Il dado non è ancora tratto: si lavora ancora sulle misure. Ma lunedì cinque dicembre Mario Monti presenterà la manovra: e sarà una manovra pesante. Sarà l’ouverture di una settimana infuocata, i famosi “dieci giorni per salvare l’euro” finiranno lì. E i giorni chiave saranno l’otto e il nove, con i vertici Eurozona dai quali usciranno le modifiche ai trattati europei di cui si legge da giorni. Ma guardando al nostro orticello Italia, che cosa c’è di sicuro della manovra Monti?
Proviamo a fare il punto: perché se all’inizio sembrava che il governo tecnico lasciasse poco o nessuno spazio al retroscenismo tipico del basso impero berlusconiano, delle indiscrezioni non si può fare a meno. E malgrado le bocche cucite qualcosa esce, e quel qualcosa per ora non piace a molte delle forze politiche che a Monti avevano assegnato una fiducia “in bianco”.
Di sicuro c’è poco, sono indiscrezioni, certo: ma sul tema pensioni per esempio, si è alla certezza del passaggio al sistema contributivo per tutti - senatori e deputati compresi, con qualche mugugno - e uno stop all’adeguamento all’inflazione per le pensioni erogate dal 2012. Una misura che scatena i sindacati, poco disposti a cedere su quel terreno, e soprattutto in trincea sul terreno dell’innalzamento di età, la soglia dei 40 anni di contributi che pare destinata ad arrivare a 41 o 43 anni.
Altra misura al vaglio dei tecnici di via XX Settembre, la patrimoniale. Che è cambiata: non è più quella immaginata e “lanciata” da Guido Tabellini sulle pagine del Corriere della Sera - il famoso 5×1000 sui patrimoni finanziari superiori al milione di euro - ora sarebbe, il condizionale è d’obbligo, del 2×1000 ma sui patrimoni finanziari superiori al milione e mezzo di euro. Vedremo lunedì, certo.
E ancora: il ritorno dell’ICI - se preferite chiamarla IMU, non c’è problema - ventilata in una versione “alla francese” che preveda una tassazione sia per il proprietario dell’immobile, sia per chi effettivamente vi risiede. Oltre a questo, è praticamente certa una revisione delle rendite catastali. Dalla casa, arriveranno parecchi soldi. Arriveranno anche da un ritocco dell’IVA di un punto percentuale - dopo il passaggio dal 20 al 21% dell’agosto scorso - e dall’IRAP.
E poi? E poi sul tema lavoro ci sarà parecchio da vedere. Perché, e questo è certo, la contrattazione passerà da collettiva a fabbrica per fabbrica, il modello è quello della Fiat di Sergio Marchionne, nel caso non fosse chiaro. E se non bastassero le parole di Mario Monti e la nomina a sottosegretario di Michel Martone, sapremo corroborare le ipotesi con i fatti. C’è solo da aspettare: sarà un 2012 caldo.
pigi
01 dic 2011 - 13:43 - #1I patrimoni finanziari si muovono, soprattutto se si sente in giro la parola “patrimoniale”.
Solo a parlarne miliardi di euro prendono la strada della Svizzera, e sono miliardi che vanno ad arricchire una nazione già prospera. E sono invece miliardi che escono da un paese in crisi di liquidità.
Già era stata fatta la stupidaggine, da parte del precedente governo, di aumentare il bollo sul deposito titoli e casualmente, da quel momento è iniziato l’attacco in grande stile al nostro debito pubblico. Per chi crede alla casualità.
In periodi di crisi come questi, con la gente già impaurita, se c’è una cosa che deve essere garantita sono i risparmi.
La gente si ricorda ancora della decisione del catastrofico Giuliano Amato di scassinare i conti correnti, quindi occorre che i governi tranquillizzino i risparmiatori che i loro soldi non saranno toccati mai e poi mai.
La mancanza della sicurezza infusa ai risparmiatori ci costa molto di più del ricavato del prelievo.
caligola
01 dic 2011 - 15:40 - #2Bravo pigi, sono d’accordo. Quello che manca qui è come al solito una soluzione diversa dal colpire i soliti noti…
House (quello originale)
01 dic 2011 - 19:36 - #3Il 2×1000 sui patrimoni finanziari superiori al milione e mezzo di euro e’ a dir poco ridicolo. Perche’ nessuno invece non fa i conti e vede quanto incidono tutte le altre misure adottate e che si adotteranno sulla “povera gente”?