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Ore 12 - 177 partiti al via, ma il duopolio PD-PDL avanza

Pubblicato: 03 mar 2008 da Massimo Falcioni

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altroA 40 giorni dal voto, a dominare è l’incertezza. Il 40% degli elettori non sa ancora per chi votare. Forse perché non si capisce ancora a che gioco giocano partiti e partitini, leader e capetti. La delusione della gente è forte ed è trasversale agli schieramenti. L’astensionismo incombe.

Gli italiani volevano sfrondare i partiti e si ritrovano ben 177 simboli depositati ieri al Viminale: addirittura 7 più del 2006. Il tanto evocato o temuto bipartitismo avrà vita dura. Ma non è da escludere una intesa fra Silvio e Water, un bluff fra due finti partitoni che sono in realtà due mini coalizioni eterogenee.

I “poli” non sono due ma quattro, con l’aggiunta del quinto spezzone della destra dura e del sesto, i socialisti in odore di estinzione. La partita non si gioca solo fra i nuovi PDL e PD, fra i “conservatori” Berlusconi e Fini (ex Forza Italia ex AN) da una parte e il centrosinistra “riformista” di Veltroni (ex DS ex Margherita) dall’altra.

Scendono in campo anche la Sinistra arcobaleno di Bertinotti e compagni e, nella “terra di mezzo”, i Costituenti centristi democristiani di Casini, Pezzotta, Tabacci e Baccini benedetti da alcune componenti di peso della gerarchia e persino dal presidente (uscente) di Confindustria Luca Cordero di Montezemolo, ma anche ritenuti da altri non meno influenti, anacronistici e inutili.

Foto: Flickr

Insomma si brancola nel buio. Ecco perché il quadro elettorale e i sondaggi sono in fibrillazione. Si briga sopra e sotto il tavolo. Le urne del 13-14 aprile? Chissenefrega! Addirittura lo scenario si sposta oltre, prefigurando un governo tecnico (Draghi premier?) per fare (finalmente!) la nuova legge elettorale, poche ma fondamentali riforme istituzionali, barra diritta in campo economico puntando alla crescita e al taglio della spesa pubblica. Tira aria di inciucio.

Se a 40 giorni dal voto politico anticipato definito “decisivo” già si parla di nuove elezioni nel 2009 o nel 2010 significa che la politica è alla canna del gas, che il Paese rischia l’implosione. La cucina politica sforna minestre riscaldate: mancano un “progetto Paese”, una analisi della società italiana, razionalità e autocritica.

La casta perpetua se stessa. Né Berlusconi né Veltroni saranno in grado di mantenere le promesse più o meno mirabolanti fatte in campagna elettorale dovendo subire spinte e diktat simili a quelli visti nei precedenti governi di centro destra e di centro sinistra. L’interesse generale (vicenda Bassolino docet) è piegato a logiche di partito. E di faide.
Di sicuro, che vinca l’uno o l’altro, il Paese non sarà rinnovato. Ancor più sicuro non sarà rinnovata la politica. L’Italia rischia di proseguire la stagione della interminabile transizione. Verso il declino.

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