
E’ il primo gennaio 2012. Il primo gennaio 2002 venivano introdotte sul mercato le monete e le banconote dell’Euro, la moneta unica europea che oggi compie, dunque, dieci anni.
Dieci anni fa, a mezzanotte, i fuochi artificiali illuminavano il cielo della Banca Centrale Europea a Francoforte; il Pont Neyf a Parigi venne illuminato di blu con 12 raggi di luce che simboleggiavano le dodici nazioni in cui l’Euro era divenuto la valuta corrente. Carlo Azeglio Ciampi, Presidente della Repubblica, spendeva i suoi primi 154 centesimi di euro per pagare due caffè, uno per sé e uno per la moglie al Caffé Gambrinus di Napoli e il Presidente della Commissione Europea Romano Prodi, a Vienna, comprava un mazzo di rose per la moglie Flavia. Pagando in euro, ovviamente. Le abitudini di spesa cambiavano, quella notte, per 300 milioni di persone.
Su Repubblica, Ezio Mauro scriveva un’editoriale intriso di celebrazione buonistica e pieno di previsioni che non si sarebbero verificate:
La moneta appare nuda perché nasce senza uno Stato che possa batterla, senza un esercito che sappia difenderla, senza un governo che riesca a guidarla, e infine senza un sovrano capace di rappresentarla e politicamente di “spenderla” nel mondo. Ma la stessa moneta creerà da sola, e impetuosamente, identità europea, coscienza comune, sovranità.
E ancora:
E chiederà dunque alla politica di fare d’ora in poi e in fretta la sua parte, colmando i ritardi e i vuoti per dare all’euro quel contesto istituzionale che oggi manca. Ciò che resta da fare sembra troppo, per le capacità e le prudenze della classe dirigente continentale, e per gli egoismi degli Stati nazionali rafforzati dallo strumento del veto che rende ognuno onnipotente in negativo. Ma ciò che è stato fatto, fino alla nascita dell’euro, è più grande e più incredibile ancora, se si pensa che il teatro della nuova moneta era pochi decenni fa avvelenato dai nazionalismi, imprigionato dalla doppia tragedia ideologica del nazismo e del comunismo, ferito da una guerra generata dall’Europa e qui divenuta mondiale.
Romano Prodi parlava addirittura di un sogno diventato realtà.
Dieci anni dopo, nessuno festeggia: nessuna cerimonia né conferenza stampa europea, solo qualche 2-euro celebrativa, con simboli generici: una famiglia, una nave, una fattoria, delle turbine a vento (la vedete nell’immagine). D’altro canto, i motivi per festeggiare non ci sono.
Dieci anni dopo, l’Euro è in crisi; l’Eurozona non è affatto diventata una realtà politica, sociale o culturale ma resta solamente una creatura sulla carta, unita da una moneta e, fra poco, da un patto fiscale europeo: chi temeva - non già gli euroscettici populisti, ma gli analisti più previdenti - che l’Europa divenisse una creazione perfetta per l’economia speculativa neoliberista vede i propri timori concretizzarsi sempre di più.
E il futuro appare quantomai oscuro e incerto.
mariostaffaroni
02 gen 2012 - 20:40 - #1Penso che proprio in questa mancanza di “festeggiamenti” collettivi forse diviene visibile la vera immagine della crisi attuale europea.
Un balzo in avanti con una moneta comune che preannunciava una intenzione di confederazione tendenziale tra le nazioni europee, si scopre essere stato trasformato mestamente in una macchina stritola popoli e lavoro. Non era necessario fosse così e non è necessario che finisca così. Avremo a breve le elezioni francesi e allora capiremo se per l’Euro esiste una seconda scelta o la fuoriuscita malaugurata divenga un multiplo percorso di sopravvivenza. Personalmente spero nella prima ipotesi. Ma credo la Germania dovrebbe sapere anche essa che non è affatto vero che sia: o euro o singole catastrofi. Credo dipenda da come se ne esca, nel disgraziato caso. Da monetine svalutate è sicuramente così. Ma se chi esce, in un paese che attua un pareggio di bilancio in coerenti riforme d’insieme, si riallinei in una notte ad esempio sul dollaro, sarebbe proprio disastro per chi dovesse venire costretto a tale scelta?
Il futuro Italiano, e non solo italiano, è oggi sulle due sponde del mediterraneo. La prosperità italiana plurisecolare ha coinciso col mediterraneo al centro di commerci e sviluppo. Oggi può tornare ad esserlo. E in questa ottica forse rischiano più, se da sole, le economie del nord europa.
Personalmente sono ancora europeista come speranza di sviluppo assieme. Ma credo che alla Germania vada quanto prima tolta la illusione che gli altri partner siano senza scelta alternativa e positiva. E’ un fatto di peso negoziale, credo. Altro che Commissari telefonati…