E’ vero, sono cose e fatti diversi l’uno dall’altro, ma fanno comunque pensare. Di che si parla? Da una parte c’è un ex (grande) giocatore che per sgambettare in una mediocre trasmissione Rai incassa oltre 400 mila euro. Poi c’è, sempre da quelle parti, un (ottimo) allenatore che per andare a dirigere una (bella) squadra francese incassa circa 500 mila euro al mese.
Da un’altra parte c’è un quotidiano (di partito) Liberazione che da dopodomani è costretto a scomparire dalle edicole perché lo Stato chiude i rubinetti del finanziamento pubblico ai giornali di partito, e non solo a loro.
Il segretario di Rifondazione comunista (proprietaria di Liberazione) accusa Mario Monti: “Il premier mente sapendo di mentire. Sui fondi per l’editoria dà messaggi rassicuranti, e nel frattempo a Liberazione ha tagliato 2,5 milioni di euro”. Ferrero, come spesso gli capita, la fa fuori dal vaso. Ma …
Quando un giornale chiude (e altri seguiranno così la stessa fine) è sempre un campanello d’allarme, se non la campana a morte per la democrazia. Abbiamo le nostre idee, certi che una società con poche voci è meno libera. E’ il mercato, bellezza! Si ribatte. Forse è vero. Ma con le sole leggi del mercato avremmo la grande musica e i grandi libri? Non è la stessa cosa? Forse no, forse sì.
Ma per suonare una grande musica ci vuole una grande orchestra, con molti suonatori. Il dibattito è aperto. Intanto stiamo dalla parte di chi fino ad oggi ha fatto Liberazione e che fra pochi giorni perde il posto di lavoro. Come tanti altri.
boh1
30 dic 2011 - 18:19 - #1Sono d accordo , taglio a tutti i finanziamenti pubblici per i giornali , se realmente i parlamentari vogliono diffondere le loro porcherie , lo facciano con il loro stipendio.
martins1x
30 dic 2011 - 18:39 - #2I finanziamenti all’editoria sono uno SCANDALO.
Difenderli è ASSURDO!!!!!!
cruiser
30 dic 2011 - 19:11 - #3Quoto pienamente i commenti: siamo nel 2012, per diffondere il proprio pensiero ci sono mille modi. Non esiste solo la carta stampata.
DalPD-L Allabrace
30 dic 2011 - 20:25 - #4Questi vogliono mangiare a sbafo con il culo degli altri, andassero a zappare!
chimera222
30 dic 2011 - 20:56 - #5non è un problema solo di editoria, il mercato italiano è inquinatissimo e le imprese che ce la fanno sono quelle che prendono contributi statali - gli altri, la maggior parte, è destinata a fallire… questo per i cinquant’anni di consociativismo dc-pci e di clientelismo cattolico che hanno massacrato ogni forza viva del paese, riducendoci a un popolo di inetti
celesta
30 dic 2011 - 21:00 - #6non lo legge nessuno il giornale di Ferrero , su! basta ! se lo vuole se lo paghi lui. Oggi poi l’ informazione si fa via internet.
Superpyno
30 dic 2011 - 21:19 - #7Ma scherziamo? 2,5 milioni di euro per in giornale che non legge nessuno? Ma in quanti hanno campato con questa cifra tutti questi anni!
chimera222
30 dic 2011 - 22:15 - #8sentendo le lamentele di questi giorni, mi chiedo come sarà il mondo quando tutto sarà regolato dal mercato - secondo me farà schifo, non ci sarà più arte, letteratura, cinema, ma solo spettacolo ,intrattenimento e interessi economici - domineranno i ricchi e tutti gli altri saranno schiavi, altro che rifondazione comunista
steffa
31 dic 2011 - 00:12 - #9che vuol dire “Ma con le sole leggi del mercato avremmo la grande musica e i grandi libri? Non è la stessa cosa? Forse no, forse sì
ma perché Hemingway, Defoe, Dickens, Wilde, Leopardi, Nietzsche, Goethe, Dante o Mark Twain hanno scritto libri grazie ai contributi del governo? Mozart ha composto le nozze di Figaro pagato dai contribuenti austriaci? i Pink Floyd venivano pagati dalla Regina Elisabetta? cos’è uno scherzo?
non ho capito poi cosa c’entrino gli stipendi dei calciatori o degli allenatori, a qualcuno risulta siano pagati dal contribuente?
la democrazia non è in pericolo perché i contribuenti smettono di pagare con le proprie tasse giornali schierati che nessuno trova interessante leggere. pluralismo non significa un giornale a ciascun partito pagato dai cittadini, questo io lo chiamo “diritto di propaganda” e francamente non mi interessa. la democrazia non è in pericolo perché (finalmente!) i “giornalisti” di liberazione, la padania, o libero si trovino un lavoro vero.
Mi pare che l’esperienza de Il Fatto abbia ampiamente dimostrato che si può stare sul mercato.
Quanto ad altri contributi, al cinema o alla musica, anche in questo caso non vedo una ragione per cui i cittadini dovrebbero finanziare film (spesso pessimi, o/e che non hanno nulla a che vedere con la cultura) che non intendono guardare, per andare a riempire le tasche di attori o registi magari amici del politico di turno. idem per la musica. perché mai un operaio della Breda dovrebbe finanziare parte del biglietto di un ricco industriale alla Scala
ice
31 dic 2011 - 00:15 - #10@ #8
i finanziamenti pubblici all’editoria sono una cosa giusta in principio, ma come al solito in Italia sono diventati una rendita per una casta di incompetenti autoreferenziata
Diventano giornalisti o i figli dei giornalisti o i figli di qualche piccolo industriale che con la sua pubblicità possa sostenere il giornale che assume il giovane
insomma tra un giornalista e un pilota di formule minori, che vale piu per gli sponsor che ha in dote che non per il suo talento….ci sono poche differenze
dusper
01 gen 2012 - 18:30 - #11Io ogni tanto lo compro, però la faccenda è veramente controversa e Ferrero la fa troppo facile e demagogica.
Un giornale che non vende è appunto un giornale che non vende, incontrovertibile, ma lui snatura l’emanazione dei fondi rendendola per quello che non è: i fondi in principio servivano per la pluralità e una diffusione del’informazione con meno paletti e meno situazioni di svantaggio, ora invece i fondi sono diventati l’unica risorsa per vivere, non si danno più soldi per sostenere realtà culturali che hanno bisogno di supporto ma di esiste, anche in maneira fittizia solo per ricevere i fondi,s i sono ribaltati causa ed effetto ma se non si vende e non si viene letti, perchè vivere? Lo dico dispiaciuto perchè sono un occasionale acquirente di Liberazione, ma Ferrero sbaglia decisamente approccio e tipo di protesta