Nel Partito Democratico settanta senatori scrivono una lettera per chiedere "uno scatto d'orgoglio"

Scritto da: -

Nel testo si chiede che il partito sappia prendere posizioni difficili, ma che poi sia in grado di comunicarle. "Il governo Letta è la migliore scelta in queste circostanze".

A prima vista la lettera sottoscritta dai settanta senatori del Partito Democratico sembra una critica verso la decisione del Pd di votare, ieri, a favore della sospensione - per un pomeriggio, invece che per tre giorni - dei lavori parlamentari per permettere al Pdl di discutere dei guai giudiziari di Berlusconi. A prima vista, però. Perché in verità in quella lettera si critica non tanto quella decisione, quanto il modo pavido con cui il Pd ha reagito a quella situazione e agli attacchi arrivati dalle fila del Movimento 5 Stelle.

“La distanza tra quanto comunicato in queste ore e ciò che davvero è accaduto e sta accadendo nelle aule parlamentari è davvero paradossale“. Questo scrivono i senatori, tra cui Francesco Russo, Valeria Fedeli, Claudio Martini, Rita Ghedini, Giorgio Tonini, Francesco Verducci, Miguel Gotor, Stefano Collina, Paolo Corsini, Vannino Chiti, Camilla Fabbri, Paolo Guerrieri, Stefano Esposito, Giorgio Santini, Angelica Saggese, Giancarlo Sangalli, Francesca Puglisi e Rosanna Filippin.

Miguel Gotor cerca di inquadrare meglio quanto è successo: “Ieri mattina il Pdl ci ha chiesto di sospendere l’attività parlamentare per tre giorni Noi abbiamo risposto di no e alla fine lo stop si è ridotto a un pomeriggio, che i pidiellini hanno mascherato dietro la necessità di urgenti riunioni dei gruppi. Tutto questo fa parte della normale dialettica democratica“. Uno stop che però è stato preso di mira dal M5S - che ha accusato il Pd di collusione - e dai ribelli del Partito Democratico, che ne hanno approfittato per attaccare il governo.

Contro questa situazione si scagliano i firmatari della lettera, una situazione in cui il Pd non ha il coraggio di comunicare con fermezza e chiarezza le sue posizioni. Ecco cosa c’è scritto nel testo, in cui si chiede anche uno “scatto d’orgoglio”:

“Appare in gran parte incomprensibile l’occasione che sta perdendo il partito di spiegare e valorizzare le scelte, certo faticose e non facili, dei suoi parlamentari. Siamo concordi nel giudizio critico sugli eventi di ieri, la drammatizzazione di vicende giudiziarie del leader di un partito, il Pdl, con toni e modalità che nessuno di noi ha condiviso. Piacerebbe, però, vedere uno scatto d’orgoglio da parte del Pd e che fossero comunicate meglio le nostre buone ragioni al Paese. A cominciare dalla fatica e dalla responsabilità nel sostenere un Governo chiamato a realizzare riforme a fronte di una crisi gravissima”.

Insomma, il comportamento del Pdl non è stato dei migliori, ma - come ha sottolineato anche Telese in un articolo su Linkiesta - quando il nemico chiede un time out di riflessione è buona norma concederglielo. Prosegue la lettera:

“Sapevamo che non stavamo creando un governo di larghe intese con Merkel o Cameron, ma le condizioni di urgenza cui ci richiamava qualche settimana fa il presidente Napolitano non sono cambiate. E’ demagogico invocare il ritorno alle urne quando tutti sappiamo che il porcellum ci restituirebbe un parlamento altrettanto frammentato e ingovernabile. Non sosterremmo un minuto di più questa maggioranza se non pensassimo che possa produrre in tempi certi le scelte di cui il Paese ha bisogno. Ma oggi rivendichiamo che questa è la miglior scelta che si possa fare date le circostanze”.

Una lettera che quindi cerca una via di mezzo tra falchi e colombe. Rivendicando un partito che sappia parlare con il Pdl e sostenere un governo di larghe intese, senza per questo comportarsi in modo codardo e senza coraggio. “Uno scatto d’orgoglio”. Ma quando dall’altra parte c’è Berlusconi tutto diventa più difficile, soprattutto in un Partito Democratico vittima di un qualche complesso - tra sconfitta alle elezioni e altre figuracce - e stretto a tenaglia da Pdl e Movimento 5 Stelle.

Vota l'articolo:
3.88 su 5.00 basato su 25 voti.  
 
Aggiorna
  •  Commento numero 1 su Nel Partito Democratico settanta senatori scrivono una lettera per chiedere &quote;uno scatto d'orgoglio&quote;

    Posted by:

    AVEVO GIA' SCRITTO MA MI AVETE CANCELLATO BASTA COSI'!!!!! Scritto il Date —

  •  Commento numero 2 su Nel Partito Democratico settanta senatori scrivono una lettera per chiedere &quote;uno scatto d'orgoglio&quote;

    Posted by:

    Di sicuro questa lettera non è una giustificazione al comportamento pro Berlusconi e. non può certo far parte di una dialettica democratica. La notizia arrivata dalla Corte, aveva messo già in fibrillazione tutto il PDL, che aveva fatto prospettare l'Aventino o qualche altra mossa eclatante, come quella di bloccare i lavori parlamentari. Quindi non era una normale dialettica fra partiti e, per favore non se la prendessero con il Movimento 5s. Questi Senatori del PD sono i 110 meno settanta che hanno affossato il Presidente Prodi, sarebbe bene conoscere i nomi degli altri 40. Scritto il Date —