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Perché i sondaggi sbagliano? (Terza parte)

Pubblicato: 12 giu 2008 da marco

Terza parte della serie di post dedicati ad analizzare gli errori dei sondaggi politico-elettorali a partire dalle riflessioni emerse nel convegno “Statistica e previsioni elettorali: uno sguardo ai numeri 2008” con presenti Renato Mannhaimer e Nando Pagnoncelli.

Abbiamo già proposto delle riflessioni sul perché spesso i sondaggi non sempre trovano conferma negli esiti ufficiali. Cerchiamo ora di guardare maggiormente ad alcuni aspetti che possiamo definire più tecnici e che possono aiutare a capire il perché, anche quando le inchieste vengono effettuate rigorosamente, e non sempre questo avviene, i risultati possono comunque subire delle distorsioni.

Il primo punto riguarda la formazione del campione e in particolare quello che viene chiamato l’errore di copertura Nel nostro caso infatti è possibile che vengano esclusi soggetti dal campione che in realtà fanno parte della popolazione di riferimento.
Ciò può essere dovuto o a uno sottostima di questa categoria di soggetti o a un fenomeno che può essere definito di autoselezione del campione.

Quest’ultimo problema è tipico dei sondaggi politici che prevalentemente vengono effettuati per via telefonica. Infatti questa tecnica porta a sottostimare alcune categorie della popolazione, come ad esempio chi non ha un telefono fisso o chi per lavoro è spesso fuori casa, e a sovrastimarne altre.

Un secondo aspetto problematico riguarda il fenomeno della reticenza, ovvero la tendenza a non dichiarare la propria appartenenza politica o le proprie intenzioni di voto. Questo problema rientrerebbe nei margini di errore accettabile se riguardasse uniformemente il campione ma purtroppo tende a concentrarsi in alcune categorie sociali (es. anziani e donne) che a loro volta hanno maggior propensione al voto per alcuni partiti. Questo porta ad una sottostima dei risultati di questi ultimi a favore di altri. Un particolare aspetto del fenomeno della reticenza è quello che viene chiamato il voto nascosto, ovvero quello di chi dichiara un voto più moderato mentre poi in cabina elettorale si sposta molto più verso gli estremi. Caso tipico è quello del francese degli elettori di Le Pen, ma riguarda anche il nostro paese in particolare con la Lega Nord che in tutti i sondaggi è sempre stata sottostimata di almeno 2/3 punti.

Un ultimo aspetto riguarda la reale indecisione degli elettori, di cui abbiamo in parte già trattato, per cui si calcola che circa un 30% degli elettori decidano come comportarsi nelle ore o nei minuti immediatamente precedenti il voto rendendo quindi difficili previsioni puntali.

Foto: urbisnauta

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