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Approvato il piano di austerity per la Grecia: e l'Italia?

Pubblicato: 13 feb 2012 da Guido

Commenti dei lettori

scontri grecia ieriDopo una nuova giornata di scontri davanti al Parlamento, di arresti preventivi e proteste, il Parlamento greco ha votato a favore dell’accordo che il governo Papademos ha trovato con la troika Ue-Bce-Fmi, e che frutterà ad Atene 130 miliardi di euro di sovvenzioni dal fondo Salvastati, soldi che salvo nuovi colpi di scena verranno stanziati in settimana.

Per ottenere questo risultato, il governo ha sottoscritto con le autorità europee un piano di rientro del debito che porterà il paese a ulteriori sacrifici, un ennesimo piano di austerità che però non sembra risolutivo e che la popolazione ha chiaramente rifiutato. D’altronde, anche a detta di molti economisti, questo piano azzopperebbe un paese in salute: figuriamoci la Grecia.

In realtà la partita però è tutt’altro che chiusa: il Parlamento ha approvato l’accordo, ma adesso il governo dovrà metterlo in pratica con riforme e nuove leggi che seguano le indicazioni contenute nel documento che le autorità internazionali hanno fatto pervenire ad Atene. Ed è improbabile che riesca a farlo prima della fine della legislatura, ormai agli sgoccioli.

Ma quali sono nel dettaglio le misure chieste alla Grecia? Ce n’è per tutti i gusti: la principale raccomandazione riguarda il taglio agli stipendi pubblici (-20% oltre alle decurtazioni dell’ultimo anno) e alle pensioni, privatizzazioni, vendita delle quote pubbliche e tagli alle spese in tutti i settori dell’amministrazione, in particolare la sanità e la difesa.

In questi giorni, in molti si sono espressi sulle similitudini tra la situazione greca e quella italiana, a partire dal presidente Napolitano che ha rassicurato sulla tenuta del nostro paese. Eppure leggendo nel dettaglio le 51 pagine dell’ultima bozza d’accordo tra Europa e Grecia, tra le molteplici raccomandazioni emergono alcuni provvedimenti che sembrano usciti dalle recenti manovre del governo Monti, o da quelle previste per l’immediato:

  • Riduzione delle spese farmaceutiche, liberalizzazione della vendita dei farmaci per cui non è necessaria la ricetta, riduzione del margine di guadagno di farmacisti e grossisti;
  • Riduzione dei costi della politica tramite il taglio di posti nelle amministrazioni locali (come il taglio delle province da noi);
  • Riduzione delle esenzioni fiscali e allargamento della base imponibile;
  • Controlli fiscali a tappeto e su larga scala soprattutto nei confronti di chi dichiara grossi redditi e dei lavoratori autonomi;
  • Unificazione degli enti previdenziali;
  • Blocco degli aumenti automatici degli stipendi previsti dai contratti collettivi;
  • Abolizione delle tariffe professionali minime e massime;
  • Liberalizzazione delle professioni;
  • Liberalizzazione della vendita della benzina anche nei supermercati;
  • Liberalizzazione del trasporto ferroviario;
  • Separazione della rete di distribuzione del gas dalle infrastrutture;
  • Riforma del sistema giudiziario per accelerare i tempi della giustizia.
  • Foto | ©TMNews

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    4 commenti

    Commenti dei lettori

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    • Mauriziosat,9

      13 feb 2012 - 12:34 - #1
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      IN ITALIA invece di far dimagrire lo stato …..il caro monti ha aumentato ancora le tasse .

    • chimera222

      13 feb 2012 - 15:32 - #2
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      “Dopo Atene Roma” - è la Storia.

    • Profilo di caligola

      caligola

      13 feb 2012 - 18:36 - #3
      1 punto
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      Il punto è che si vende alla popolazione che una bancarotta porterebbe effetti “devastanti” alla Società, quando semplicemente non è vero. Una bancarotta permetterebbe alla Grecia di annullare i debiti attuali, ritornare a una moneta che permetta politiche favorevoli alla PROPRIA situazione, e in una parola di riemergere (anche velocemente) dall’abisso.

      Basti vedere l’esempio Argentina: a dieci anni circa dal default c’è stata una forte crescita e oggi è un paese che continua a svilupparsi. Qui, e sono STIME UFFICIALI, si parla di 10 anni di forte recessione in cui RIDIMENSIONARE IL DEBITO GRECO, certo non di crescita.
      Alla Grecia e ai greci uscire dall’euro farebbe benissimo, ma indubbiamente la prima che non desidera uno sgretolarsi dell’Eurozona è la Germania, la quale prospera di fatto sulla povertà dei cosiddetti “PIIGS”.

    • Profilo di caligola

      caligola

      13 feb 2012 - 18:39 - #4
      0 punti
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      Va detto per finire comunque che la nostra situazione non è come la Grecia (fortunatamente) e il capitolo liberalizzazioni è da perseguire a tutti i costi, visto che è un modo non doloroso di risolvere la crisi rendendoci competitivi.
      In ogni caso personalmente spero che la Grecia fallisca: per il bene dei greci e perché la Germania si prenda una bella batosta e si faccia una doccia fredda, capendo che deve perseguire una politica di integrazione europea superiore alla semplice unità monetaria.