Il nuovo governo Monti, in queste ore alla Camera per la fiducia, non è “la sospensione della democrazia” (Silvio Berlusconi), né tanto meno “la fine della democrazia” (Umberto Bossi). Caso mai mette fine a un governo inetto, diviso, impresentabile, è l’ultima chance dell’Italia per uscire dal buco nero e tornare ad essere credibile consentendo ai partiti di riflettere su se stessi ed essere ridondati.
Ma non pare proprio una strada facile da percorrere. Bersani grida il pieno consenso del Pd al governo evocando fra le priorità la riforma elettorale, e Monti tace (e il referendum?). Berlusconi brandisce il potere di veto del Pdl capace di staccare la spina del nuovo esecutivo quando vuole evocando la riforma della giustizia con il ko delle intercettazioni, e Monti tace.
Gli esempi sui nodi importanti da sciogliere sono noti e tanti e tali da non dare nulla per scontato sulle reali possibilità di Monti di fare le riforme “strutturali” e sulla sua reale capacità di tenuta. Al di là delle dichiarazioni di facciata, per lo più ottimistiche, la convinzione prevalente è che Monti serve all’Italia per “ripulirsi la faccia”, rassicurando i mercati con poche e significative modifiche per evitare il default.
Un governo di emergenza, senza svolte “rivoluzionarie”, con la missione del traghettatore a (breve) tempo, per poi tornare alle urne nella primavera del 2013. Insomma, il fallimento di Berlusconi e della politica in generale non può privare gli italiani di esercitare il loro diritto di voto per eleggere democraticamente i propri legittimi rappresentanti alle Camere, da cui far scaturire il governo.
Monti è un passaggio senza il quale l’Italia avrebbe rischiato grosso, non solo economicamente. Ma quella del governo Monti è una maggioranza atipica (quasi tipo Badoglio e Dini), non formata direttamente da una coalizione politica. Pdl, Pd, Udc, Idv fanno parte della maggioranza in senso parlamentare ma non politico: non ci sarà un tavolo di regia in cui si siederanno tutti insieme, da Berlusconi a Bersani, passando per Casini, Fini, Cicchitto, Gasparri, Di Pietro ecc.
Saranno le commissioni parlamentari a raccordare il tutto e il parlamento a confrontarsi e a decidere sulle scelte indicate dal governo. Ogni partito deciderà per proprio conto e le conseguenze si vedranno in Parlamento. Sarà soprattutto la leadership di Monti, con la regia e il peso determinante del capo dello Stato, a tenere banco o a farlo saltare.
La faccia pulita di Monti è fuori discussione, e non è poco. Ma basta?
D.i.o.
18 nov 2011 - 13:37 - #1Lo speriamo, non possiamo far altro.
Monti farà le leggi, i partiti decideranno se approvarle o meno.
Se non le approveranno e Monti metterà la fiducia allora vedremo: chi farà saltare il governo si prenderà la responsabilità di fare la campagna elettorale spiegando agli italiani perché i loro bond sono diventati carta igenica e agli imprenditori perché le loro aziende valgono meno di niente…
Insomma, c’è un sottile ricatto: chi toglie la spina a questo governo verrà pesantemente punito in campagna elettorale in quanto di fatto artefice del default della nazione.
fa-22-raptor
18 nov 2011 - 14:38 - #2sarà già battaglia su ICI e patrimoniale, visto che il PDL non approverà mai delle nuove tasse…a pensarci bene non approverà niente se non le ridicolate scritte nella “lettera d’intenti”…
sinceramente la vedo molto buia, sarà difficile fare dei decreti, figuriamoci delle riforme strutturali…
generazioneprecaria
18 nov 2011 - 15:58 - #3Quegli attimi, tanto veloci quanto intensi, immediatamente successivi alle dimissioni dell’ormai ex Presidente del Consiglio, sembrano ormai distanti, a tal punto da smarrirsi nella memoria della storia contemporanea italiana…
http://generazioneprecaria.wordpress.com/2011/11/17/tecnicamente-dubbioso/
GustavoLaMorte
18 nov 2011 - 17:26 - #4Che strano, gli italiani proprietari di case saranno così contenti di essere di nuovo tassati?
Oggi Corriere sondaggiava un 66% di contrari al ritorno dell’ICI.
Come la mettiamo, Monti fa il lavoro sporco per il PD e anche il PDL lascia fare?
Bella roba.
pigi
18 nov 2011 - 18:14 - #5Nessuno è contento di essere tassato, logico. Come nessuno è contento di pagare il condominio, tutti vorrebbero andare in pensione da giovani e tutti vorrebbero l’energia elettrica gratis.
Tutto sta a pagare ciò che serve e ciò di cui si usufruisce. Una imposta su tutte le case contribuisce a pagare servizi comuni esterni all’abitazione, prime o seconde che siano. Anzi, la prima dovrebbe pagare di pù perché abitata e quindi utilizza di più i servizi comunali.
Non si capisce poi perché il PDL si sia infilato in questa diatriba senza senso.
Le automobili pagano la tassa di circolazione, che spesso è più alta dell’ICI. E nessuno dice niente.
Pigi Parassita
18 nov 2011 - 19:09 - #6Scommetto che sei uno pagato con i soldi dei contribuenti, iscritto alla cgil, con tutti i privilegi del caso.
VAI A LAVORARE LA TERRA ,IMBOSCATO NULLAFACENTE, NO DIMENTICARE LA ZAPPA!!!