniche ad alto rendimento e gran rischio. «In altre città lombarde, da Bergamo a Brescia, funzionano ottimi ospedali pubblici. A Milano, invece, c’è un business della sanità pazzesco», sostiene Andrea Gori, 44 anni, per 15 anni con Moroni, ora direttore dell’Unità operativa delle malattie infettive all’ospedale San Gerardo di Monza. In principio finirono nel mirino dei magistrati le cliniche di Antonino Ligresti, poi fu la volta dello scandalo rimborsi di Poggi Longostrevi. L’urologo di gran famiglia di medici Edoardo Austoni impiantava protesi su raccomandazione ai suoi pazienti impotenti; persino un medico-ministro, Girolamo Sirchia, è stato condannato per aver ricevuto tangenti da aziende fornitrici del Policlinico. Dai rimborsi del centro per la cura del sonno del San Raffaele a quelli gonfiati dai preti della clinica San Carlo, le inchieste della Procura ormai si sprecano. Ma chi controlla questo mercato miliardario per evitare che si arrivi addirittura ai 90 casi della clinica Santa Rita? Le Asl verificano, a campione, solo il 5 per cento delle cartelle cliniche. E, poi, c’è chi ancora si lamenta della supplenza della magistratura”.
Foto: mamilia

darioL
10 giu 2008 - 16:40 - #1cosa dovrebbe fregargli al governo visto che (sono ripetitivo :D ) tra i ministri c’è anche Fitto, uno che [è accusato di aver girato] i soldi alle cliniche private previa emissione di mazzette?
roberto celani
10 giu 2008 - 16:58 - #2Attenti perchè il dipendente publico Brunetta con la bozza di riforma della P.A. punta apertamente proprio alla progressiva privatizzazione di settori quali la sanità e la previdenza sociale, mediante la trasfornazione in SpA di enti pubblici ed ospedali.
E tutto ciò è totalmente oscurato dal “battage” pubblicitario sulla presunta guerra ai fannulloni.
Che si smetta una buona volta di ragionare di salute, vecchiaia e scuola solo in temini di costi.
Il ruolo della funzione pubblica in questi settori è determinante per il mantenimento di una democrazia minima.
ice
10 giu 2008 - 17:10 - #3@ #2
ti quoto in pieno
a forza di vivere in un paese di pecoroni ipnotizzati dalla tv….stavo cominciando a credere che anche io avessi guardato troppi x-files…. ;P
BASTA con la convinzione PRIVATO=EFFICIENTE
IO HO PAURA
per il progetto della Gelmini di licenziare 7.000 prof dalla scuola pubblica cosi avremo nuove generazioni di Homer SImpson plagiati dalla TV……
per la sanitàe penso al documentario di Moore sulla sanità USA…PRIVATA anche li privatizzata dopo campagne mediatiche contro l’inefficienza del pubblico e le eccellenze delle cliniche private…
pensionie mi vengono in mente le migliaia di famiglie USA destinate alla miseria per lo scandalo ENron (mirabilmente occultato dall 11settembre…..non si sa come mai con tutti i caccia americani che hanno tempo di tranciare le nostre funivie…ma non di seguire un aereo fuori rotta su ashinton o NY)
prot
10 giu 2008 - 17:11 - #4andro molto OT e me ne scuso
ma ho appena letto i costi della Regione Sicilia, ci sono anche quelli relativi alla sanità (rientro un po’ in tema), sappiate che la Regione Sicilia ha il maggior numero di dipendenti e i deputati sono equiparati a quelli nazionale (stipendio!!)…
è una regione a statuto speciale ^^:
I conti in tasca alla Regione
dai due milioni all’anno per i francobolli al miliardo di euro per gli stipendi dei 20.000 dipendenti, quasi l’80% del bilancio serve a far sopravvivere gli stessi apparati istituzionali.
Pochissimi gli investimenti, frenati da burocrazia e racket, l’assessorato all’Agricoltura il più costoso
PALERMO - Quasi due milioni di euro l’anno spesi in francobolli, un milione per le consulenze esterne, 20 milioni per consumi elettrici e telefono, un miliardo per gli stipendi di ventimila dipendenti e 7,5 miliardi per le spese sanitarie, di cui oltre la metà vanno alle mastodontiche Asl.
Quasi l’80% del bilancio della Regione serve a far sopravvivere gli stessi apparati regionali.
Il resto dovrebbe essere destinato a investimenti ma rimane incagliato nei meandri della burocrazia a danno delle imprese, sempre più restie a investire in un’Isola senza servizi a afflitta da mafia e racket delle estorsioni.
Si potrebbe risparmiare molto “tagliando commissioni clientelari e contributi nepotistici senza intaccare i già scarsi servizi essenziali per i cittadini”.
Volendo fare una graduatoria degli assessorati più “costosi”, l’Agricoltura segna il record.
A cominciare dal pagamento degli stipendi (167.355.303,80 euro), passando per gli straordinari (12.696.796,80 euro) e le missioni del personale (2,2 milioni di euro).
Bonus record per i dirigenti dell’assessorato al Bilancio, che hanno percepito un extra pari a 16.590,85 euro.
La Regione spende per utenze, servizi ausiliari e spese di pulizia quasi 19 milioni di euro all’anno e quasi due milioni per i servizi postali.
La caccia al risparmio passa anche per i conti legati alla lotta alla mafia.
Il capitolo dedicato a contributi e associazioni, fondazioni e centri studi impegnati nella lotta alla mafia mette a segno una spesa pari a 400 mila euro, con un risparmio rispetto allo stanziamento iniziale pari a 245 mila euro.
Stessa sorte per i contributi alle vittime di mafia. Spesi 10 mila euro a fronte di uno stanziamento complessivo di 440 mila.
Tra i costi eccellenti, i quasi 50 milioni del dipartimento di formazione; i 147 milioni del dipartimento regionale delle Foreste e i quasi 4 miliardi di euro spesi per finanziare le spese correnti di aziende del settore sanitario e Ausl.
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piu’ che un post si poteva fare un articolo a riguardo…
ahbeh
10 giu 2008 - 18:25 - #5…beh già il fatto che cliniche e scuole private (ossia aziende private) siano sovvenzionate dalla stato già di per se è assolutamente anditedomocratico , visto che si tratta di un servizio richiesto da un numero limitato di cittadini , pagato da tutti gli italiani. La salute e l’istruzione sono due valori troppo importanti per cadere nella logica di profitto..vabè queste dovrebbero essere nozioni basilari..anche il doverlo ribadire, fa una strana sensazione. Ma così va..Ci sono milioni di italiani che hanno mandato al governo un pregiudicato affarista , pensando che migliorerà le sorti del paese..non ci si stupisce più di niente
darioL
11 giu 2008 - 00:10 - #6grazie ai Mod per la precisazione sul mio primo messaggio ;D
Fitto rimane però un soggetto “segnalato” il cui culetto è stato salvato dall’interrogazione parlamentare sul suo arresto