Dopo il polverone sollevato dalla sua frase provocatoria: “Il posto fisso è monotono”, Mario Monti è tornato sul delicato argomento. “Una frase come quella” detta a Matrix “presa fuori dal contesto può prestarsi all’equivoco”. Così il premier parlando a Repubblica.it.
“Se per posto fisso intendiamo un posto di lavoro che ha una sua stabilità e delle tutele - ha sottolineato - è ovvio che è un valore positivo. La frase che ho usato diceva che i giovani devono abituarsi all’idea che non avranno un posto fisso per tutta la vita, non lo avranno come capitava ancora nella mia generazione” in cui si aveva “un lavoro stabile presso un unico datore di lavoro, in una stessa sede per tutta la vita”. Polemica chiusa o altra benzina sul fuoco?
Monti sottolinea che al primo punto dell’agenda dell’esecutivo c’è il lavoro per i giovani. “Creare lavoro per i giovani è l’obiettivo centrale di tutta la politica economica e sociale del governo, se ci si riesce e ci vorrà del tempo, ma questo non significa che i giovani debbano e possano avere quel lavoro per tutta la loro esistenza, il cambiamento è da guardare positivamente e non negativamente”.
Quindi una bacchettata ai passati governi: “Non tocca dire a me se il mio governo ha un cuore buono, ma invito gli italiani a tener conto che se l’Italia è ridotta un po’ male è perchè i governi italiani per decenni hanno avuto il cuore troppo buono, diffondendo buonismo sociale, coprendolo con il debito a danno dei giovani d’oggi”. Realismo o schematismo?
Poi sull’ ARTICOLO 18: “Per come viene applicato l’articolo 18 in Italia”, sconsiglia «investimenti di capitali stranieri ma anche italiani in Italia”. L’art. 18 è “un tema centrale della discussione, uno dei tanti” sul tavolo del dibattito sulla riforma del mercato del lavoro, sottolinea il presidente del Consiglio. Il dibattito sulla norma dello statuto dei lavoratori, in passato “sembrava una contrapposizione tra Orazi e Curiazi”, con chi “lo considera la punta offensiva della spada mentre altri il centro dello scudo difensivo. E’ ora di passare dai simboli, dai miti alla realtà pragmatica”.
codroipo
03 feb 2012 - 18:40 - #1la verità fa male …
L’Italia in fondo è socialista quanto Cuba
smoth
03 feb 2012 - 18:47 - #2e allora direi che è il caso che prima intervenga su altro.
ipotesi per il sig. Monti, che lui non considera: se un giovane appena uscito dagli studi, entra nel mondo del lavoro (se lo trova), se vuole comprare casa dovrà rivolgersi a una banca. Una banca chiederà al giovane delle garanzie tra cui se il posto di lavoro è sicuro, quindi fisso. (già succede per l’acquisto di un’auto figurati per una casa!)
Ora, se i giovani “dovranno” abituarsi a muoversi, quale banca darà prestiti a questi giovani?
Altra domanda, a quel punto il giovane cosa pensa a fare alla casa se tanto dovrà pensare alla sua mobilità lavorativa da una città all’altra?
codroipo
03 feb 2012 - 18:49 - #3smoth
il tuo commento dimostra che l ‘Italia è un paese immobile.
ovvio che la banca si adatta a quella che è la realtà ideale, non sta a lei far le regole ma solo profitto
smoth
03 feb 2012 - 18:53 - #4si ma non è che solo le banche devono pensare al profitto!
anche le singole persone pensano al loro profitto.
più instabilità, meno acquisti.
se c’è da variare qualcosa nell’art. 18 perchè qualcosa non va ok, ma prima bisogna pensare anche a sbloccare altre cose perchè se no l’economia rimane com’è.
gigi30a
03 feb 2012 - 19:30 - #5io proprio non vi capisco allora voi che tanto difendete art 18 forse siete tutti lavoratori statali io invece ho sempre lavorato con privati e mi hanno sempre mandato a casa quando hanno voluto i trucchi sono tanti per esempio farti mobbing e te ne vai da solo con i tuoi piedi ha uno gli ho fatto causa sono 5 anni che giro per tribunali!!
con il tempo ho imparato che l’unico modo per tenersi un lavoro è formarsi continuamente in modo che il datore di lavoro se ti manda a casa ha una grossa perdita pultroppo pero ci sono lavori a basso valore aggiunto e li ti possono ricattarti come vogliono ANKE ADESSO CON LART18
Tonino 89
03 feb 2012 - 19:58 - #6Io personalmente non capisco tutta questa ostilità verso l’ art 18, se è vero che serve riformazione e ricollocazione del lavoratore, in realtà questa cosa è un mito, ma mettiamo che è così, che problema crea l’ art 18?
Ps quando l’ Italia cresceva del 6% l’ anno non c’ erano questi miti attuali della flessibilità, mobilità e sciocchezze varie, c’ era una semplice cosa: il lavoro. Ecco il punto tutte queste cose senza senso come la mobilità o flessibilità o precariato ci sono per nascondere una triste verità: NON C’ è LAVORO!
theclubber
04 feb 2012 - 07:52 - #7Ma solo secondo me Monti per “posto fisso” intendeva quei lavoratori che stanno nella stessa azienda per 30/35 anni?! Io l’ho interpretata così! Se prendiamo i cinquantenni di adesso, molti rientrano in questa categoria…
Non confondiamo posto fisso con contratto a tempo indeterminato!
pigi
04 feb 2012 - 10:27 - #8La mobilità è ostacolata da tanti balzelli, e Monti li ha aumentati.
Supponiamo di perdere il lavoro e di trovarne un altro in un’altra regione. Il proprietario di abitazione deve vendere la propria e acquistarne un’altra, magari dopo essere andato qualche tempo in affitto.
Certo, ci sono le spese di trasloco, ma ora deve anche pagare la tangente ai notai ed allo stato, sotto forma di tasse di registro, di iva, anche se agevolata.
Alla fine è una bella botta, qualche migliaio di euro, ed evidentemente è un motivo importante perché la gente difenda con le unghie e con i denti la propria posizione.
Poi l’affitto. Il famigerato equo canone, e le difficoltà per riavere il proprio immobile (vedi le continue proroghe degli sfratti, l’ultima di questo governo), hanno fatto sì che gli affitti siano carissimi, rispetto all’enorme offerta potenziale di abitazioni.
Caro Monti, tu te la prendi con gli effetti senza preoccuparti delle cause, che tu hai contribuito a perpetuare.