Turchia, gli auguri del Subcomandante Insurgente Marcos

Il Subcomandante Insurgente Marcos, a capo della rivoluzione zapatista del Chiapas, nel sud-est del Messico, rompe un lungo silenzio e invia un messaggio di solidarietà ai manifestanti turchi.

Ricevere messaggi di solidarietà, quando la tensione è alta, quando la repressione è feroce, quando i tuoi diritti umani fondamentali vengono calpestati con regolarità dalle forze dell'ordine del tuo stesso paese, è sempre gradevole: allarga l'anima, la rinfocola di fiducia, di coraggio per continuare a lottare nonostante tutto, nonostante tutti. Ricevere un messaggio dal sudest messicano, dalla Selva Lacandona del Chiapas, firmato dal Subcomandante Insurgente Marcos, è però un'altra cosa: è la poesia che si trasforma in rivoluzione.

Il Subcomandante Marcos rompe così un silenzio lungo, da quando qualche mese fa è stato nominato un secondo Subcomandante Insurgente, Moisès: una catena di tradizioni della rivoluzione zapatista in Chiapas che si è rotta.

La figura del Subcomandante infatti, che non è comandante ma è un ruolo "superiore" agli altri comandanti, è quella di ispiratore, comunicatore, manifesto della rivoluzione dell'EZLN, che dal 1 febbraio del 1994, anzi dai primissimi anni '80, da voce ai senza voce del Messico, gli indios del Chiapas.

Il Subcomandante Marcos, vista la situazione in Turchia, ha inviato un messaggio di solidarietà ai manifestanti di Gezi Park e del paese tutto ma non solo: a tutti gli uomini e le donne del mondo, tutti i cittadini del mondo, che oggi guardano alla Turchia come lo specchio di una enorme crisi di identità collettiva: le migliaia di persone in maschera che lottano in Turchia sono arrivati, come un missile, anche sulle montagne del sudest del Messico, nella Selva dove il Subcomandante si nasconde, in maschera, anch'egli.

Oggi, vediamo che ci stiamo moltiplicando. Sentiamo che la gente in Turchia urla "Ya Basta!" e sono in rivolta per difendere il loro onore contro l'oppressiva sentenza del governo turco. La Grande Istanbul, capitale di grandi maestri nel corso della storia, è oggi la capitale della rivolta, ed è diventata la voce degli oppressi. Vediamo per le strade della grande Istanbul la capitale di donne, bambini, uomini, omosessuali, curdi, armeni, cristiani e musulmani. Quelli che sono stati umiliati, oppressi, ignorati per decenni dal loro governo ora dicono "siamo qui." Siamo entusiasti!

Poi, nelle sue solite, chiarissime, parole, El Sup spiega come la Turchia ed il Chiapas siano vicini, come sia solido il ponte tra queste due lotte di dignità, ribellione, cultura:

Non abbiamo mai voluto un nuovo governo, un nuovo governo o un nuovo primo ministro. Abbiamo solo chiesto rispetto. Volevamo che il governo rispettasse le nostre richieste di libertà, democrazia e giustizia. Per questo in Turchia resistono da giorni: ora partendo da quello in carica, e a seguire tutti i governi che saranno al potere, noi vogliamo che tu rispetti le nostre richieste di libertà, democrazia e giustizia! E se non lo fai, noi, che siamo i proprietari dei diritti e delle libertà, staremo contro di te, ci batteremo per le strade fino a quando non impari a rispettarci. Non vogliamo troppo, vogliamo solo che siano rispettati i nostri diritti. Perché sappiamo come vogliamo vivere, sappiamo bene come vogliamo governare e essere governati. Noi vogliamo governare noi stessi e decidere di noi stessi.

E noi da qui accogliamo i cittadini turchi che si battono per una vita onorevole, e vogliamo dire che il fuoco della rivolta si è riscaldato in Chiapas. Solidarietà a quelli che hanno salvato la storia del passato e del futuro e che sono indotti a salvarla dal presente.

Sono parole che in Turchia sono già rimbalzate sui social network e sui blog, i media continuano a trattare i manifestanti come "facinorosi", sono parole che non possono che fare bene alle anime turche.

La dichiarazione di illegalità per lo sciopero generale di oggi si teme sia l'ennesima goccia pronta a far straboccare la brocca. Per questo Marcos ha scritto: per ricordare a tutti quanto la dignità e la libertà siano il nirvana per le popolazioni del mondo.

© Foto Getty Images - Tutti i diritti riservati

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