Siria, Obama ribadisce: "Sarà un'azione lampo, non un nuovo Iraq"

Si conclude con un nulla di fatto il vertice tra i grandi della terra

Il G20 non è andato come Obama aveva sperato e al ritorno in patria, nel discorso del sabato, il presidente degli Stati Uniti ha ribadito ancora una volta l'esigenza di intervenire in Siria, specificando che non si tratterà di "un altro Iraq o un altro Afghanistan" e che qualunque intervento verrà messo in atto "sarà limitato, in termini di portata e di tempo".

Ormai Obama sembra un disco rotto, ogni occasione è buona per ribadire quanto questo intervento sia necessario per il bene della Siria, spiegando come l'uso di gas da parte del regime di Assad sia stato non soltanto "

"un attacco alla dignità umana", ma anche "una seria minaccia alla sicurezza nazionale" degli Stati Uniti. E a una minaccia, il passato insegna, gli Stati Uniti rispondo con feroci e brutali attacchi, lunghi o brevi che siano:

Noi siamo gli Stati Uniti e non possiamo chiudere gli occhi davanti alle immagini che abbiamo visto, anche se è accaduto dall'altra parte del mondo.

Al G20 Putin conferma gli aiuti a Damasco in caso di attacco

6 settembre 2013

La spaccatura al G20 è netta: 11 Paesi hanno firmato un documento in cui condannano il regime di Assad e chiedono un intervento che mandi un chiaro messaggio al presidente siriano, ma l'altro 50% non sembra essere sulla stessa linea. Tra i Paesi contrari c'è quello che sta ospitando il G20, la Russia, tra i principali oppositori dell'intervento in Siria.

Ieri, rispondendo a una domanda durante la conferenza stampa finale del G20, il presidente Russo Vladimir Putin ha precisato che in caso di intervento militare contro la Siria, la Russia continuerà ad aiutare Damasco fornendo armi, tramite la cooperazione economica e intensificando quella umanitaria.

Il Presidente ha espresso la sua preoccupazione per l'impatto che un intervento militare potrà avere sull'economia mondiale e ha colto l'occasione anche per ricordare la condanna all'intervento da parte del Papa.

11 paesi firmano contro Assad. C'è anche l'Italia

Anche se non si è fatto cenno della crisi siriana nel documento finale dei lavori del G20 di San Pietroburgo, e i 20 grandi non sono arrivati a una posizione comune, la Casa Bianca ha annunciato che 11 paesi hanno firmato un documento condiviso in cui condannano l'uso delle armi chimiche da parte del regime di Assad e chiedono "una forte risposta internazionale alla grave violazione delle regole" sollecitando l'invio di "un chiaro messaggio perché certe atrocità non si ripetano più".

I paesi sono Usa, Australia, Arabia Saudita, Canada, Francia, Giappone, Repubblica Corea, Spagna, Regno Unito, Turchia e Italia.

Al G20 nessun accordo tra i leader mondiali

Almeno per quanto riguarda la discussione sulla Siria, il vertice G20 di San Pietroburgo si è concluso con un fallimento, certificato dal fatto che alla crisi siriana non è dedicato neppure un riferimento nel documento finale dei lavori, che si è invece concentrato sulle questioni economiche delle 20 economie più grandi del mondo.

Invariata la distanza tra Usa e Russia. Obama e Putin si sono incontrati a quattr'occhi per una ventina di minuti, secondo quanto riferito da un consigliere diplomatico russo, ma non si è trattato di un colloquio risolutivo, e anzi in molti hanno notato la freddezza tra i due leader anche durante la foto di rito.

Intanto il premier turco Erdogan ha spiegato che quasi tutti i leader presenti al G20 sono favorevoli a un blitz armato in Siria.

Faccia a faccia tra Putin e Cameron


Nella tarda serata di ieri, il presidente russo Vladimir Putin ha incontrato il premier britannico David Cameron, a margine del G20 di San Pietroburgo, dopo la cena di giovedì sera tra i leader. Al centro del colloquio ovviamente la questione siriana: non sono emersi dettagli, se non che le posizioni dei due paesi su un eventuale intervento armato in Siria restano distanti.

Questa mattina è invece in programma un incontro sugli aiuti umanitari in Siria e la situazione dei rifugiati, partecipano l'Italia e altri dieci paesi. Lo ha annunciato Enrico Letta con un tweet.

