Hassan Rohani, quelle tracce di sangue che portano a Buenos Aires

Il neo presidente dell'Iran Hassan Rohani sarebbe stato un membro dello speciale Comitato del governo iraniano che ordì l’attentato esplosivo del 1994 contro il centro AMIA a Buenos Aires.

Passati appena quattro giorni dalla sua elezione a Presidente della Repubblica Islamica dell'Iran cominciano ad affiorare i primi atroci sospetti sul passato di Hassan Rohani: secondo il quotidiano online The Washington Free Beacon Rohani sarebbe stato membro dello speciale Comitato operazioni del governo iraniano che, nel 1994, ordì un attentato esplosivo al centro AMIA (Asociación Mutual Israelita Argentina) di Buenos Aires. Nell'esplosione morirono 85 persone e ne restarono ferite altre 300.

Quell'attentato, che scosse il cuore degli ebrei d'Argentina, fu al centro di attentissime e scrupolose indagini interne ed internazionali da parte degli inquirenti sudamericani, che indagarono su una rete clandestina terroristica tra Brasile, Paraguay, Uruguay, Cile, Colombia, Guyana, Suriname e Trinidad e Tobago. Solo nel 2006 però il governo argentino arrivò ad accusare ufficialmente l'Iran di aver pianificato quell'attentato e la milizia libanese Hezbollah di averlo materialmente realizzato.

In quell'anno il pubblico ministero argentino Alberto Nisman spiccò un atto d'accusa internazionale (che potete leggere qui o in fondo a questo articolo): attualmente diversi esponenti politici iraniani risultano ufficialmente incriminati per quella strage e ricercati dall'Interpol: tra questi Mohsen Rezai, ex comandante in capo dell'Esercito dei Guardiani della Rivoluzione e candidato alla presidenza nel 2009, e l'attuale ministro della difesa iraniano Ahmed Vahidi.

Dopo la morte di Khomeini infatti il potere di commissionare omicidi, stragi e di dirigere la "strategia della tensione" della Repubblica fu affidato ad uno speciale Comitato operazioni (ha spiegato un ex ufficiale dell'intelligence iraniana, disertore dal '90, Abolghasem Mesbahi, al quotidiano statunitense) collegato al potente Consiglio Supremo di Sicurezza Nazionale: 162 omicidi politici tra il 1979 e il 1999, con la stragrande maggioranza di questi che si svolgono nel 1990.

L'Argentina ai quei tempi si rese colpevole, secondo il magistrato Alberto Nisman, di aver sospeso la cooperazione sul nucleare con il regime degli ayatollah (argomento caro, come da lui stesso ribadito, anche a Rohani): una decisione che rallentava di molto il programmi di arricchimento dell'uranio del paese islamico.

Il Comitato operazioni iraniano era presieduto dalla guida suprema Ali Khamenei e qualsiasi decisione veniva presa da Khamenei stesso e dall'allora presidente iraniano Ali Akbar Hashemi Rafsanjani; gli altri membri del comitato, Ali Akbar Hashemi, Mir Hejazi, Hassan Rohani, Ali Akbar Velayati e Ali Fallahijan (anche Velayati è stato candidato alle ultime elezioni) non davano altro che il loro beneplacito.

Tutto il potere di cui nel 1994 era investito Hassan Rohani derivava direttamente dal presidente Rafsanjani:

Per quanto riguarda quell'attentato, poiché era Rafsanjani che doveva dare l'approvazione, non c'è dubbio che Rohani ne era a conoscenza. Logicamente la sua approvazione non era necessaria. E' un subordinato. Ma di certo era a conoscenza di tutte le discussioni che hanno portato alla strage.

ha spiegato Reuel Marc Gerecht, un ex agente della CIA divenuto poi opinionista, storicamente poco morbido verso l'Iran (storica fu la frase "gli iraniani hanno il terrorismo nel loro DNA") ma da sempre sostenitore di una trattativa con Teheran sul nucleare. Secondo Gerecht è difficile stabilire quale fosse la posizione di Rohani su quell'attentato, ma se all'epoca avesse espresso una posizione discordante con il Consiglio certamente si sarebbe saputo. Una teoria confermata anche da un rapporto di Iran Human Rights Documentation Center (IHRDC).

Via | The Washington Free Beacon
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