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Veritometro: Der Spiegel, il debito pubblico italiano e l'introduzione dell'Euro

Pubblicato: 21 ott 2011 da Giulio Mattioli

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“”Il comportamento degli italiani non è migliorato con l’introduzione dell’Euro. Al contrario, l’Italia decise che se non poteva più stampare moneta, la migliore soluzione sarebbe stata indebitarsi ancora di più’


Der Spiegel, 19 Ottobre 2011

Scoprite perchè dopo il salto

Non mi è ben chiara la ragione ma la qualità degli articoli sull’Italia del famosissimo settimanale tedesco “Der Spiegel” sta peggiorando drammaticamente negli ultimi mesi - in my humble opinion.

Prendiamo il più recente: già il titolo, ispirato a Ricky Martin (Living ‘La Vita Bella’ - Italians Leave Fears of Debt Crisis to Others) non promette nulla di buono. Le tesi centrali dell’articolo, poi, sono piuttosto strampalate.

Tesi n°1: sono i comuni italiani (Firenze, Siena, ecc.) che nel Rinascimento hanno inventato le banche e tutti gli strumenti finanziari e di indebitamento moderni. Per questo motivo, la propensione al debito è una caratteristica di lungo periodo degli italiani e delle loro istituzioni, che continua fino ad oggi.

Tesi n° 2: (testualmente) “E’ difficile trovare qualcuno in Italia che sia seriamente preoccupato per lo stato delle finanze del paese”.

Fin qui si tratta di analisi certamente discutibili (e secondo me sbagliatissime) ma legittime. Peccato che l’autore, nello sforzo di illustrare questa cronica e atavica propensione degli italiani al debito, finisca per incorrere in vere e proprie inesattezze, come quando afferma che:

“Il comportamento degli italiani non è migliorato con l’introduzione dell’Euro. Al contrario, l’Italia decise che se non poteva più stampare moneta, la migliore soluzione sarebbe stata indebitarsi ancora di più

Un grafico pubblicato recentemente da lavoce.info, che illustra l’andamento del rapporto debito/pil dagli anni ‘60 ad oggi, ci aiuta a smentire questa affermazione:


L’introduzione dell’Euro si svolge progressivamente nel periodo compreso tra il Trattato di Maastricht (1992), il passaggio di poteri alla BCE (1998) e la vera e propria entrata in circolazione della nuova moneta (2002). Osservando il grafico si può constatare che questo è esattamente il momento in cui il rapporto debito/Pil raggiunge il suo massimo e comincia a declinare.

L’aumento più recente è quasi per intero attribuibile al crollo del PIL legato alla crisi che, diminuendo il denominatore porta ad un aumento del rapporto debito-ricchezza del paese.

Insomma sembra proprio che le cose siano andate al contrario di quanto descritto dallo Spiegel: con l’introduzione dell’Euro, l’Italia ha stabilizzato (con alcune oscillazioni) il suo debito - che però aveva già raggiunto, nel periodo 1960-1990, livelli elevatissimi.

Il punto non è difendere o meno il comportamento dei governi italiani che questo debito hanno prima creato e poi gestito. Si tratta piuttosto di difendere una regola del giornalismo: mai piegare i fatti alle tue tesi. La pena? Il veritometro di polisblog.

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2 commenti

Commenti dei lettori

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  • Profilo di caligola

    caligola

    21 ott 2011 - 13:59 - #1
    1 punto
    Up Down

    Già chi fa un articolo basato su “luoghi comuni” quali che qui nessuno si preoccupa o che siccome siamo gli inventori delle banche ci indebitiamo, lascia adito a dubbi sull professionalità del giornalista.
    Non sono fatti scientifici, non c’è nessuna correlazione causa-effetto tra l’essere inventori delle banche e usarle, e tantomeno c’è una indagine statistica dietro al fatto che “nessuno si preoccupa”. Affermazioni a caso, senza nessuna valenza. Con lo stesso assurdo metro potrei dire che tutti i tedeschi sono nazisti visto che il nazismo è nato da loro, oppure che tutti i tedeschi sono ubriaconi, ecc ecc…
    che poi la nostra situazione sia grave e la nostra politica faccia schifo, siamo d’accordo. Vogliamo aggiungere che “ogni popolo ha la classe politica che si merita?”. Discutibile, ma quantomeno non è un’affermazione a casaccio.

  • Profilo di pigi

    pigi

    21 ott 2011 - 14:25 - #2
    0 punti
    Up Down

    Che siamo entrati nell’euro con troppa superficialità credo sia indubitabile.
    Adottando una moneta esterna certi comportamenti, prima consentiti, con l’euro creano guai a non finire.
    E’ vero che avevamo abolito la scala mobile, ma sono ancora presenti tanti meccanismi automatici di incremento di salari che sono incompatibili con una moneta manovrata con teutonica rigidezza.
    Maestri, professori, magistrati, diplomatici, forze armate e sicuramente altri, vedono lo stipendio crescere unicamente con l’anzianità, senza alcun rapporto con la produttività.
    In caso di crescita bassa o zero, se queste retribuzioni aumentano, i soldi vanno tolti a qualcuno o qualcos’altro, come le opere pubbliche.
    Cosa credevano, coloro che hanno fatto che l’Italia facesse parte dell’euro, che questi meccanismi sparissero da soli? Non spariscono perché sono stabiliti dalle leggi, e siccome queste leggi non le hanno modificate, ce le troviamo ancora tra i piedi.
    La Grecia non è altro che un’Italia ancora più sconsiderata.