Navi Usa pronte ad agire al largo delle coste

Quattro cacciatorpedinieri Usa si trovano in questo momento al largo delle coste siriane

, pronti per poter affrontare un "vasto spettro di operazioni". La notizia direttamente dall'ammiraglio della marina statunitense, Greenert, l'uomo a capo delle operazioni navali. Ma quali sono le azioni possibili? Una delle più probabili è il lancio di missili da crociera Tomahawk verso obiettivi in Siria, a scopo di protezione in caso di attacchi. Poco fa, un colloquio telefonico tra il Segretario di Stato Usa, Kerry, e il ministro degli Esteri russo Lavrov.

La commissione esteri dà il via libera a Obama

Ma tra Camera e Senato regna ancora l'indecisione.

Primo passo di Barack Obama nel suo tentativo di ottenere l'appoggio del Congresso prima di attaccare la Siria: ieri la Commissione Esteri del Senato ha votato a favore con 10 sì e 7 voti contrari. Non il consenso che ci si aspetterebbe in questione di tanta gravità; e che soprattutto lascia presagire una vera e propria battaglia in Aula.

Un appoggio importante Obama l'ha ricevuto da John McCain, che prima si era detto contrario e che invece ha poi votato a favore del presidente una volta ottenuto l'inserimento di una frase nel testo che dice: "Gli Usa puntano a cambiare le dinamiche della battaglia in Siria". Una frase che però vincola maggiormente un Obama che fino a questo momento aveva detto che l'intervento non avrebbe portato a un cambio di regime.

Nel testo approvato si parla di un termine di 60 giorni per l’intervento militare, termine che potrà arrivare a 90 giorni solo se ci sono buone ragioni e in cui viene completamente escluso un intervento con truppe di terra. Rimane quindi la linea "soft" (se così si può dire), ma non basta a convincere i membri di Camera e Senato, che restano ancora e in gran maggioranza contrari o indecisi sull'intervento in Siria.

Obama: "Non ho ancora deciso di attaccare"

Dal presidente degli Stati Uniti Barack Obama arriva una temporanea frenata rispetto all'intervento USA contro il regime di Damasco: "Non ho ancora preso una decisione finale sulla risposta all'uso di armi chimiche da parte della Siria. L'attacco del regime di Assad con gas nocivi è una sfida al mondo e costituisce una minaccia agli interessi nazionali Usa e agli alleati americani, come Israele e Giordania". Il presidente sta comunque ancora valutando una "azione limitata e non a tempo indeterminato. Il mondo non può accettare gas su donne e bambini, come quella del 21 agosto".

Nel frattempo si è concluso il lavoro degli ispettori dell'Onu, che sono di partenza dalla Siria e presenteranno entro breve un rapporto preliminare al segretario Ban Ki-Moon. Damasco ha chiesto che nessuna decisione di azioni contro il paese venga presa prima che siano completate le analisi e una risposta indiretta a questa richiesta è arrivata dal portavoce Onu Martin Nezirsky, che ha confermato che nessuna conclusione verrà tirata finché i test di laboratorio non saranno completati.

La Nato non parteciperà all'attacco contro la Siria

L'uso di armi chimiche "è un crimine che non può essere ignorato", ha detto il segretario generale della Nato Anders Fogh Rasmussen, ciononostante, l'Alleanza Atlantica non parteciperà a un eventuale attacco contro il regime di Damasco: "Non vedo un ruolo della Nato nell'ambito di una risposta internazionale al regime siriano".

Il Parlamento inglese boccia Cameron

Il Parlamento inglese ha bocciato il premier Cameron, che aveva chiesto un voto preliminare sull'intervento armato in Siria. I deputati hanno respinto la richiesta del governo con 285 contrari, 272 a favore. Il che non significa che la Gran Bretagna sia fuori dai giochi, visto che Cameron ha già fatto sapere che potrebbe usare le prerogative "reali" per avviare le operazioni senza consultare il Parlamento.

