
Giorgio Napolitano ha ricevuto al Quirinale il Presidente del Senato Renato Schifani e il Presidente della Camera Gianfranco Fini: oggetto dell’incontro, la definizione della futura attività parlamentare. Ovviamente, dopo la decisione di oggi della Consulta - che, come ampiamente prevedibile, ha bocciato i due quesiti referendari sul “porcellum” - un delle priorità è diventata la legge elettorale.
In una nota del Quirinale che parla dell’incontro serale si legge:
In particolare, alla luce della sentenza emessa dalla Corte Costituzionale nel rigoroso esercizio della propria funzione, è ai partiti e al Parlamento che spetta assumere il compito di proporre e adottare modifiche della vigente legge elettorale secondo esigenze largamente avvertite dall’opinione pubblica.
Dal Colle, Napolitano, che in giornata ha fronteggiato le accuse di Antonio Di Pietro, richiamando il leader dell’IdV, aveva lasciato intendere già in giornata che si sarebbe dovuto mettere mano alla legge elettorale:
Un diverso meccanismo elettorale è necessario per determinare un ritorno di fiducia. L’attuale sistema ha interrotto un rapporto che esisteva fra elettore ed eletto. Non voglio idoleggiare sistemi elettorali del passato, ma solo dire che prima c’era un collegamento più diretto.
Insomma, non c’è bisogno di tornare al proporzionale ma si deve ripensare il sistema. E’ una litania che va avanti da tempo immemorabile. E sembra piuttosto complicato, sinceramente, che questo Parlamento possa trovare un accordo su una nuova legge elettorale. D’altro canto, se si tornasse alle urne con questo meccanismo il rischio scollamento fra elettore ed eletto proseguirà nel tempo. E non solo quello.
ventoacqua
13 gen 2012 - 01:18 - #1Non so cosa sia più probabile, che il Parlamento approvi una legge elettorale rispettosa dei cittadini o che Cosentino si co-stituisca….
zaku71
13 gen 2012 - 09:21 - #2Togliessero almeno le liste bloccate!
nchomsky
14 gen 2012 - 18:48 - #3IL SICURO RISPETTO DEL “PATTO” TRA BOSSI E BERLUSCONI.
di Paolo Flores d’Arcais
Quanto potrà durare la convivenza tra il
governo “salva Italia” e la maggioranza
parlamentare “salva camorra”? Qualche
mese, ha stabilito lo sciagurato patto intercorso
tra Bossi e Berlusconi: si vota tra maggio
e giugno, io ti offro l’impunità per il tuo
amico onorevole frequentatore dei “casalesi”e
tu mi contraccambi non dando tempo a Maroni
di organizzarsi per prendermi la Lega,
questo in soldoni (è il caso di dirlo) il mercimonio
tra i due Le Pen alla matriciana che da
quasi un ventennio infestano il paese. En passant,
un grazie di cuore agli altrettanto onorevoli
deputati del partito di Pannella.
Che il governo Napolitano-Monti-Passera sia
davvero il governo “salva Italia” è ovviamente
tutto da dimostrare. Qui lo assumiamo per presupposto,
e quando ci sarà da lottare contro le
iniquità annunciate non staremo certo a guardare.
Che la maggioranza parlamentare sia “sal -
va camorra” è invece ormai conclamato, e anzi
orgogliosamente, visto il carosello di applausi
e felicitazioni che hanno salutato l’Impunito,
prontamente invitato da Vespa come tronista
del suo show di regime.
Quali siano le ragioni del vergognoso voto lo ha
del resto confessato candidamente uno di loro:
altrimenti quelli (sarebbero i magistrati!) ci
vengono a prendere uno per uno! E perché
mai? Solo chi ha commesso crimini parla così.
Evidentemente i parlamentari “salva camorra”
sanno quante illegalità hanno perpetrato, a cominciare
dal loro boss Berlusconi. Noi possiamo
solo immaginarlo, e puntualmente fantasia
e satira si dimostrano inferiori alla realtà.
Dunque con ogni probabilità tra maggio e giugno
si vota, poiché i patti scellerati sono quelli
maggiormente rispettati, proprio da gente della
risma dei due B, che le promesse agli elettori
le valuta meno di certa carta. Le forze democratiche
vogliono arrivarci di nuovo impreparate,
e consentire così che si realizzi ciò che
oggi sembra solo raccapricciante fantascienza,
il ritorno al governo dei due, con le straripanti
pulsioni fasciste a quel punto senza argini?
