
Una barzelletta all’italiana: così e in nessun altro modo possiamo bollare l’incontro segreto avvenuto ieri tra i tre leader di Pd, Pdl e Terzo Polo (inteso come Casini) e il capo del governo, Monti.
Si dovevano decidere i sottosegretari, ok, ma perché non farlo alla luce del sole? No. Si è deciso per il clima da film anni 70, in stile Todo Modo o Vogliamo i Colonnelli, pensando che nessuno se ne sarebbe accorto. Epperò sveglia! siamo nell’era del digitale e del web, e in qualche modo si viene sempre a sapere tutto.
Morale della favola, ecco l’esito: dodici sottosegretari in quota Pdl 5 per Monti e 13 tra Pd e Terzo polo. Il tutto più o meno in ragione degli attuali rapporti di forza in Parlamento, depurati di Lega (non invitata, come ovvio) e Idv (Di Pietro ha dichiarato che aveva spento il cellulare).
E adesso? Boh. Si sa solo che non ci saranno parlamentari ma solo esterni, in quota di partito. Tra i nomi che circolano Federico Toniolo, il presidente Fieg Carlo Malinconico, il consigliere della Corte dei conti Paolo Peluffo, il direttore generale della Funzione pubblica Francesco Verbaro, il direttore generale dell’Anci, Antonio Rughetti (Interni).
nchomsky
26 nov 2011 - 16:39 - #1Operazione Amnesia
Vederlo lì in un baretto fuori dal Tribunale di Milano, solo e abbandonato, nessuno che gli rivolga la parola, gli chieda un autografo o una barzelletta, gli gridi meno male che Silvio c’è, fa tenerezza. Sentirlo rispondere dalla tribuna vip del Milan a una domanda sul fisco “non so, ormai non conto più niente”, fa quasi pena. Almeno a chi non lo conosce. L’ultima maschera del Cainano è quella del povero vecchietto innocuo, dell’anziano guitto a fine carriera. Uno da lasciare in pace, anzi da ignorare, perché ora bisogna guardare avanti senza spirito di vendetta, anzi con un pizzico di gratitudine per tutti i sacrifici che ha fatto per noi, non ultime le dimissioni come estremo “atto d’amore per l’Italia”, purtroppo travisate dalla solita “piazza dell’odio”.
L’Operazione Amnesia, simile alla strategia della sommersione adottata da Provenzano dopo le stragi volute da Riina, è una nuova versione dell’eterno “chiagni e fotti”, che presto sfocerà in una campagna elettorale tutta basata su vittimismi vecchi e nuovi: i poteri forti nostrani e forestieri, l’euro, la culona tedesca, il De Funès francese, le solite toghe rosse che si portano su tutto. E infine, quando monterà il malcontento per i tagli del governo Monti, un’agile piroetta per fingere di averlo sempre contrastato e le solite litanie sulla sinistra delle tasse.
Nell’attesa, mentre Angelino Jolie gioca al piccolo segretario vaneggiando di congressi e primarie come se fosse davvero il leader Pdl, il Cainano pensa alla roba sua. Il vicemonti è un clone di Letta, Catricalà, che ha dato buona prova all’Antitrust senza mai vedere il trust Mediaset e conflitti d’interessi collegati, ma in compenso nel 2008 sgominò il cartello dei fornai (la celebre multa di 4. 430 euro all’Unione Panificatori, e non una per ciascuno: una per tutti). Alle Comunicazioni c’è Passera, che di conflitti d’interessi se ne intende, dunque non disturberà il suo. Alla Giustizia c’è la Severino, ex avvocata Fininvest, e non abbiamo ancora visto i sottosegretari (gira persino il nome della signora Iannini in Vespa). La Rai è sempre in buone mani e Minzolingua continua imperterrito a dirigere il Tg1. Tutto come prima, ma con un vantaggio in più: nessun attacco, nessuna polemica, tutto dimenticato. E, se qualcuno si azzarda a ricordare che le dimissioni le ha date proprio per il conflitto d’interessi (i titoli del gruppo colavano a picco, Doris lo chiamò e disse “molla la Lega, pensa alle aziende”, come ha confermato ieri Bossi: “B. s’è dimesso perché l’hanno ricattato con le aziende”), scatta immediata la litania dei servi: “Ecco, gli antiberlusconiani sanno parlare solo di lui, temono di restare disoccupati”.