La bocciatura lascia comunque gli Usa - almeno sulla carta e per il momento - privi del loro alleato di ferro. Cosa che non preoccupa troppo: Obama ha già fatto sapere che gli Stati Uniti potrebbero colpire anche da soli, soprattutto dal momento che si tratterebbe di un'operazione limitata, per la quale non è necessaria una coalizione. Resta il fatto che Obama gradirebbe lanciare l'attacco forte di una coalizione internazionale che, però, ancora non si vede.

Cameron: niente attacco senza Onu

L'Italia ha già fatto sapere più volte che interverrà solo e soltanto dopo il via libera dalle Nazioni Unite e ora anche da Londra fanno sapere che la decisione dell'ONU avrà un certo peso. A confermarlo ci ha pensato il premier britannico David Cameron:

Sarebbe impensabile procedere con un intervento armato contro il regime siriano se ci sarà una schiacciante opposizione in Consiglio di sicurezza.

La situazione resta comunque delicata e anche la Gran Bretagna, come fatto già dagli Stati Uniti, si dice certa dell'utilizzo delle armi chimiche da parte del regime siriano:

Le prove sulle armi chimiche usate da Assad sono sotto i nostri occhi.

E proprio in vista di un imminente attacco, il ministero della Difesa britannico ha fatto sapere che come misura precauzionale sono stati dispiegati sei caccia della Raf presso la base Akrotiri a Cipro. Il motivo è presto detto e spiegato dal portavoce del Ministero:

protezione degli interessi britannici e a difesa della nostra base in un momento di tensione nell'intera regione e non per prendere parte ad un'azione militare in Siria.

Il presidente israeliano: "risponderemo con la forza all'Iran"

L'ormai sempre più imminente attacco alla Siria potrebbe coinvolgere direttamente anche il vicino stato di Israele. Le minacce arrivano dall'Iran: il generale Masoud Jazayeri, vice capo di stato maggiore dell'esercito iraniano, ha fatto sapere che in caso di attacco in Siria da parte dei Paesi occidentali, "Israele brucerà".

La minaccia, più che concreta, ha già avuto una risposta altrettanto concreta da parte del presidente israeliano Shimon Peres. Durante un meeting nel quartier generale della polizia di Gerusalemme, il leader ha precisato che

Israele non è coinvolto nella guerra civile siriana.

e ha risposto a tono alle minacce in arrivo dall'Iran:

se provano a colpirci risponderemo a piena forza. Israele ha un forte, innovativo e potente esercito e un sistema di difesa come mai prima. I rapporti su un attacco contro di noi sono tesi a creare panico.

Il presidente Obama: "Non ho ancora preso una decisione"

Gli Stati Uniti hanno stabilito che il regime siriano ha compiuto attacchi con armi chimiche, ma non hanno ancora deciso se intervenire militarmente oppure no. A confermarlo è stato proprio Barack Obama, che in questo momento ha gli occhi di tutto il Mondo puntati addosso.

Intervenendo durante il programma televisivo PBS NewsHour, il presidente degli Stati Uniti ha precisato che non è stata ancora presa una decisione e che "la discussione continua" e ha aggiunto che è necessario

un approccio che non ci faccia ripiombare in una ripetizione della guerra in Iraq. Gli Stati Uniti non hanno alcun interesse a entrare nella guerra civile siriana.

Ministro degli Esteri Magad: "Armi chimiche usate dall'opposizione, pronta a impiegarle anche in Europa"

Mercoledì 28 agosto 2013

Faisal Magdad, ministro degli Esteri della Siria, ha detto che Gran Bretagna e Francia hanno aiutato l'opposizione (che il regime chiama "terroristi") a usare le armi chimiche in Siria e che sono pronti a usarle anche in Europa. Il ministro ha spiegato anche che il 21 agosto, giorno in cui il gas è stato usato nei sobborghi orientali di Damasto, non è stato l'esercito siriano a utilizzare tale arma, ma proprio l'opposizione e a tal riguardo è stato inviato un rapporto completo all'ONU dopo che le autorità siriane hanno disposto un'inchiesta interna.

David Cameron: "Londra ha pronta una proposta di risoluzione"


Il primo ministro inglese David Cameron è intervenuto su Twitter annunciando che la Gran Bretagna presenterà oggi una proposta di risoluzione con la quale viene condannato l'uso di armi chimiche da parte del regime di Assad in Siria e vengono autorizzate misure di protezione dei civili.

