
L’Italia è coinvolta. Nel fallimento della guerra perpetua in Afghanistan, nell’ottusa strategia militarista della Nato, nel lager di Guantanamo. L’Italia è coinvolta.
Questa volta l’accusa precisa e documentata viene da Reprieve,un’organizzazione non governativa di Londra che si occupa di tutelare e aiutare chi ha subito le conseguenze della “guerra al terrorismo”, i cui diritti inalienabili sono stati calpestati.
Sono sette i casi in esame, tutti di cittadini tunisini residenti in Italia all’epoca dell’arresto che gli è costata la detenzione a Guantanamo. Lofti bin Alì, Saleh Sassi, Adel Ben Mabrouk, Lofti bin Swei Lagha, Hedi Hamamy, Adel al-Hakeemy e Hisham Sliti. (Qui trovate il report tradotto in italiano).
Reprieve dimostra come tutti loro siano stati catturati in Pakistan o in Afghanistan su informazioni, rivelatesi infondate, delle forze di polizia o d’intelligence italiane. Che gli hanno appioppato lo status di “nemico combattente”, permettendo alle autorità statunitensi con questo “mostro giuridico” di rinchiuderli come sospetti nella base “lager” senza alcuna garanzia o tutela di diritti umani.
Tutti e sette sono stati scagionati da ogni accusa, e sono liberi di tornare a casa. Ovvero liberi di tornare in Tunisia, un paese dove è praticata la tortura a cittadini sospettati di terrorismo, figuriamoci per loro che hanno delle condanne dai dieci a quarant’anni. Per sospetti rivelatisi infondati.
E non finisce qui. Reprieve descrive come in almeno tre occasioni, ufficiali dei Carabinieri, della Polizia e del Sismi (il servizio segreto militare italiano) si siano recati a Guantanamo per interrogare i sette tunisini, vedendo di persona le condizioni disumane di detenzione, le torture, i trattamenti crudeli e degradanti. Documenta le 680 volte che l’Italia ha concesso il diritto di sorvolo agli aerei statunitensi che dal Pakistan o dall’Afghanistan portavano i detenuti sospetti a Guantanamo. Violando ancora la legge.
(non vogliamo essere da meno dell’Inghilterra, come ricorda questo pezzo di Crime Blog).
Le sette persone all’epoca dell’arresto erano residenti regolarmente in Italia, dove hanno tutt’ora famiglia. Perché l’Italia, dopo averli spediti vergognosamente a Guantanamo, non alza un dito per evitare loro altre torture?
Reprieve chiede in conclusione del report di mettere a disposizione degli avvocati difensori dei sette detenuti tutte le informazioni in suo possesso per preparare un’adeguata difesa, così da proteggere queste persone , evitandogli il ritorno in Tunisia dove verrebbero torturate e di favorire il ricongiungimento con le loro famiglie residenti in Italia. E, aggiungo, per compiere un minimo gesto di giustizia nei confronti di chi ha pagato questa ennesima dimostrazione di inconsistenza internazionale del Bel Paese.
Di cosa si parla, in Italia, quando si usa l’espressione “Tutela dei diritti umani”? Di Nulla.
Costituzione Italiana, articolo 10: “La condizione giuridica dello straniero è regolata dalla legge in conformità delle norme e dei trattati internazionali. Lo straniero, al quale sia impedito nel suo paese l’effettivo esercizio delle libertà democratiche garantite dalla Costituzione italiana, ha diritto d’asilo nel territorio della Repubblica, secondo le condizioni stabilite dalla legge”.
Fonte: via/Peacereporter.net
Chico Mendez
18 giu 2008 - 16:20 - #1Pensa a quello stato che esporta democrazia e che a Guantanamo usa gli stessi metodi di coloro che dice di combattere……..e poi riferimenti all’intelligence italiana ma per favore dopo il niger gate manco l’intelligence del Burkina Faso da credito a quei depistatori……
P.S>: Mi riferisco ovviamente ai quadri direttivi, non a persone come Callipari, e le persone alle quali mi riferisco le si possono trovare menzionate in una decina di processi con l’accusa il piu’ delle volte di depistaggio se peggio come rei di nefandezze….tra questi alcuni anche in condanna definitiva.
Ewan J.
18 giu 2008 - 18:04 - #2la sicurezza nazionale giustifica l’arresto
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18 giu 2008 - 18:12 - #3La sicurezza internazionale giustifica l’arresto per le m.i.n.c.h.i.a.t.e che scrivi.
Ci sono delle regole internazionali anche per la detenzione, e comunque il carcerato resta in uno stato di diritto.
Provata la falsità delle accuse ci sono responsabilità da spartire, e pene da pagare.
Risarcimento del danno ed asilo politico, oltre che una bella detenzione a Guantanamo per colpevoli e conniventi.
Dov’è che si mette a rischio la sicurezza internazionale?
Ah, applicando la Giustizia, è chiaro.
n00dles
18 giu 2008 - 18:13 - #4non ho letto il rapport linkato ma non ho capito una cosa, i sette sono stati scagionati dalle accuse? se si perchè tornando in tunisia verrebbero torturati?
darioL
18 giu 2008 - 19:10 - #5@EWAN: Le balle di bush non giustificano l’intervento italiano in afghanistan e iraq. E quindi la questione di sicurezza nazionale legata alla guerra mediorientale non esiste (o meglio è conseguente alla guerra). Quindi l’arresto nn solo nn è giustificato, ma nn è giustificabile.
n00dles
18 giu 2008 - 19:20 - #6non possiamo mettere afghanista e iraq sullo stesso piano! la prima è un’operazione della nato contro un governo (quello talebano) che ospitava e sosteneva apertamente i vertici dell’organizzazione (al-quaeda) che ha rivendicato l’attentato delle 11/9
ice.man
18 giu 2008 - 20:53 - #7la sicurezza nazionale giustificherebbe l’arresto anche a Berlsuconi e suoi che in parlmanto stanno facendo piu danni che mai