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Ma allora come finisce col valore legale del titolo di studio?

Pubblicato: 31 gen 2012 da Guido

Commenti dei lettori

valore legale titolo di studio

Ancora una volta, l’ennesima nel giro di pochi anni, in un Consiglio dei Ministri si è tornati a parlare dell’annosa questione del valore legale del titolo di studio. E ancora una volta si è deciso di non decidere, di intervenire con il bisturi anziché con il machete, cercando di cambiare poco affinché tutto cambi. Già Letizia Moratti, quando era ministro dell’Istruzione, provò ad aggirare questo totem, e da ultimo ci sta provando il governo di Mario Monti. E anche se il risultato è stato un nuovo rinvio, tutto fa pensare che stavolta si faccia sul serio. Ma qual è la questione sul tavolo, e perché divide così tanto?

In Italia, seguendo una dottrina condivisa da tutta Europa, la laurea è un certificato rilasciato dalle autorità accademiche, e come ogni certificato è uguale per tutti. Davanti alla legge non c’è differenza tra un laureato in una qualche famosa università, magari privata, e un laureato in un minuscolo e scalcinato ateneo di qualche regione svantaggiata. Questo discorso vale soprattutto, se non esclusivamente, per i concorsi pubblici, perché in tutte le altre circostanze l’ateneo di provenienza è una discriminante essenziale per l’assunzione e per il curriculum.

La dottrina che il governo vorrebbe applicare proviene invece dagli Usa, dove la laurea non ha valore legale. Il valore del titolo di studio deriva unicamente dalla provenienza: un laureato alla Columbia, o a Harvard avrà sempre una marcia in più rispetto a uno proveniente da università meno prestigiose. Se la questione si fermasse qui, sarebbe tutto relativamente semplice. Il discorso si complica quando si arriva alla messa in pratica: in primo luogo quello che spaventa il governo (e che ha provocato la levata di scudi dei ministri Cancellieri e Severino) è il caos che si verrebbe a creare nei concorsi pubblici, dove in linea teorica i laureati potrebbero essere messi sullo stesso piano dei non laureati in possesso di altre caratteristiche richieste.

Ma soprattutto si verrebbe a creare una grave disuguaglianza tra cittadini, qualcosa di fortemente antidemocratico. Perché se è giusto incoraggiare chi ha studiato sodo, e penalizzare invece chi ha cercato scorciatoie in qualche “laureificio”, va anche detto che un provvedimento come l’abolizione del valore legale del titolo di studio potrebbe essere accettabile solo dopo aver reso paritario l’accesso all’istruzione. E in un paese dalle forti disuguaglianze economiche e sociali come il nostro, non si può dimenticare che molti studenti si laureano in atenei “di serie B” non perché vogliano fare i furbi ma perché non possono permettersi di emigrare o di pagare la retta di un’università privata, e questo non vuol dire che valgano meno.

Così come non si può dimenticare che, nell’Italia dei tagli lineari all’istruzione pubblica, sono le università private come la Bocconi, la Luiss e la Cattolica a poter vantare il maggior prestigio, e il divario con gli atenei pubblici è destinato ad aumentare. E se anche questo scoraggiasse la nascita dei “laureifici”, lo stesso non andrebbe a vantaggio degli studenti.
Non è un caso se questa dottrina nasce negli Stati Uniti, dove tutte le università importanti sono private, e anzi l’università pubblica è una barzelletta. E non è un caso, aggiungono i maligni, se a portare a termine questo provvedimento sarà il governo dei “bocconiani”.

Tra i favorevoli al provvedimento, Pietro Manzini, dell’Università di Bologna, che su lavoce.info scrive:

“Oggi, in base al valore legale del titolo di studio, ogni laurea conferita da una qualsiasi delle circa ottanta università italiane ha lo stesso peso nel mercato degli impieghi pubblici: un giovane laureato in medicina in un’università che gli ha insegnato poco o nulla “vale”, per un possibile datore di lavoro pubblico, esattamente quanto un giovane medico laureato in un’università severa che lo ha ben preparato alla professione. Una Asl che volesse giudicare i due giovani dottori ai fini dell’assunzione non potrebbe privilegiare la laurea formativa a discapito di quella scadente. Dovrebbe trattare i due come se avessero lo stessa identica formazione e lo stesso sapere.”

Il movimento studentesco Link replica con un comunicato in cui si sintetizzano così i due motivi della contrarietà alla riforma:

“1) nella maggior parte dei concorsi pubblici, il voto di laurea incide in misura estremamente minore rispetto alla preparazione mostrata dal candidato nel corso delle prove (scritta e/o orale)
2) un sistema siffatto aprirebbe a maggiore discrezionalità all’interno delle procedure concorsuali, con il rischio che candidati meno preparati di altri siano avvantaggiati non per le loro esperienze professionali ma per amicizie o le relazioni di cui godono, problema questo già esistente nel nostro paese ma che senza neppure la tutela di un valore legale del titolo di studio, si amplierebbe notevolmente.”

