
Fa ancora più effetto, mentre a Roma si discute di come limitare la spesa pensionistica, allungare l’età per lasciare il lavoro, bloccare gli adeguamenti all’inflazione, leggere certe cifre: 5 milioni di euro (c’è chi dice 4 e chi dice 5,8) di liquidazione per una sola persona.
Quella persona è l’ex presidente di Finmeccanica Pier Francesco Guarguaglini che lascia l’incarico, a 74 anni, con le quotazioni di Borsa in caduta libera (-60% da gennaio), conti in rosso per un miliardo. Senza contare la vicenda, ancora da approfondire, delle consulenze che quella società avrebbe garantito a personaggi che, ad una prima lettura dei curricola, non sembrano esattamente dei consulenti esperti e prestigiosi.
L’accostamento tra i 5 milioni di euro di liquidazione (sugli zeri della sua pensione nessuno ha ancora azzardato previsioni) e le limature che dovrebbero essere imposte ai pensionati normali stona in modo ancora più insopportabile a causa della natura di Finmeccanica.
Non stiamo infatti parlando di una società privata (che in quanto tale potrebbe regalare milioni a chi vuole, anche a fronte di 1 miliardo di deficit) ma di una azienda di cui lo Stato italiano è azionista, cliente, finanziatore di ricerca, autorizzatore dell’export, controllore delle informazioni sensibili e, in generale, regolatore del mercato.
Nel dettaglio Finmeccanica SpA
è quotata alla Borsa Italiana. Il capitale è detenuto per il 30,2% dal Ministero dell’Economia italiano, mentre la quota restante è detenuta dal pubblico indistinto e da investitori istituzionali italiani ed esteri. … Il Gruppo Finmeccanica è saldamente concentrato su tre pilastri strategici: Elicotteri, Elettronica per la Difesa e Sicurezza e Aeronautica, dove realizza il 73% dei ricavi, il 67% degli ordini e impegna il 74% delle risorse umane.
Come si possa fare a premiare un ex presidente e al contempo accumulare debiti producendo strumenti per la difesa e l’aeronautica (la situazione sarebbe così poco positiva da portare il Cda a a proporre di non distribuire dividenti nel 2011) è un interessante mistero dei nostri tempi …
pigi
02 dic 2011 - 13:51 - #1Attenzione: la liquidazione generalmente non è altro che salario differito. In pratica l’azienda trattiene una parte della retribuzione che poi erogherà al momento della cessazione del rapporto di lavoro.
Si avrà pertanto che alti stipendi comportano alte liquidazioni.
Evidentemente, più che sulla liquidazione bisognerebbe spostare l’attenzione sulle retribuzioni dei manager.
E’ un argomento molto attuale, perché una delle cause, anzi la causa principale della crisi del 2008 è dovuta ai compensi spropositati dei manager delle banche statunitensi. Questi compensi li spingevano a correre rischi tali da mettere in dubbio la durata nel tempo della società amministrata, per rincorrere benefici di breve periodo. Ma si tratta di compensi decine di volte quelli di delle società industriali europee.
Nel caso di Guarguaglini, teniamo conto che la liquidazione è relativa a dieci anni ai vertici di Finmeccanica, una delle poche grandi realtà industriali in Italia, ora in difficoltà, ma che per anni ha prodotto centinaia di milioni di utili, di cui ha beneficiato anche l’azionista pubblico.
agr_gdnet
02 dic 2011 - 15:18 - #2Condivido appieno la sua analisi sig. Gigi
Diegofuckk
02 dic 2011 - 16:37 - #3@1 quoto,assurdo far sensazionalismo a tutti i costi
panoramix
02 dic 2011 - 18:03 - #4Pigi
Detta così non sono d’accordo. Mi spiego meglio : non trovo assolutamente scandaloso lo stipendio dei manager che producono all’interno di un’azienda ricchezza, lavoro e prestigio .
Reputo disgustoso invece pagare milioni a fronte di risultati scarsi . Se poi l’azienda in oggetto è statale la situazione è ancor più grave .
Guarguaglini sarà stato bravo a suo tempo, ma oggi come oggi la finmeccanica è in caduta libera . Liquidarlo con 5 milioni mi sembra un’offesa nei confronti dei futuri licenziati e cassaintegrati . Soprattutto sapendo che nel corso di questi anni qualcosa da parte dovrebbe essere riuscito a matterla
caligola
03 dic 2011 - 20:16 - #5Sì panoramix ma quelli sono soldi che l’azienda DEVE dare, sono come un prestito che i lavoratori le fanno e che lei deve saldare alla fine del periodo lavorativo. Non ridare la liquidazione a qualcuno significa rubare, è uguale a non saldare un prestito con una banca.
Poi se vogliamo discutere sulle retribuzioni troppo alte, facciamolo pure: in questo senso dovrebbe vigere la sensata regola che in un’azienda il più alto dirigente non può percepire più di 10 volte lo stipendio dell’ultima ruota del carro (l’assunto a tempo indeterminato con minor stipendio). Una regola semplice già applicata in alcune realtà (la Firenze di Renzi, per quanto io non straveda certo per costui) che SPECIE nelle aziende pubbliche dovrebbe sempre vigere per evitare facili sprechi.
valter29
03 dic 2011 - 22:58 - #6Vi sono stipendi quasi da fame ed altri che raggiungono cifre impensabili per i normali lavoratori. E’ la legge del mercato che è un’infamia e che oggi più che mai fa gridare allo scandalo. Quando però uno è ai vertici se poi i risulatati sono deludenti dovrebbe essere buttato fuori senza tanti complimenti e senza premi perchè vuol dire che non ha fatto bene il lavoro per il quale era stato pagato. In altre parole venga premiato chi ottiene risultati positivi e venga licenziato in malo modo chi ottiene cattivi risultati e non mi si venga a dire che questo è un difficile momento perchè il valore vero di un alto dirigente lo si vede in questi momenti poichè quando tutto va bene ottengono buoni risultati anche le scartine.
celesta
04 dic 2011 - 01:06 - #7Stiamo a vedere se Monti colpirà questi super ricchi e se saprà porre un tetto massimo alle pensioni e agli stipendi di questi personaggi che non sanno neppure portare un’ azienda in attivo.
caaritto73
04 dic 2011 - 01:45 - #8Visto che sono quelli che decidono,facciamogli uno stipendio in base ai risultati.
Se fai utili bene,altrimenti t’attacchi al cazzo.
Troppo comodo incassare sempre e comunque.
codroipo
04 dic 2011 - 18:44 - #9la liquidazione è legittima
altrettamento legittimo sarà richiederla indietro con gli interessi se ritenuto colpevole di qualcosa