Sui tagli ai costi della politica si gioca una partita sporca quando scontata nel finale: gli onorevoli in carica non hanno alcuna intenzione di ridursi lo stipendio, nemmeno dalla prossima legislatura, e si trovano a gestire - senza troppi imbarazzi in verità - un conflitto di interessi talmente enorme da offuscare quello di Silvio B. L’ultima trovata, quelle di Tremonti mirata a riportare le indennità di deputati e senatori sulla media europea si stà già dimostrando la solita sparata mediatica priva di effetti.
La norma voluta da Giulio Tremonti e attesa dai presidenti di Camera e Senato sembrava molto semplice, stipendi parametrati alla media europea, ma in realtà rischia di rivelarsi inapplicabile.
Quell’articolo del decreto di luglio, come scrive la stessa Commissione, presenta infatti «aspetti di ambiguità e talvolta di contraddittorietà». E il gruppo di lavoro guidato dal presidente dell’Istat, Enrico Giovannini, composto da esperti di chiara fama, compreso un rappresentante di Eurostat, è letteralmente impazzito per tirarne fuori qualcosa di sensato. Senza riuscirci.
Il sistema è il solito, molto semplice: mentre si chiedono sacrifici enormi agli elettori si fa finta di partecipare, pure se in modo simbolico, ai sacrifici medesimi. In realtà il senso delle istituzioni dimostrato da buona parte di questi eletti è di molto inferiore allo zero e non hanno la minima intenzione di rinunciare a nulla. La crisi c’è ma la pagheranno gli italiani, quelli che non evadono, non portano i soldi in Svizzera per poi scudarli, quelli che non fanno gli onorevoli come professione.
L’unica nota positiva del lavoro della Commissione è che almeno sono stati messi in chiaro i numeri:
Più di 16 mila euro lordi al mese in tasca. Contro i 13.500 di un deputato francese, i 12.600 di uno tedesco, i poco più di 10 mila euro che guadagna un rappresentante della Camera olandese, i 9.200 di un deputato belga, gli 8.650 di un austriaco, per non parlare dei 4.630 euro che costituiscono il «misero» appannaggio di un deputato spagnolo.
Giocando con le varie voci che compongono lo stipendio di un onorevole e con le ambiguità inserite nella legge che prevedeva la Commissione Giovannini, i raffinati giuristi del Pdl hanno portato a casa un altro risultato: annullare ogni ipotesi di riduzione dei costi della politica. Tanto adesso c’è Monti, la colpa se la piglierà lui…
* Stranamente, nel libretto IL GOVERNO BERLUSCONI - LE PRINCIPALI REALIZZAZIONI (maggio 2008 - ottobre 2011), alla voce Riduzione dei costi della politica non c’è nessun accenno a questa norma sull’adeguamento degli stipendi degli onorevoli alla media europea. Forse già sapevano che era impossibile da attuare?
Via | Corriere.it
panoramix
03 gen 2012 - 12:44 - #1Trovo scandalosi questi stipendi - pagati da noi - a fronte di un debito pubblico accumulato da lor signori pari 1900 miliardi di euro . Questo è quello che sono riusciti a produrre, solo ed unicamente questo . E ora, un troglodito di nome Monti , chiede a noi sforzi inverosimili per riparare i danni fatti in 30 annni di malapolitica , mentre a loro nulla . VERGOGNA !
pigi
03 gen 2012 - 13:26 - #2Stiamo pur certi che ora gli alti papaveri dell’Istat riceveranno un lauto aumento.
E’ evidente che una comparazione delle retribuzioni dei parlamentari tra i diversi paesi non può essere precisa al millesimo, ma non serve neanche.
Per gli scopi della legge sarebbe bastata, come per i sondaggi, l’avvertenza di un margine di errore, per esempio, del dieci per cento sulla differenza.
Se gli stipendi dei parlamentari son più alti del sessanta per cento di quelli medi europei, con un margine di errore del dieci per cento, per esempio, avrebbe potuto voler dire che gli stipendi dei parlamentari italiani sono tra il cinquanta e settanta per cento in più di quelli medi europei.
Per ora tagliamo quel cinquanta, che è sicuro. Poi vedremo.
Lo avete capito che questi alti papaveri insieme ai politici e ai “tecnici” giocano in squadra per ingrassare sempre più alle nostre spalle?
gatzpacho
03 gen 2012 - 17:28 - #3Figli di Sultana!
valter29
04 gen 2012 - 09:47 - #4Giusto prendersela coi parlamentari anche perchè devono dare l’esempio ma altrettanto giusto sarebbe prendersela cogli alti papaveri dell’impiego pubblico. Scandaloso lo stipendio dello stenografo del Parlamento che prende come e più dei parlamentari. Già si sapeva che i dipendenti di tali organi prendevano grossi stipendi ma mai avrei pensato che superassero i 200.000 euro. E quello dei dipendenti delle camere non è l’unica realtà. Anche in comuni di medie dimensioni i capi servizio prendono più del sindaco e degli assessori e più dei parlamentari. La stessa cosa dicasi per i vertici burocratici delle ASL, delle varie Autority, dei consorzi, ecc. Un loro stipendio mensile vale la paga di un comune operaio riferita all’anno. Scandalizziamoci pure per i parlamentari ma anche per queste deviazioni volute e sostenute dai sindacati che hanno sempre appoggiato la carriera basata sull’anzianità di servizio e sulle tessere sindacali e politiche dei dipendenti pubblici. Una volta il pubblico dipendente prendeva meno del corrispettivo privato poichè aveva la sicurezza del posto di lavoro. Poi si affermò il principio che per avere buoni dipendenti pubblici bisognava pagarli come e meglio dei privati. La cosa fu realizzata ma la qualità dei servizi non migliorò, anzi peggiorò per via dei vari appoggi che uno poteve avere. E’ ora che allo stipendio dei vertici pubblici venga imposto un tetto e che venga realizzata la meritocrazia. Spero molto nel governo Monti perchè se non la fa lui non la farà mai nessuno.