Ore 12 - Assemblea Pd: tregua "armata" o resa dei conti?

altroSarà anche vero che la “svolta” di Berlusconi favorisce indirettamente il Pd e un suo rinserrare le fila su una linea di opposizione dura, da molti invocata e adesso fatta propria anche da Veltroni.

Ma l’Assemblea nazionale di oggi e domani alla nuova Fiera di Roma (tremila delegati) si svolge in un clima impensabile solo poche settimane addietro. Fino ai primi di aprile Veltroni e il Pd avevano il vento in poppa e sembravano veleggiare verso mete radiose. Poi il ko delle elezioni politiche, la successiva debacle delle amministrative di Roma, per ultimo lo tsunami in Sicilia con il Pdl che con 8 a zero fa “cappotto” e il Partito democratico letteralmente “squagliato”.

Insomma, una via crucis per Veltroni,(accusato da alcuni di non aver spiegato e ammesso i propri errori), con un partito in discesa libera, isolato, e con una strategia battuta dai fatti. Un partito in mezzo al guado e senza bussola.

Pur di fronte a questa situazione, l’Assise romana non sarà l’occasione per la resa dei conti. Anche se circola lo slogan/ultimatum “O si cambia linea o si cambia leader”.

Basterebbe un soffio per far saltare il segretario, su cui pende in queste ore anche la spada dello sfascio finanziario del comune di Roma. Ma oggi uno sbocco traumatico trascinerebbe l’intera nomenclatura nella polvere lasciando il partito nel caos.

Le varie anime del partito, oramai vere e proprie correnti più o meno organizzate e più o meno riconosciute, strumenti per difendere risorse e sopravvivenza, lanceranno segnali di allarme interni ma si concentreranno su come contrastare la svolta di Berlusconi che “ha tagliato il filo del dialogo”. Tireranno il fiato, in una specie di “tregua balneare”, rinviando tutti i nodi a settembre, compresi quelli dell’elezione del presidente del partito e della collocazione europea, quelli dell’identità, del pluralismo, della costruzione dei gruppi dirigenti.

Ma, pur in una Assemblea “blindata” e fatta su misura del segretario, con l’aria che tira, tutto può accadere. Anche uno strappo lacerante. L’ombra di Romano Prodi (con le sue irrevocabili dimissioni da presidente del partito e da presidente onorario del Partito democratico europeo) aleggia nell’Assemblea. La vexata questio della presidenza è una bomba ad orologeria. Gli ulivisti e i prodiani sono sul piede di guerra. Se Rosy Bindi presenterà la mozione che ha già preparato con i “suoi”, si avrà il primo vero strappo ufficiale nel Pd.

Non mancheranno di farsi sentire, oltre la sinistra “marginalizzata”, gli altri due capi “corrente”: da una parte Rutelli (che si rifà ai democratici europei che guardano al mondo cattolico) e dall’altra D’Alema (più Fassino) che spinge verso il Pse convinto delle radici e delle identità socialiste del Partito democratico italiano. Veltroni (che metterà ai voti, oltre la direzione, anche la sua relazione, chiedendo una rinnovata fiducia al partito) dovrà dosare bene i tasti dell’autocritica e quelli della riconferma del partito a “vocazione maggioritaria” che comunque ha permesso di costruire per la prima volta in Italia una forza riformista votata da un italiano su tre.

Ci risiamo: è la vecchia storia del bicchiere mezzo vuoto o mezzo pieno. Quell’italiano su tre sembra però svanire come neve al sole. E, comunque, al di là delle parole un fatto è certo: il bipartitismo lavora per il Cavaliere. L’Italia è in mano a Berlusconi e alla destra, la sinistra è “scomparsa”, il Pd cerca se stesso e una scialuppa per non naufragare.

Sono in molti, per scalzare il segretario, ad attendere una nuova batosta, quella delle elezioni europee. Adesso tocca per primo a Veltroni, il “Re ombra” come ironizza Arturo Parisi, tirar fuori le castagne dal fuoco. Basteranno le quaranta cartelle della relazione?

  • shares
  • +1
  • Mail
1 commenti Aggiorna
Ordina:

I VIDEO DEL CANALE NEWS DI BLOGO