Ecco i tweet di Cameron:

Abbiamo sempre detto che vogliamo che il Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite sia all'antera delle sue responsabilità sulla Siria. Oggi ha l'opportunità di farlo.La Gran Bretagna ha elaborato una risoluzione che condanna l'attacco di armi chimiche da parte di Assad e autorizza le misure necessarie per proteggere i civiliLa risoluzione sarà presentata in una riunione dei cinque membri permanenti del Consiglio di Sicurezza che si terrà oggi a New York.

Siria: gli Usa renderanno noto il rapporto dell'intelligence giovedì 29 agosto


Secondo il Washington Post domani, giovedì 29 agosto, l'amministrazione Obama sarebbe già pronta a diffondere il rapporto compilato dall'Office of the Director of National Intelligence che conterrebbe le prove che il regime di Assad ha usato armi chimiche lo scorso 21 agosto. Questo rapporto sarebbe uno degli ultimi passi prima di prendere una decisione sull'attacco contro la Siria.

Intanto, la rivista Foreign Policy, spiega che i servizi segreti americani lunedì 26 agosto hanno intercettato delle conversazioni che dimostrerebbero le responsabilità del regime siriano nell'attacco con le armi chimiche a Est di Damasco. Le intercettazioni riguarderebbe un funzionario della difesa siriana al telefono con un leader dell'unità siriana armi chimiche.

Il Wall Street Journal, inoltre, riporta che la Cia avrebbe ricevuto informazioni importanti da parte dei servizi segreti di Israele che a loro volta le avrebbero avute dalla divisione siriana che supervisiona le armi chimiche del regime di Assad. Da queste informazioni emergerebbe che nel sobborgo di Damasco dove è avvenuto l'attacco del 21 agosto sarebbero state mosse in anticipo alcune armi chimiche. Sulla base di questi dati l'amministrazione Obama sarebbe propensa ad attaccare la Siria con il sostegno degli alleati, ma senza l'Onu, in modo da aggirare il veto della Russia.

Dal rapporto e dalle consultazioni dell'amministrazione Usa con il Congresso e con gli alleati dipenderà la tempistica degli attacchi alla Siria.
Secondo la Cnn il Consiglio per la Sicurezza Nazionale americano si è riunito alla Casa Bianca ieri sera (nella notte italiana) per discutere della situazione siriana, ma non si è a conoscenza di quanto sia stato detto durante la riunione.

Rischio di un contrattacco su Israele


Secondo l'agenzia iraniana Fars, una "alta fonte delle forze armate siriane" avrebbe riferito che "Se Damasco sarà attaccata, anche Tel Aviv sarà presa di mira e se gli Usa e i suoi partner osano una vera guerra contro la Siria, si scatenerà un immediato contrattacco su Israele" da parte di gruppi estremisti. Intanto il deputato israeliano Haqiqatpour ha detto che c'è il rischio di pesanti tributi.

Nuove accuse dei ribelli contro Assad

Martedì 27 agosto 2013

Nuove accuse contro il regime di Bashar al Assad da parte della coalizione dei ribelli, che hanno accusato Damasco di aver compiuto nuovi raid aerei con bombe al fosforo e napalm: "Aerei delle forze di Bashar al Assad hanno attaccato zone popolate, vicino ad Aleppo, con bombe al fosforo e napalm e lanciato raid aerei e razzi contro i civili vicino a Idlib, con centinaia di morti e feriti", questo è quanto si legge nel comunicato.

Gli Usa pronti all'attacco questo giovedì?

La Nbc ha fatto appena in tempo a dare la notizia che gli Stati Uniti si starebbero preparando a 3 giorni di attacchi missilistici contro la Siria a partire da giovedì ("limitati nell'obiettivo e mirati a mandare un messaggio al regime di Damasco"), che un'altra fonte è accorsa per smentire tutto ("Obama non ha ancora deciso"). Entrambe le notizie arrivano da non meglio precisate "fonti dell'Amministrazione americana", ma è facile immaginare che il conto alla rovescia sia cominciato.

Londra si prepara

Dopo le parole di John Kerry e le prime indiscrezioni sulla strategia di Obama per condurre l'attacco contro la Siria, arrivano anche le minacce del Regno Unito contro il regime di Damasco. Il portavoce del primo ministro Cameron ha infatti parlato della necessità di una "risposta proporzionata".

