Gianluigi Piras (Pd) si dimette dopo la frase shock: "Isinbayeva, possono pure stuprarti in piazza. Poi magari ci ripenso"

Il presidente del forum regionale sardo del Pd sui diritti, pupillo di Pippo Civati, se la prende con la campionessa russa che ha difeso la legge contro la propaganda di relazioni gay. Dopo la gaffe, le dimissioni.

Gianluigi Piras ha deciso di dimettersi. Con una nota ha comunicato le sue dimissioni e ha anche aggiunto che accetterà qualsiasi eventuale decisione di espulsione da parte del suo partito. Piras ha spiegato che la frase che aveva scritto su Facebook contro la Isinbayeva è una figura retorica, il paradosso, ma si è assunto la responsabilità del fatto che non sia stato capito dalla maggior parte delle persone che invece si sono indignate.
Colpisce il fatto che Piras ora come immagine del proprio profilo su Facebook abbia una sua foto e non com'era fino a questa mattina la locandina del Politicamp di luglio, quello durante il quale Pippo Civati ha annunciato la sua candidatura come segretario del Pd.
Ecco uno stralcio della sua comunicazione:

Lo stupro è inaudita violenza. Ma il danno è enorme e quando si sbaglia, in politica come nella vita, c’è sempre un prezzo da pagare, e io intendo pagare.
Lo stupro e lo stupro di una donna in particolare, è uno dei più violenti, efferati e raccapriccianti crimini che la storia dell’umanità abbia mai conosciuto. Dietro lo stupro c'è quasi sempre il bisogno di umiliare qualcuno e nel caso di un donna, la cinica volontà di predominare e sottomettere questa creatura che evidentemente in troppi, continuano a considerare “inferiore” [...]
Il significato del mio post non è neanche lontanamente da intendersi come un augurio o un auspicio a che la Isinbayeva (e chicchessia) possa essere stuprata ne in piazza né altrove. Il paradosso da me utilizzato è semmai da intendersi in questo senso: talmente sono gravi le affermazioni della Isinbayeva che, indirettamente e in virtù di quelle affermazioni, arriva a giustificare una legge tra le quali conseguenze registriamo casi di stupro di donne lesbiche; e siccome a poco valgono, al fine di dimenticare la violenza di quella affermazioni, le successive dichiarazioni quali “Isinbayeva ci ripensa: sono stata fraintesa”, è come se io, paradossalmente, dichiarassi: “Isinbayeva, per me possono anche prenderti e stuprarti in piazza. Poi magari domani ci ripenso. Magari mi fraintendono”.
Questo l’unico e solo significato di questo post.

Frase shock di Gianluigi Piras (Pd): "Isinbayeva, possono pure stuprarti in piazza. Poi magari ci ripenso"


Ancora una volta i social network si rivelano pericolosissimi per i politici o aspiranti tali. Non stiamo parlando dell'ennesima offesa di un leghista nei confronti del ministro Kyenge, ma di quella di un esponente del Pd che se la prende con la campionessa russa di salto con l'asta Elena Isinbaeva.

Facciamo prima un piccolo passo indietro per spiegare il contesto: Isinbaeva ha vinto il titolo nella sua disciplina ai Mondiali di atletica leggera in corso a Mosca, un campionato di cui lei è stata madrina sin da quando è stato annunciato e a cui teneva particolarmente. Lei è la regina del salto con l'asta femminile, una Sergey Bubka in gonnella, primatista mondiale, tre volte iridata e olimpionica ad Atene 2004 e Pechino 2008 (giusto per citare alcune delle vittorie più importanti). Nei giorni scorsi, dopo il suo trionfo, ha tenuto una conferenza stampa e le è stata chiesta un'opinione sulla protesta di alcune atlete svedesi contro la legge russa che multa (o incarcera fino a 15 giorni) chi fa propaganda di relazioni “non tradizionali”, ossia di relazioni gay, in presenza di minori.

Isinbaeva, in un inglese abbastanza incerto e con molto imbarazzo, ha detto che nella sua nazione funziona così "gli uomini stanno con le donne e le donne con gli uomini" e che non vogliono che per strada vengano in qualche modo "sponsorizzati" altri tipi di rapporti. Che in Russia siano bigotti non è una novità, ma l'atleta, appena ha capito che la sua frase è stata interpretata come un'offesa ai gay, ha precisato che lei voleva solo dire che se la legge è quella gli stranieri che vanno nel suo Paese devono rispettarla, non voleva entrare nel discorso se è giusto o no essere gay, ma solo limitarsi a quello sulle proteste degli atleti stranieri nei confronti di una legge russa. Isinbaeva ha anche precisato di essere contraria a ogni tipo di discriminazione e che rispetta le opinioni degli altri, ma se c'è di mezzo una norma di legge deve essere rispettata.

Una precisazione che da molti è stata vista come una marcia indietro, una correzione, un tentativo di rigirare la frittata. Tra quelli che la pensano così evidentemente c'è Gianluigi Piras, che, oltre a essere consigliere comunale del Pd a Cagliari e responsabile del Coordinamento regionale Anci Giovani, è anche presidente del Forum regionale del Pd sui diritti e un sostenitore della linea di Pippo Civati. Ebbene, sul suo profilo Facebook Piras ha commentato:

"Isinbayeva, per me possono anche prenderti e stuprarti in piazza. Poi magari domani ci ripenso. Magari mi fraintendono"

Chiaramente c'è del sarcasmo, un'iperbole, un'affermazione volutamente pesante perché pesanti sono state le parole della Isinbaeva poi corrette dalle dichiarazioni successive.
Il problema è che come termine di paragone ha scelto un argomento delicato, quello dello stupro, che è la peggiore delle offese che si possa fare una donna e non c'è paragone con quello che ha detto Isinbaeva (soprattutto per come l'ha detto, tra molte difficoltà con la lingua inglese)

Su Piras sono subito piovute critiche e questa mattina lui ha postato di nuovo abbozzando una scusa:

"Da diverse ore mi trovo in una zona senza connessione web. Domattina chiarirò quello che evidentemente è un grosso equivoco. E farò dovute comunicazioni. Per ora mi scuso per una frase che, a prescindere dalle mie motivazioni e dagli opportuni chiarimenti, prendo atto sia stata evidentemente recepita come violenta e inaudita"

Per quanto possano essere valide le spiegazioni che darà, non c'è dubbio che avrebbe dovuto evitare una frase del genere, che ora deve solo cospargersi il capo di cenere e chiedere scusa non solo a Isinbaeva, che probabilmente non sa nulla di questa storia, ma a tutte le donne, perché una cosa del genere non si deve dire mai e stupisce che venga proprio da lui che ha dichiaratamente tra i suoi idoli il ministro Kyenge (cui manda messaggi via Twitter e la cui immagine ha scelto come copertina del suo account Facebook), una donna che è stata oggetto di insulti molto pesanti da parte di esponenti (ora ex) della Lega.
Forse l'unica cosa sensata da dire è che quando ha scritto quella frase era ubriaco...

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