Foto | Giorgio Napolitano riceve la laurea honoris causa dall’Università di Bologna ©TMNews

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6 commenti

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  • Profilo di boh1

    boh1

    31 gen 2012 - 14:05 - #1
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    voglio dire ma è questo il problema ???!!
    Pietro Manzini scrive delle banalità così assurde e onestamente non mi stupisce faccia parte del fantomatico “mondo universitario” produttore di menti illuminate.

    ” Una Asl che volesse giudicare i due giovani dottori ai fini dell’assunzione non potrebbe privilegiare la laurea formativa a discapito di quella scadente. Dovrebbe trattare i due come se avessero lo stessa identica formazione e lo stesso sapere.”

    appunto e allora che si cambi il criterio in base al quale vengono assunti i medici nelle Asl , non che si tolga il valore legale dei titoli di studio !!
    che vengano assunti in base alle reali esperienze sul campo, capacità ecc.
    come avviene quando si è assunti in qualsiasi azienda privata.
    ma ci rendiamo conto di quali argomentazioni farlocche ci tocca leggere ??!

  • Profilo di maccol

    maccol

    31 gen 2012 - 14:15 - #2
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    Basterebbe inserire un severo periodo di prova con responsabilità severe per la comissione giudicante. Il sistema americano svantaggia le parti socialmente deboli e questo in ogni caso non mi sembra giusto

  • Profilo di pigi

    pigi

    31 gen 2012 - 14:16 - #3
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    Scusate, ma allora non saranno i concorsi una barzelletta?
    Se partecipano ad un concorso il laureato in una facoltà scadente e uno invece in una seria, quello della facoltà scadente verrà inevitabilmente bocciato alle prove, se il concorso è serio.
    Per il resto, c’è da chiedersi perché, per esempio, uno studente a cui manchi solo la tesi non possa partecipare ad un concorso perché formalmente non laureato. Probabilmente è più preparato degli altri perché fresco di studi.
    Da questo ragionamento si ricava che il vero problema è la serietà dei concorsi, a cui si può ovviare abbastanza facilmente mediante concorsi nazionali, commissioni scelte con sorteggio, test preliminari e quant’altro possa servire ad evitare raccomandazioni.

  • Profilo di ice

    ice

    31 gen 2012 - 15:27 - #4
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    credo che sia innnazitutto chiarirsi su cosa si intende per “abolizione del vlaore legale della laurea”
    perchè un conto è affermare che un 110 dell’Università di Camerino non equivale ad un 110 della Luiss
    Tutt’altra cosa è affermare che avere o no la laurea sia ininfluente.
    .
    il problema è che dopo anni di proliferare di nuovi atenei, con enorme sperpero di denaro pubblicio in edifici e personale, sia necessario fare un invecersione di tendenze
    diminuire drasticamente il numero degli atenei, uno per regione
    E utilizzare tutti i soldi oggi sprecati per fare ediliza scolastia di supporto ai fuorisede
    Solo grnadi università possono dotarsi dei laboratori di ricerca necessari oggi
    Le attuali universià italiane di provincia sono poco piu che dei licei a tempo pieno
    Devono fondersi
    Gli attuali atenei di provincia possono diventare sedi distaccate per corsi di laurea specifici o centri di eccellenza specialistici, facendo tesoro di sinergie col tessutto indstriale locale
    FINE
    io sono tornato dopo 15 anni nella mia università ed era irriconoscibile
    Trasformata in una sorta di baracca, mancavano i fondi per fare qualunqe cosa. Figrarsi nuovi investimenti in ricerca e attrezzature

  • Profilo di ice

    ice

    31 gen 2012 - 15:32 - #5
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    credo che il ragionamento che vada fatto per l’università pubblica sia:
    è importante garantire a tutti l’accesso ad un università che dopo 5 anni di tempo ti lascia in mano un pezzo di carta straccia, valido solo per i concorsi pubblici, ma che non ti permette assolutamente di comptere con un neolaureato USA o UK o DE
    Oppure se la laurea deve essere un investimento del paese e dell’individuo per mettere ad entrambi di diventare piu competitivi in ambito internazionale
    .
    Tutti i soldi risparmiati in atenei diffusi sul territorio con relative spese di infrastruture e personale, andrebbero investiti in servizi agli studenti fuorisede e borse di studio per i meritevoli
    . e basta
    Ricrodiamoci che l’università pubblica non la mantiene solo chi paga la retta, ma tutti coloro che pagano le tasse.
    Quindi visto che l’università pubblica è uno sforzo per la collettivià intera, deve dare un vantaggio alla collettività tutta

  • Profilo di vivalacostituzione

    vivalacostituzione

    31 gen 2012 - 21:40 - #6
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    Il valore legale della laurea deve rimanere.
    Devono essere serie le procedure concorsuali di selezione.
    Se il cocorso viene gestito seriamente è giusto che vi possano partecipare sia il laureato alla Bocconi che quello laureato in una Università meno prestigiosa.
    Saranno le prove del concorso che faranno emergere i più meritevoli.