Brasile: spopolano "I Ninja". Un collettivo di informazione alternativa che racconta le proteste di strada


Los Ninja (Narrativas Independientes, Periodismo y Acción) sono un collettivo di un centinaio di persone, che trasmette in diretta, senza tagli, le manifestazioni che da più di un mese dilagano in Brasile. Non è il solo collettivo che mescola giornalismo e attivismo politico nel Paese latinoamericano; è nata una vasta rete attiva di media alternativi. Ricordiamo le realtà di Rio Na Rua, Jornalismo B, radiotube, Moqueca Mídia Tutti i collettivi non forniscono solo informazioni in tempo reale, ma sollevano anche temi di natura economica, ambientale e sociale, che altrove non troverebbero spazio.

I Ninja, tuttavia, hanno ottenuto un risultato ben al di sopra delle altre realtà segnalate. Durante il mese di luglio hanno totalizzato 139.000 fans su Facebook e più di 13.000 su Twitter. Inoltre, alcune delle loro trasmissioni sono state seguite da più di 100.000 persone.

I Ninjia, così come gli altri collettivi, si avvalgono di giornalisti professionisti (stanchi di svendere il proprio lavoro ai media tradizionali) e di tecnici, ma anche di attivisti e cittadini che non hanno grande familiarità con l'informazione.
Nonostante il dilettantismo, questi collettivi, riescono a muovere migliaia di tweet e commenti. Sono l'unica fonte di informazione per molti cittadini che non hanno più fiducia nei giornali nazionali, sono oggetto di reportage esteri e sono citati dalle grandi testate.

Generalmente, i Ninjia, si recano alle manifestazioni con carrelli della spesa carichi di telecamere, cellulari, macchine fotografiche. Quando la situazione degenera e partono le cariche della polizia, si servono solo di i phone e cellulari per registrare e ritrasmettere in diretta attraverso software come twitcasting. Ricordiamo che i Ninjia sono stati i primi a trasmettere gli scontri fuori dal Palazzo Guanabara, mentre Papa Francesco era ricevuto dalle autorità del Brasile. Lo hanno fatto in maniera molto più dettagliata dei loro colleghi delle testate tradizionali.

Dobbiamo sottolineare che il collettivo è riuscito, attraverso una serie di video, di immagini e di articoli, a denunciare le infiltrazioni di agenti della polizia militare nelle manifestazioni di giugno. Gli agenti, come mostrano le immagini, pubblicate anche dal New York Times, avrebbero tirato delle bombe molotov con l'intenzione di delegittimare la protesta cittadina.

Tuttavia bisogna ravvisare che la voglia di mettere in campo un giornalismo libero e ricettivo alle istanze popolari non basta. I Ninjia sono stati molto criticati dopo l'intervista al governatore di Rio Sergio Cabral. Il collettivo non ha avuto tempo di strutturare l'intervista, concessa inaspettatamente da un politico molto noto a livello nazionale, e alla fine Cabral ha messo in difficoltà i suoi interlocutori.

Alcuni accusano i Ninjia di essere troppo vicini al Partito del Lavoratori (Pt), del Presidente Roussseff, e di ricevere sovvenzioni da imprese come Petrobas.
Per quanto concerne la visione politica del collettivo, appare corrivo definirlo come soggetto alla politica istituzionale. Hanno certamente un atteggiamento di dialogo con tutti i partiti di sinistra, non solo con il Pt. Ad esempio intrattengono relazioni con Rede, la sigla ecologista di opposizione guidata da Marina Silva. Il dialogo, però, non ha implicato un atteggiamento compromissorio con le autorità brasiliane, a cui non sono state risparmiate critiche molto pesanti.

Per quanto concerne i finanziamenti, non è un mistero che i Ninjia percepiscano fondi dal collettivo culturale Fora do Eixo. Il loro leader, Pablo Capilé, ha respinto le accuse di aver percepito denaro dal Pt e dalle imprese. Ha sempre sostenuto che il 95% dei fondi provengono dalle attività culturali, mentre il rimanente 5% da sovvenzioni pubbliche. Da Petrobas, secondo Capilé, è arrivata solo una somma percepita attraverso due concorsi pubblici a cui tutti possono presentarsi.

Abbiamo voluto presentarvi una delle realtà del "giornalismo cittadino" che sta mettendo in difficoltà testate come O Globo, di ispirazione liberista e in mano al capitalismo brasiliano.
Non sappiamo quanto potranno consolidarsi certe forme di giornalismo indipendente, ma vogliamo lo stesso augurarci che un fenomeno democratico e partecipato, come quello dei collettivi brasiliani, possa continuare e magari mettersi in rete con realtà affini nel nostro continente.

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