Continua la serie di post “Federalismo italiano, dubbi tedeschi”, che riporta le considerazioni del giornalista tedesco Sebastian Kretz sull’ipotesi di una riforma federale del nostro paese, caldeggiata, com’è noto, dalla Lega Nord. Dopo aver visto che il federalismo non è necessariamente un bene, oggi guardiamo più da vicino il caso tedesco.
I federalisti italiani da una parte lottano per il massimo dell’autonomia, che intendono ottenere attraverso quello che chiamano “federalismo fiscale”. Dall’altra spesso citano il sistema federale tedesco come un modello per l’Italia di domani. A ben vedere, però, queste due idee sono diametralmente opposte.
Innanzitutto, il federalismo fiscale non consiste soltanto nella restituzione del gettito fiscale alle regioni. Tutte le federazioni infatti, anche quelle più fortemente regionalizzate come la Svizzera o gli USA, si sono scrupolosamente dotate di sistemi per conseguire un equilibrio finanziario tra le regioni. Oltre a questo, più soldi significano anche più responsabilità: una completa federalizzazione del fisco deve infatti essere accompagnata da un’ampia redistribuzione delle competenze. E questo richiede lunghe ed estenuanti negoziazioni, come provano le recenti riforme in Germania, Svizzera e Austria. Inoltre solitamente un sistema federale prevede un’adeguata rappresentanza delle regioni al livello nazionale. Esistono diversi modelli per questo, ma nessuno di essi assomiglia neanche lontanamente al Senato italiano attuale. Perciò, se si vuole davvero realizzare il federalismo fiscale in Italia, si dovrà mettere mano all’intero sistema istituzionale del paese.
In secondo luogo la Germania – spesso citata come modello – pratica l’esatto opposto di quello che i leghisti chiamano “federalismo fiscale”. Quello tedesco è infatti un sistema federale molto integrato, in cui quasi tutte le risorse e le decisioni sono concentrate al livello nazionale. La costituzione si impegna infatti a “mantenere l’uniformità delle condizioni di vita nel territorio federale” e regola la distribuzione delle tre principali imposte (corrispondenti alle italiane Irpef, Ires e Iva). I Länder non sono dotati dell’autonomia necessaria per cambiare il livello delle imposte. E una volta che questo denaro è stato allocato, entra in gioco un sistema di redistribuzione tra i Länder, anch’esso ancorato alla costituzione, che innalza la quota di gettito fiscale delle regioni più povere fino al 95% della media – il tutto alle spese delle regioni più ricche. Questo è il federalismo fiscale alla tedesca, e l’Italia non ha bisogno della Lega Nord per realizzarlo.
In terzo luogo, le altre caratteristiche che solitamente accompagnano il federalismo fiscale – la distribuzione delle competenze e la rappresentanza nazionale – sono anch’esse fortemente integrate in Germania, e non corrispondono alle richieste della Lega Nord. Alcune delle poche competenze propriamente devolute ai Länder, come l’istruzione superiore e le infrastrutture regionali, sono state volontariamente trasferite a “missioni comuni” cogestite da Länder e federazione. Le poche competenze che restano sono solitamente armonizzate dalle conferenze dei Länder allo scopo di mantenere “l’uniformità delle condizioni di vita”.
In cambio della cessione di competenze al livello nazionale, i Länder si sono guadagnati il diritto di parola su praticamente ogni materia, che facesse parte delle loro competenze originali o meno,attraverso il Bundesrat. Questo “senato delle regioni” tedesco è composto dai governi dei Länder, e cambia perciò continuamente composizione a seguito delle frequenti elezioni regionali. Per questo, in assenza di una Grande Coalizione, la presenza di maggioranza diverse tra Bundestag e Bundesrat è una circostanza del tutto comune. E quando la competizione tra i partiti aumenta, la paralisi diventa probabile. E non si tratta di un’eccezione tedesca: lo stesso accade anche in molte altre federazioni, i cui sistemi politici sono ancora meno simili a quello italiano, e quindi molto meno raccomandabili come modello per una riforma.
Il federalismo e la devoluzione possono certamente essere mezzi per aumentare la dinamicità e l’efficacia di un sistema politico. Anche se nessun paese centralizzato è mai riuscito a trasformarsi in un sistema federale compiuto, potrebbe valere la pena di provarci lo stesso. La complessità del processo dovrebbe però essere considerata attentamente – una cosa che i leghisti sembrano ignorare. Inoltre, anche se decidessero di rimodellare l’Italia ad immagine e somiglianza di una Germania che è, come abbiamo visto, molto esposta al rischio di paralisi, commetterebbero un errore: finirebbero infatti per instaurare un sistema che non assegna molta autonomia alle sue regioni – esattamente il contrario di quello per cui stanno lottando.
Il post è stato scritto da Sebastian Kretz e tradotto ed adattato da Giulio Mattioli. L’autore è giornalista free-lance e scrive per il quotidiano nazionale tedesco “Die Tageszeitung”. Nella sua tesi di laurea si è occupato delle riforme federali in Germania, Svizzera e USA.
ice
16 giu 2008 - 11:11 - #1come mai dopo anni di opposizione anche i politici del PdL nelle regioni del sud si sono accorate al federalismo!?!?!
perchè avere il potere più vicino implica meno sforzi per corromperlo e controllarlo alla malavita
ricordo a tutti che chi entra nelle forze dell’ordine i primi 5 anni di servizio li fa in altre regioni, lontano dal luogo di residenza, proprio per evitare la penetrazione di interssi privati nel pubblico
mi sembra che in un momento di scandali insabbiati come questo (le pirepizie della nazionale e i mondiali di calcio hanno già tolto le prime pagine dei giornali all’emergenza rifiuti e ai disegni legge ad personam….)
questa di spingere sul federalismo sia una mossa che faccia gli interessi dei crimianli e non degli italiani….
..anche se da come ci si oppone all’uso delle intercettazione…pare proprio che la maggioranza degli italiani abbia la coscenza sporca…
Vercingetorige
16 giu 2008 - 14:47 - #2Beh è vero…ad oggi invece nn esiste la corruzione, la mafia è una favola per bambini piccoli, e il conflitto d’interessi è una parola inesistente nel vocabolario italiano…