Umberto Bossi si è dimesso: cosa resterà del Senatur

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È stato fondatore, simbolo, leader unico, nume tutelare, Dio: di una nazione che non esiste. Umberto Bossi, oggi si è dimesso dalla carica di segretario della Lega Nord. Ripercorriamo la sua carriera in dieci momenti, curiosità e tendenze lanciate da questo abnorme leader carismatico che oggi ha lasciato la plancia di comando.

Compagno Umberto. Umberto Bossi è stato iscritto al PCI. Si, è stato un comunista, ma in fondo anche Giuliano Ferrara lo era, perché negarsi certi piaceri? Qualcuno era comunista, in quegli anni: quali anni? Gli anni settanta. Scriveva La Stampa nel lontanissimo 1993 che "Bossi ricorda di essersi impegnato per pochi mesi in attività a sostegno del Cile di Allende, vendendo quadri per raccogliere fondi, ma nega di essere entrato nel partito di Berlinguer". Ma sarebbe stata rintracciata la sua tessera del partito.

Umberto Bossi, in arte Donato. Noi ne avevamo scritto un annetto fa del terrificante esordio discografico, sempre negli settanta, di Umberto Bossi. Molto lontano dai fasti padani, Bossi incideva con il nome d'arte di Donato: di quel cupo periodo emersero Ebbro e Sconforto, un paio di singoli perfetti anche per raccontare l'abisso leghisto-leaderistico di oggi.

Canotta dura. Indimenticabile la canottiera di Bossi. Vero simbolo del potere rurale, ruspantissimo conquistato dai primi padani a inizio anni novanta, resta indimenticabile logo dell'alba di un'epoca. Siamo nei primi anni novanta quando i cupi democristiani e i loro grigi completi sono spazzati via oltre che da decenni di ruberie, anche da una prosaica canotta (che obnubila anche i socialisti, decisamente più glamour all'epoca). Marco Belpoliti ci ha scritto un saggio sulla canottiera di Bossi, uscito non troppo tempo fa e dice

Già, la canottiera. Durante le famose estati in Costa Smeralda Bossi chiamava Berlusconi "il miliardario". C'è quell'aneddoto straordinario. Quando va a dormire, ospite del Cavaliere, in villa, Bossi racconta ai giornalisti che Berlusconi gli ha offerto il pigiama di seta. Ma lui dorme in mutande e canottiera. È un popolano, nel momento in cui si allea dichiara espressamente che si allea con un miliardario, per mantenere la distinzione nell'alleanza.

Nemiciamici. Il rapporto di Umberto Bossi con Silvio Berlusconi è stato oscillante: dopo l'alleanza coincisa con la vittoria alle elezioni del 1994, e subito naufragata, i due sono tornati alleati solo nel 2000. Per non lasciarsi fino all'arrivo sul finire del 2011 del governo tecnico. Un amore contrastato: ma una necessità per entrambi, uno senza l'altro non avrebbero sfondato al nord, e anche sfondando non avrebbero fatto molta strada. Memorabili i momenti più bassi dell'alleanza, quelli in cui La Padania chiedeva con una certa insistenza se Berlusconi fosse mafioso, e Berlusconi rispondeva che con Bossi non avrebbe mai più preso neanche un caffè. Andò diversamente.

La resurrezione. Sull'ictus che colpì Umberto Bossi l'undici marzo 2004 e lo fece sparire dall'agone politico per alcuni mesi, si è detto molto. Leggende metropolitane, le saprete anche voi: non le sapete? Sono su Gossipblog. Smentite da qualcuno, ma circolate insistentemente anche e proprio quel motivo. Bossi riapparve in pubblico nel febbraio 2005, dopo circa un anno di buio, fortemente debilitato.

Il celodurismo. La Lega "l'avrà duro", ma lo stesso Silvio Berlusconi disse "Bossi, quando parla, sembra un ubriaco al bar.". E al bar di cosa parli? Di calcio e di f**a. La percezione del popolo padano come un membro unico, durissimo, vibrante, fece leva nell'immaginario collettivo italiano: fino a che il neologismo venne inserito l'anno scorso nel Dizionario Zanichelli della Lingua Italiana. Ma con quel monumentale e granitico fallo non riuscì a fottere un'intera nazione: il compito riuscì meglio a Silvio, a dar retta alle copertine di The Economist.

