E così il Consiglio dei Ministri ha varato il decreto Semplificazione. All’interno molti elementi positivi che snelliranno la burocrazia sia per i cittadini che per le imprese, ma anche una norma interessante per quel che riguarda il valore legale del titolo di studio. “Non ci sarà alcuna variazione per quel che riguarda il valore legale del titolo di studio e della laurea” ha spiegato Mario Monti, aggiungendo che ci sarà “una consultazione pubblica” a riguardo.
Ma che cosa si intende per valore legale del titolo di studio? Lo spiegava bene Alessandro Barbera su La Stampa
La fine del modello egualitarista che ancora oggi, di fronte allo Stato, fa valere un diploma targato Bocconi come quello di qualunque università di provincia. (…) Il valore legale dei titoli di studio resta, ma cambia e si indebolisce per favorire la competizione fra università. Il grimaldello è al punto «d» di un articolo al quale ieri mattina mancava ancora il numero progressivo. «Consentire l’accesso ai concorsi pubblici ai soggetti in possesso del diploma di laurea nonché, ove necessario, di ulteriori specifiche esperienze professionali».
Precisa la più nota enciclopedia online:
Nell’ordinamento giuridico italiano il titolo di studio a cui viene attribuito valore legale è un certificato rilasciato da un’autorità scolastica o accademica nell’esercizio di una funzione pubblica
Il valore legale del titolo di studio garantisce tre punti fondamentali:
1) il proseguimento degli studi nel sistema scolastico o accademico nazionale
2) l’ammissione ad esami di Stato finalizzati all’iscrizione ad albi, collegi ed ordini professionali
3) la partecipazione a concorsi banditi dalla pubblica amministrazione e l’inquadramento in precisi profili funzionali lavorativi
Conclude - ma il pezzo è uscito ieri, attenzione: Monti oggi ha solo parlato di consultazione pubblica - Alessandro Barbera, dandoci un quadro di come potrebbe cambiare la situazione per alcuni concorsi pubblici ed esami di Stato
D’ora in poi chi bandirà concorsi pubblici - dagli albi ai ministeri - potrà chiedere titoli diversi dalla mera laurea: master, specializzazioni, corsi post-laurea, dottorati, l’aver superato certi esami e non altri. Di più: la richiesta di un «congruo numero di crediti formativi» significa far valere il diploma di una certa università più di un altro. Solo questo dettaglio basta a cambiare tutto
Hai detto niente.
Foto | ©TMNews
gigi30a
27 gen 2012 - 21:00 - #1io lavoro con i disabili e il certificato unico per i disabili è una gran cosa
ma una volta non vi era un ministero per la sempificazione?
che hanno fatto in 3 anni??????????????
mauriziosat,9
28 gen 2012 - 02:43 - #2in 3 anni HANNO FATTO QUESTO ……..Monti ne ha solo dato notizia ….
tutto il lavoro è stato fatto negli ultimi 2 anni .
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solo che i soliti POLLI non lo comprendono …..ed i “giornalisti” ….stendiamo un velo pietoso
maccol
28 gen 2012 - 09:34 - #3sono perplesso
valter29
28 gen 2012 - 13:46 - #4E’ chiaro che un provvedimento del genere, tanto atteso dagli italiani, deve avere radici in tempi precedenti alla venuta di Monti e il precedente governo aveva già soppresso molte norme strozzatrici. Quello di oggi è un completamento che incide più profondamente. Peccato che sia saltato il discorso sui titoli di studio che invece andava caso mai rafforzato poichè sappiamo tutti che certe università e certi istituti preparano megli di altri e che certi titoli di studio in determinate realtà vengono semplicemente comprati. Era ed è giusto fare dei distinguo. Quando mi sono laureato io, molti anni fa, ed ero in cerca di lavoro la prima cosa che mi domandavano era: ” In quale università si è laureato?”. Non mi hanno mai chiesto con quale punteggio avessi conseguito la mia laurea poichè bastava il nome dell’università a garantire una migliore preparazione rispetto alle altre.