Già domani Mario Monti discute nel Cdm l’avvio della “fase due”, tentando di passare dal risanamento dei conti alla ripresa dell’economia.
Il premier sa bene che oggi un italiano su due è scontento della manovra e che, per miopi calcoli di parte, i partiti spingono sui “distinguo”, come il Pd, o addirittura soffiano sul fuoco, come, dopo Lega e Idv, sta facendo Silvio Berlusconi sempre in cerca di rivincite.
L’economia è una gruviera: fabbriche in crisi, consumi ko, c’è troppa gente senza lavoro, con lavoro precario, senza pensione o con pensioni da fame. Serve una rete adeguata di ammortizzatori sociali per sostenere chi non ce la fa e non ce la può fare e per evitare lacerazioni insanabili e pericolose. L’articolo 18 è un falso problema: senza un forte progetto innovativo che spinga in avanti la produttività, senza riforme strutturali, non si esce da questa tenaglia. Anche il nodo della previdenza: “Non si scioglie – come dice Marcello Messori Ordinario di Economia all’Università di Tor Vergata - senza interventi nel mercato del lavoro e nella crescita economica del Paese”.
Monti promette di poter chiudere la “fase due” in 90 giorni, con interventi “coraggiosi” sulle liberalizzazioni e il rilancio del project financing per far ripartire le opere pubbliche. Per placare i sindacati sembra anche pronto un intervento fiscale a favore dei redditi da lavoro. In un quadro internazionale di forte instabilità e in un quadro nazionale dove la crisi economica si salda con quella politica, il governo Monti volteggia su un trapezio senza alcun tappeto di salvataggio. Il crollo dei consumi a Natale può ulteriormente deprimere, oltre l’economia, il morale e la fiducia degli italiani.
Forse c’è anche un problema di “comunicazione” fra Governo e Paese reale: non basta il pur apprezzabile far play, la serietà e l’impegno di Monti e dei ministri per rendere credibile l’azione dell’esecutivo e ridare fiducia e spinta agli italiani.
Ancora una volta l’ex premier Berlusconi si distingue per la sua “irresponsabilità” lanciando allarmismi demagogici e populisti e ancora una volta il capo dello Stato tampona, chiedendo agli italiani “coesione per uscire dal tunnel”. Lo spazio di manovra è stretto. Anche il tempo.
emanuele777
27 dic 2011 - 11:55 - #1i partiti non ci sono più, e men che meno il berluska… ormai esiste solo il governo, la crisi, i poveri e i ricchi.
I partiti dopo averci fatto perdere tempo per un sessantennio sono stati finalmente estromessi dalla storia del nostro paese: sono stati talmente inutili che quasi varrebbe la pena di considerare di chiudere il parlamento risparmiando stipendi e pensioni per 600 tra deputati e senatori
Urticante
29 dic 2011 - 15:07 - #2Discorso fumoso, inconcludente e senza novità. Oltretutto anche falso in alcuni passaggi perchè non può dire che non è recessiva la sua manovra e non va a colpire le imprese, quelle agricole saranno fortemente penalizzate con l’introduzione dell’IMU. Molte decisioni sembrano rinviate ai prossimi incontri europei come se il Governo debba essere imboccato dalla Merkel e Sarkozy. Meglio
andare ad elezioni.