Se al “chiagni” provvede l’amnesia generale, al “fotti” ci pensa Mediaset. È notizia dell’altroieri l’ennesima causa milionaria di Mediaset contro un giornalista che non si piega: Santoro, che il 1° luglio aveva osato ipotizzare, dietro l’inspiegabile retromarcia di La 7, prima interessata a lui e poi non più, “un intervento esterno per bloccare un terzo polo tv che poteva diventare dirompente per il duopolio Rai-Mediaset”. E a questo intervento esterno aveva dato “un nome e un cognome: conflitto d’interessi. Politico e industriale. Un’azienda, Mediaset, occupa governo, Parlamento, Autorità, Rai e piega tutto al proprio tornaconto”. Ora però Mediaset dovrà denunciare anche quel tizio che nel 2000 disse: “Se B. non fosse entrato in politica, noi oggi saremmo sotto un ponte o in galera per mafia”; e nel 2010 aggiunse: “Il conflitto d’interessi ormai è endemico: scegli B. e prendi tutto”. E poi quell’altro che nel 2008, dopo le elezioni vinte da B., dichiarò: “Mediaset l’ha scampata bella, la legge Gentiloni era un pericolo”; e nel 2010, quando Fini chiese la sfiducia al governo B. e Mediaset crollò in Borsa, osservò: “Sull’andamento del titolo la politica pesa più della crisi”. Il primo si chiama Fedele Confalonieri, presidente Mediaset. Il secondo Piersilvio Berlusconi, vicepresidente Mediaset. Diffamatori.
(Di Travaglio su Il Fatto Quotidiano, 26 novembre 201)
boh1
26 nov 2011 - 17:38 - #2” Si dovevano decidere i sottosegretari, ok, ma perché non farlo alla luce del sole? No. Si è deciso per il clima da film anni 70, in stile Todo Modo o Vogliamo i Colonnelli, pensando che nessuno se ne sarebbe accorto. Epperò sveglia! siamo nell’era del digitale e del web, e in qualche modo si viene sempre a sapere tutto. ”
ma che polemica sterile sarebbe ???..ma sei serio ?
Tra poco rinfacceremo a monti gli orribili accostamenti tra giacca e cravatte ?
ahah ma poi non voglio nemmeno fare paragoni col vecchio premier..mi contengo :D
zaku71
26 nov 2011 - 20:37 - #3Non capisco veramente il problema. Tanto alla fine i sottosegretari si sapranno. Quindi? C’è necessità che dobbiamo seguire tutto il processo decisionale minuto per minuto stile X-factor?
valter29
27 nov 2011 - 09:40 - #4Ma chi se ne frega dei sottosegretari! Con un governo così può venire chiunque. Quel che conta è sapere cosa ci aspetta per il prossimo futuro. L’ICI più o meno mascherata? A quanto pare con questa formula sono contenti anche Berlusconi e i suoi che dell’abolizione dell’ICI avevano fatto una loro bandiera. Cosa potranno dire con abile piroetta che però non incanterà la maggior parte degli italiani? Un ulteriore aumento dell’IVA, manovra chiaramente depressiva? Una patrimoniale che farà fuggire all’estero i capitali? Per fare queste cose ero capace anch’io che di economia me ne intendo poco. Intanto il vitalizio per i parlamentari, forse, verrà abrogato solo in un futuro. E la riforma dello Stato con la fine del bicameralismo perfetto che snellirebbe le farraginose procedure attuali che fine ha fatto? Monti prende tempo? Certamente! Dopo un primo slancio si rende conto che è finito in un ginepraio e deve muoversi coi piedi di piombo per non cadere prima ancora di cominciare. Comunque l’italiano si farà i conti nelle tasche mentre la grande ammucchiata cercherà di invocare il salvataggio della Patria e delle generazioni future.
automatico
27 nov 2011 - 13:25 - #5tutti assieme, solo la lega e’ stata esclusa, il federalismo non doveva passare…
jaxe
28 nov 2011 - 15:32 - #6fini ha remato contro solo quando il federalismo era ormai avviato…dopotutto anche lui aveva i suoi sporchi affari e li ha continuati tutt’ora non dimettendosi come promesso, non UNA, ma ben 2 VOLTE. Lega e Fini non sono mai andati d’accordo e lui sapeva che se non c’era lui, il federalismo era mezzo azzoppato, come difatti è successo.
I cambiamenti in Italia fanno paura, principalemente ai politici, che vogliono che stia come è tutt’ora… figurati se Monti cambierà le cose. La sinistra in 7 anni di governo non ha cambiato nulla. E il popolo fa il ruolo di benegondo giocando alle tifoserie e all’antiberlusconismo..ma finchè ci sarà gente senza cervello che li appoggia, per loro è facile continuare il gioco senza cambiare nulla.