
Roberto Giachetti, quarantasette anni, è deputato del Partito Democratico. Nato politicamente grazie a Francesco Rutelli che, nel 1993, appena eletto sindaco di Roma, lo portò via da “Radio Radicale” (dove lavorava come corrispondente dal Parlamento e responsabile dei notiziari) per promuoverlo a Capo della sua Segreteria, Giachetti è noto per aver partecipato attivamente al processo di costruzione della Margherita assumendo poi l’incarico di coordinatore romano del partito. Nel 2001, così, entra per la prima volta in Parlamento.
Oggi, per il Pd, con il laboratorio “CarpeDem“, si occupa della formazione dei giovani democratici pronti a diventare, in un futuro prossimo, la nuova classe dirigente del partito.
Onorevole, con la sconfitta da parte della Spagna per l’Italia finisce qui l’esperienza Europei. E’ ancora convinto che in tutto ciò ci sia lo zampino di Berlusconi?
“Non posso esserne convinto per la semplice ragione che si trattava di una battuta, e nelle mie intenzioni tale sarebbe dovuta rimanere. Il problema é che ho ricevuto alcune lamentele per questo, e quindi, anche per una forma di rispetto per chi si é sentito offeso da quello che voleva essere un moto di spirito, preferisco non insistere sull’argomento”.
Dopo lo strappo sulle leggi ad personam del premier pensa che ci siano possibilità di ritorno al dialogo tra maggioranza e opposizione?
“Credo che su questo punto bisogna essere molto chiari: ritengo assolutamente doveroso che l’opposizione faccia le sue battaglie contro una concezione “privatistica” della cosa pubblica che il Presidente del Consiglio sta pericolosamente riproponendo attraverso norme ad personam. Allo stesso modo, però, sarebbe un grave errore pensare di buttare il bambino insieme all’acqua sporca, per usare un’espressione facile. Non possiamo permetterci di tornare indietro al 2001, e quindi dobbiamo fare il possibile affinché maggioranza ed opposizione lavorino insieme alle riforme istituzionali di cui il paese ha estrema necessita, esattamente come accade in tutte le democrazie avanzate. Bisogna avere il coraggio di prendere delle posizioni chiare, e visto che uno dei temi all’ordine del giorno é la giustizia, proprio perché é una materia che investe tutti i cittadini ha bisogno di essere affrontato senza pregiudizi e soprattutto senza partigianeria, in un senso come nell’altro. La politica deve fare regole che valgano per tutti, ed a queste magistrati, cittadini e istituzioni devono attenersi. In ogni caso é evidente che il centrosinistra non potrà mai avallare, e lo contrasterà con forza, qualunque uso dell’azione legislativa volta a dirimere i personali conflitti del premier con la giustizia”.
Veltroni ha annunciato una manifestazione in autunno contro il Governo. C’è davvero la necessità di scendere in piazza?
“Manifestare contro il governo è normale per un’opposizione, però anche qui credo sia indispensabile non rimanere sul generico. Se dobbiamo andare in piazza lo dobbiamo fare avendo predisposto proposte alternative intorno ad un progetto chiaro, che dimostri la nostra volontà di superare divisioni e divergenze e soprattutto sia in grado di portare all’evidenza i danni quotidiani delle politiche che il centrodestra sta avviando in tema di economia, welfare, giustizia, del tutto lontane dalle millantate ed auspicate soluzioni davanti alle reali esigenze del paese”.
(1. Continua)
cobhc
26 giu 2008 - 12:04 - #1Le elezioni le abbiamo vinte in netta maggioranza…Il dialogo con il PD non ci serve…In quanto al sorpasso della Spagna nei confronti dell’Italia il dato è riferito all’anno 2007!!!!!!!!(…e ki c’era in carica?Qualcuno lo ricorda?)