Pecorella: "Un premier condannato non sarebbe credibile"

Dall’intervista che il deputato del Pdl Gaetano Pecorella ha rilasciato qualche minuto fa a Radio Radicale traspare – finalmente – in modo cristallino l’intento di Berlusconi di approntare norme ad personam in vista dell’imminente giudizio sul processo Mills che lo vede coinvolto a Milano.

Spiega infatti il legale del premier: “Il processo a Silvio Berlusconi terminerà a fine settembre ed è chiaro che un presidente del consiglio che avesse su di sé la condanna per una pena molto grave, come per il tipo di reato contestatogli, difficilmente potrebbe continuare a presentare sulla scena internazionale con sufficiente credibilità. Quindi o si corre questo rischio, che per il Paese sarebbe un disastro, o si approva auspicabilmente con l'opposizione una legge che sospende i processi per le alte cariche dello stato”.

L’ipotesi delle dimissioni nel caso di condanna – notiamo con sommo rammarico – non è affatto contemplata nell’analisi dell’avvocato Pecorella che, tra l’altro, fa finta di mostrarsi preoccupato per l’immagine dell’Italia quando poi traspare benissimo che gli sta a cuore solo quella del Premier.

In Svezia, nel 2006, un ministro si è dimesso perché si è scoperto che non pagava né il canone, né i contributi alla sua colf. In Italia, per evitare che un premier possa essere condannato in corruzione in atti giudiziari (reato ben più grave), invece, si approvano norme ad hoc col preciso obiettivo di non fargli perdere la poltrona.
D'altronde, mica sono tutti così intelligenti come noi?

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