Ius soli, Boldrini: "Chi nasce qui è italiano"

Il presidente della Camera a Lamezia Terme, Rosarno e Riace. Anche per parlare di 'Ndrangheta.

Il dibattito sullo ius soli sta sempre più entrando nel panorama politico. L'ultima personalità a schierarsi a favore di una riforma che permetterebbe a tutti i nati sul suolo italiano di avere automaticamente la cittadinanza (in Italia adesso vige lo ius sanguinis, per cui è italiano chi nasce da genitori italiani) è la presidente della Camera Laura Boldrini, che durante il suo viaggio tra Rosarno, Lamezia Terme e Riace ha detto:

"In tempi di globalizzazione non si può ignorare la realtà e cioè che nel Paese ci sono persone che vengono da altri luoghi ma che fanno parte della nostra società. In Italia ci sono oltre quattro milioni di immigrati. Tanti sono nati qui e sono cresciuti con i nostri figli. Bisogna prendere atto del fatto, quindi, che sono italiani"

Parole dette davanti a 400 bimbi stranieri a cui ha dato la cittadinanza e quindi dalla forte carica simbolica. Facile immaginare che si torni a parlare dello ius soli, questione sulla quale nelle ultime settimane ci sono state parecchie polemiche, a causa dei toni molto forti utilizzati da chi una legge in questo senso non la vuole vedere a nessun costo, come Beppe Grillo o una parte della Lega Nord (il governatore veneto Zaia si è invece schierato a favore).

Ma nella due giorni nelle terre della 'Ndrangheta Laura Boldrini ha parlato anche del coraggio di amministratori e imprenditori che si mettono contro la criminalità organizzata, soprattutto nel caso delle donne:

"C'è anche una componente sessista, nelle minacce che subiscono. E questo nel senso che per un certo tipo di mentalità come quella mafiosa, intimidire una donna è più facile. A loro voglio dimostrare vicinanza sia come donna che come Presidente della Camera. Ho intenzione di fare tutto ciò che il ruolo istituzionale consente per sollecitare la Regione, il Parlamento e le istituzioni in generale".

Un esempio di queste intimidazioni è quanto avvenuto al sindaco di Nicotera, Francesco Pagano, la cui abitazione è stata colpita da raffiche di kalashnikov:

"Mi ricorda le scene cui ho assistito in passato nelle zone di guerra, in Paesi cioè che non riconoscono lo Stato di diritto. La presenza della 'ndrangheta, ormai, è una vera e propria lesione ai diritti umani. Mi ha sempre colpito che in Calabria i quotidiani nazionali non hanno redazioni. Chi è esposto, invece, sono i cronisti locali, che mettono a repentaglio la loro vita per accendere i riflettori sulla regione. In questo senso è significativo il fatto che su quanto è accaduto al sindaco di Nicotera non ho trovato mezza riga sui giornali nazionali".

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