Armatevi e partite. Bossi ha raramente deluso le aspettative della stampa. Solo negli ultimi mesi si limitava magari a qualche gesto, che so, giusto un dito medio. Ma delle sue sparate - armi di distrazione di massa, mi hanno sempre colpito quelle sui "fucili di Padania". Minaccia reiterata, irrealistica, demenziale, uno spettro assurdo da agitare. A partire dal 2007 si fanno più frequenti le occasioni in cui il Senatur minaccia l'uso della forza. Un esordio possibile? Agosto 2007, Corriere.it titolava

E rilancia la protesta fiscale: chiudiamo i rubinetti, così l'Italia chiude
Bossi: «Per il fucile c'è sempre prima volta»
Il leader della Lega Nord interviene ad un comizio in provincia di Bergamo: «A Roma pensano che quelli del nord siano un po' pirla»

Il federalismo. Bandiera leghista, invenzione non certo bossiana, carota perennemente posizionata dinanzi a un elettorato affamato di indipendenza, di "libertà", parola di cui saggiamente si era appropriato anche il compagno di alleanze Berlusconi. Il federalismo per Umberto Bossi era sorretto da una mitologia moderna cialtronissima, fatta di ampolle sul Po - Deaglio disse "Prendiamo Bossi e l'ampolla del Monviso. In quale altro Paese sviluppato è capitata una cosa simile? " - e di lebensraum, di nazioni inesistenti e minacce perenni. Noi ci avevamo scritto questo speciale, un paio d'anni fa: con il senno di poi, profetico. Io dico che questa mitologia con l'arrivo di Maroni ai vertici di via Bellerio ce la si toglie di torno.

I figli so' piezz e Padania. Renzo Bossi, "il trota", il figlio di Umberto Bossi e di Manuela Marrone, sposata nel 1994. Certo, a Renzo è andata bene, anagraficamente - i suoi fratelli si chiamano Roberto Libertà ed Eridano Sirio - ma soprattutto politicamente. Attualmente seduto nel Consiglio Regionale della Lombardia - fu eletto insieme a Nicole Minetti, il loro esordio in aula fu contemporaneo - Renzo Bossi esce malissimo da quanto trapelato finora sull'inchiesta che coinvolge l'ex tesoriere Francesco Belsito. Scriveva Il Fatto

L’elenco delle spese. L’elenco che i due riassumono al telefono il 26 febbraio viene riassunto dai carabinieri (...) Comprende «i costi di tre lauree pagate con i soldi della Lega», «i soldi per il diploma (di Renzo Bossi)»; «i 670mila euro per il 2011 e Nadia dice che non ha giustificativi, oltre ad altre somme ingenti per gli altri anni»; «le autovetture affittate per Riccardo Bossi, tra cui una Porsche»; «i costi per pagare i decreti ingiuntivi di Riccardo Bossi»; «le fatture pagate per l’avvocato di Riccardo Bossi»; «altre spese pagate anche ai tempi del precedente tesoriere Balocchi»; «una casa in affitto pagata a Brescia»; «i 300mila euro destinati alla scuola Bosina di Varese per Manuela Marrone (moglie di Bossi, ndr), che Belsito non sa come giustificare, presi nel 2011 per far fare loro un mutuo e che lui ha da parte in una cassetta di sicurezza»

Affari di famiglia. E Il Corriere della Sera oggi aggiunge:
Nel corso della telefonata con Belsito, poi, la dirigente amministrativa della Lega avverte: «quando esce una cosa di questo genere sei rovinato... il figlio di lui che ha certe frequentazioni... altro che Cosentino!».

Il figlio di lui avete capito chi è.

La funeralizzazione delle dimissioni. Auguro a Bossi di vivere altri centocinquant'anni, ma quello che sta accadendo oggi mi ricorda molto quanto accaduto a Steve Jobs quando presentò le dimissioni da Apple. I due hanno poco in comune, a parte una vita da leader carismatici che hanno costruito l'ambiente che li circonda, plasmandolo a piacimento. Dimissioni di questo tipo - come quelle di Bossi avvenute oggi - portano a questo strano effetto sui media: è quella che io chiamo funeralizzazione delle dimissioni.

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