Perché si voterà con il sistema “Po rc a t a ”, inutile
farsi illusioni. Con il quale i voti fuori dalle
due coalizioni maggiori contano solo per partecipare
alle spoglie della sconfitta. Dunque è
necessario che nella coalizione repubblicano-
costituzionale una parte cruciale la giochino
una o più liste autonome di società civile,
legate alle tematiche e alle passioni di dieci anni
di lotte. E nessuna sirena centrista. Sarà bene
lavorarci subito, discuterne fin da ora e operativamente
su giornali e web, perché molto
presto potrebbe già diventare troppo tardi.
nchomsky
18 feb 2012 - 11:58 - #4Lo spread morale
di Marco Travaglio
Il caso Tedesco, in Italia, è il Parlamento che salva
due volte l’ennesimo parlamentare dall’ar resto
per corruzione, concussione, falso, truffa,
turbativa d’asta, associazione per delinquere. Il
caso tedesco, in Germania, è il presidente della
Repubblica che si dimette per un prestito agevolato. Lo
spread che divide Italia e Germania è tutto qui: il
diverso rendimento dei titoli di Stato è solo una
conseguenza. E chi, in questi mesi, si è molto divertito
a sbeffeggiare Angela Merkel perché “fa gli interessi
della Germania”, dovrebbe vergognarsi e andarsi a
nascondere. Che dovrebbe fare un capo di governo, se
non gli interessi del suo paese? E che dovrebbe fare un
capo di Stato coinvolto in uno scandalo se non
dimettersi e consegnarsi alla Giustizia? Lo stupore di
noi italiani alla notizia delle dimissioni di Wulff è la
nostra irredimibile dannazione. Siamo così abituati alle
cazzate dei politici sull’immunità parlamentare, sulla
presunzione di innocenza, sull’accanimento
giudiziario, sullo scontro fra politica e magistratura,
sulle toghe politicizzate, sul “così fan tutti” e sull’“a mia
insaputa”, da non capacitarci dinanzi al gesto normale
di uno statista chiacchierato che se ne va a casa. Con il
candore disarmante del bambino che urla “il re è
nu d o ! ”, la Merkel ha commentato: “Il presidente non
poteva più servire il popolo”. Qualcuno in Italia
penserà che si sia convertita al maoismo: invece è e
resta una robusta democristiana. Ma lo spread fra Italia
e Germania è tutto qui: in quel “servire il popolo”. Non
si può servire il popolo quando si è sospettati di
comportamenti scorretti, né quando ci si deve dividere
fra i palazzi delle istituzioni e quelli di giustizia.
Checché ci abbiano raccontato i trombettieri di regime
a ogni lodo Maccanico-Schifani, a ogni lodo Alfano, a
ogni legittimo impedimento sulla necessità di
importare la celebre “immunità per le alte cariche” ch e
sarebbe già “prevista in tutto il mondo”, scopriamo che
quella immunità, come la pensano i nostri ladri della
patria, non esiste da nessuna parte. In pochi paesi,
come la Francia, è prevista solo per il capo dello Stato e
solo finché resta in carica. E in Germania nemmeno
per lui: spetta al Parlamento, come per qualunque
parlamentare, concedere o negare l’autorizzazione a
procedere: ma solo sulla carta, perché nella realtà il
Parlamento tedesco l’autorizzazione ai giudici la
concede sempre. Wulff sapeva che avrebbe presto
perduto lo scudo protettivo. E, dinanzi alla prospettiva
di fare il presidente e l’imputato, s’è dimesso da
presidente. In Italia, dovendo scegliere, si dimettono
da imputati. E, si badi bene, Wulff non ammette affatto
di essere colpevole, anzi: si proclama innocente. Ma
vuole difendersi come un comune cittadino, senza i
privilegi connessi alla carica. Esattamente come fece il
suo omologo israeliano Katsav, accusato di molestie
sessuali: pur potendo avvalersi dell’i m mu n i t à
presidenziale, non la invocò neppure (gli veniva da
ridere all’idea che molestare segretarie fosse un reato
connesso alla carica). Così le democrazie vere si
difendono dalla corruzione: dando l’esempio dall’alto.
Da ieri B. ha un motivo in più per detestare la “culona”
(mentre Wulff si dimetteva, il Pdl nominava il
plurimputato Verdini commissario a Modena per
ripulire il partito inquinato da infiltrazioni malavitose:
come nei film western, quando il bandito diventa
sceriffo). Ma il caso tedesco (con la t minuscola) mette
in mora tutta la classe dirigente italiota: i nostri partiti,
ma anche i tecnici alla Severino, che continuano a
baloccarsi con la famosa e fumosa “l e g ge
anticor r uzione” di rinvio in rinvio, per far scadere
anche questa legislatura senz’aver fatto nulla contro il
cancro che ci trascina verso il baratro. C’è da sperare
che la Merkel perda le prossime elezioni e dunque,
come si usa nelle democrazie serie, vada in pensione:
quando anche Monti alzerà bandiera bianca, sconfitto
dal partito trasversale del malaffare, potremo sempre
prenderla in prestito per un po’, di seconda mano.