
Il decreto salva-Italia approda lunedì 12 alla Camera (lo stesso giorno, i sindacati hanno indetto congiuntamente tre ore di sciopero) per il suo iter parlamentare. Che da un lato si preannuncia velocissimo, ma dall’altro parrebbe essere costellato di emendamenti. Stando a quel che si apprende, infatti, sarebbero circa 1300 le proposte correttive al decreto: la maggior parte di esse sarebbero state presentate dalla Lega - unica forza politica che al momento si può definire di opposizione -, che avrebbe messo sul tavolo circa 600 proposte. Poi il Pd (160), l’IdV (134), il PdL e il Terzo polo.
Insomma, la politica tenta, in qualche modo, di riappropriarsi anche dei contenuti, oltre che della forma. Al momento, risulta che non ci sia alcuna proposta “compatta” da parte del Pd, ma che si tratti perlopiù di iniziative di singoli parlamentari. Fli, fra le altre cose, propone l’eliminazione del tetto massimo al bollo, la riduzione dell’addizionale Irpef regionale, la revisione delle agevolazioni Imu (la nuova Ici) sulle proprietà dei sindacati, della chiesa cattolica, delle confessioni religiose (una proposta, quest’ultima, che sarebbe condivisa anche dal PdL), e ancora, un’asta per le frequenze televisive, un tetto massimo (250mila euro) per i compensi dei dirigenti pubblici, una misura contro il monopolio della Siae sui diritti d’autore.
Per la Lega Nord parla il deputato Alessandro Montagnoli e spiega che gli emendamenti sono
«quasi tutti sul merito e concentrati su Imu, pensioni, accise sulla benzina e tagli agli enti locali, perchè ci sia più equità»
In conferenza stampa a Bruxelles, Mario Monti ha dichiarato che non ci sarà la possibilità di toccare i saldi, e nemmeno le riforme strutturali e la distribuzione dei carichi (con buona pace di chi vorrebbe un ripensamento sulla stretta al sistema pensionistico).
Poi ha spiegato:
«In queste ore stanno lavorando i ministri competenti, in particolare il ministro Giarda, e i partiti stanno discutendo. C’è dunque una discussione nelle Commissioni e non è ancora il momento per cui io possa dire cosa sarebbe o meno accolto»
Dal canto suo, Giarda fa già sapere che non ci sarà spazio per molte modifiche. Quindi questo tentativo della politica di dire la sua nel Governo di tecnici potrebbe essere del tutto velleitario.
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