Riforma elettorale, accordo raggiunto? Sì, ni, no. Resiste (per ora) il Porcellum

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L’antico adagio “Non dire gatto fin che non ce l’hai nel sacco” vale anche per la nuova legge elettorale. Nelle ultime ore i media hanno ripetuto fino alla noia il raggiunto accordo sulla riforma elettorale fra i tre maggiori partiti che sostengono Monti. Contrordine.

La doccia gelata arriva dall’Udc. “Leggo sul Corriere della Sera di oggi la ricostruzione di un patto siglato tra Pdl, Pd e Terzo Polo su un nuovo sistema elettorale. Si tratta di un esercizio di fantasia”, dice il parlamentare Udc Ferdinando Adornato.

“Certamente - prosegue Adornato – c’è una forte determinazione comune a superare il Porcellum ma, per evidenti motivi, ogni accordo non può che essere successivo all’auspicabile approvazione del pacchetto di riforme costituzionali, oggetto, esso sì, di un intesa in dirittura d’arrivo”. “Ma ciò che più conta - conclude - è che il contenuto del presunto patto, come potranno confermare anche i colleghi del Pdl e del Pd, non corrisponde affatto, in specie dove si fa riferimento al modello spagnolo, al preliminare scambio di orientamenti in corso tra le forze politiche”.

Chi ci capisce è bravo. Politichese. Evidentemente l’elettore non contava niente prima e rischia ancora di non contare niente. Per i partiti, quel che conta, è il proprio interesse. Ma la corda, a forza di tirarla, si spezza.

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