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Il Senato approva il Maxiemendamento e il ddl stabilità

Pubblicato: 11 nov 2011 da Alberto Puliafito

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Senato della Repubblica

Il Senato, riunito in assemblea l’11 novembre 2011, dopo aver salutato il neo-senatore a vita Mario Monti, al suo primo giorno in aula, e dopo una discussione brevissima, ai limiti del surreale, ha approvato il maxiemendamento alla legge di stabilità e l’intero Ddl.

L’approvazione è avvenuta con 156 voti favorevoli, 12 voti contrari e 1 astenuto. I senatori del Pd e del Terzo Polo sono rimasti in aula ma non hanno partecipato al voto: al Senato, lo ricordiamo, l’astensione (diversa dalla non partecipazione al voto) equivale al voto contrario.

In questo modo, di fatto, Pd e Fli hanno consentito l’approvazione del maxiemendamento, posta come condizione necessaria (e sufficiente?) per le dimissioni di Silvio Berlusconi da premier.

Il Sottosegretario all’Economia, Antonio Gentile, in un clima apocalittico in cui, per paura di non si sa bene cosa, il maxiemendamento e il ddl devono passare entro sabato, ha ritenuto di dover precisare che

«Non c’è stata alcuna ingerenza esterna. Il Senato in commissione Bilancio ha approvato i provvedimenti di concerto con Schifani su sollecitazione del presidente della Repubblica e del ministro Tremonti: non c’è stata nessuna ingerenza esterna. L’iter del maxiemendamento era iniziato prima dell’arrivo degli ispettori in Italia.»

In effetti, di questi tempi, è bene precisare. Perché di ingerenze esterne ce ne sono anche troppe. E l’Italia, per quanto politica e media mainstream non lo vogliano ammettere, sta andando verso un doppio commissariamento: oltre agli ispettori esterni, ci troveremo, a breve, un Governo imposto dall’Unione Europea. Alla faccia della rappresentanza democratica.

Ora la discussione passa alla Camera.

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1 commento

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  • Profilo di ventoacqua

    ventoacqua

    11 nov 2011 - 16:06 - #1
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    “Monti ha appena detto che bisogna lottare contro i privilegi, e che vanno ridotti i costi della politica, ma il benvenuto che gli si dà è di segno assolutamente opposto a questo sentimento.

    È la “legge mancia”. Ovvero nuovi soldi in arrivo per i parlamentari - 150 milioni - per adornare i loro collegi elettorali e farsi belli nei borghi natii davanti ai concittadini. Lo prevede il nuovo emendamento al ddl stabilità, che è stato presentato dal relatore Massimo Garavaglia. Un senatore leghista. Il primo paradosso, anzi il secondo dopo lo strano benvenuto al professor Monti, è proprio questo: la Lega che s’atteggia a partito virtuoso e paladino dell’anti-casta si rivela ancora una volta il più castale di tutti. Mentre il Pd sulla legge mancia, che rifinanzia una norma già esistente, s’è astenuto in commissione a Palazzo Madama, l’Udc non ha partecipato al voto e l’Idv s’è schierata contro.”