"Qualsiasi uso di armi chimiche è completamente e assolutamente aberrante e la comunità internazionale deve rispondere".

Parole molto simile arrivano dalla Turchia, che spiega come l'utilizzo di armi chimiche sia "un crimine che non può restare senza risposta". Prova a gettare acqua sul fuoco il ministro degli Esteri italiano Emma Bonino: "L'uso di armi chimiche è un crimine di guerra, un reato contro l'umanita, ma l'Italia non prenderà parte a operazioni decise al di fuori del Consiglio di Sicurezza dell'Onu. Non c'è soluzione militare al conflitto siriano serve una negoziazione politica".

Le minacce dell'Iran

Prime conseguenze e prime reazioni dopo le parole di John Kerry di ieri sera, in cui ha affermato che gli USA hano la certezza che sia stato il regime di Damasco a utilizzare le armi chimiche e che fanno presagire un attacco imminente. Si fa sentire per primo l'Iran, unico alleato regionale di Bashar al-Assad, per voce del vice capo di Stato maggiore delle forze armate, Massoud Jazayeri: "Se gli Stati Uniti attraversano questa linea rossa, ci saranno pesanti conseguenze". Conseguenze che non andrebbero a colpire direttamente gli Stati Uniti, ma i suoi partner regionali.

Contraria a un attacco contro la Siria è anche la Russia. Non stupisce quindi che l'incontro previsto per domani tra "diplomatici di alto livello dei due Paesi" sia stato rimandato a data da destinarsi - ma comunque non cancellato -, come informa il Dipartimento di Stato Usa. La decisione è ovviamente legata ai piani d'attacco allo studio da parte dell'amministrazione Obama. All'incontro avrebbero dovuto essere presenti il sottosegretario agli Affari politici Sherman e i viceministri degli Esteri russi, Gatilov e Bogdanov.

Siria: le parole di John Kerry

Il Segretario di Stato americano John Kerry in conferenza stampa ha accusato il regime siriano di aver fatto uso di armi chimiche:

Siamo in possesso di molte informazioni circa il ricorso alle armi chimiche, e molte altre le stiamo valutano assieme agli alleati

Kerry ha detto che per gli Usa è "ben chiaro" e "innegabile" che queste armi siano state usate in Siria, ed "è ben chiaro nella nostra mente" che il responsabile è Assad. Kerry ha però specificato che qualsiasi azione sarà intrapresa solo in accordo con gli alleati.

Per Obama chi ne è stato responsabile deve essere chiamato a risponderne. Non è possibile giustificare l'uso di armi messe al bando da tutta la comunità internazionale, si tratta di qualcosa che dovrebbe colpire tutto il mondo. Ora dobbiamo accertare le responsabilità

Emma Bonino: no all'intervento armato

Il ministro degli Esteri italiano Emma Bonino si schiera contro l'ipotesi di attacco alla Siria.

Con una posizione unanime Onu, si potrebbero percorrere strade non militari come, ad esempio, il deferimento di Assad alla Corte penale internazionale.

L'esponente radicale ha poi invitato a pensare "non una ma mille volte" a qualunque tipo di iniziativa militare perché "le ripercussioni potrebbero essere drammatiche". È in programma un incontro con il premier Letta e il ministro della Difesa Mauro per mettere a punto la strategia dell'Italia.

La Russia: "Accuse senza prove"


Dura presa di posizione del Cremlino contro l'ipotesi di attacco alla Siria. In conferenza stampa il ministro degli esteri russo Lavrov ha sostenuto che le accuse dell'Occidente a Damasco sono senza prove.

L'Occidente accusa la Siria senza avere le prove sull'uso di armi chimiche

Lavrov ha ricordato che in base agli accordi sulle armi chimiche stipulato durante l'ultimo G8 ogni episodio sull'uso di armi chimiche deve essere indagato in modo dettagliato. Cosa che, accusa, non sta avvenendo in Siria, e l'Occidente vuole assumere il duplice ruolo di investigatore e di giudice.

La Casa Bianca smentisce, ma la Gran Bretagna rincara


Arriva la smentita della Casa Bianca alle indiscrezioni della stampa inglese che parlano di un imminente attacco congiunto Usa-Gb alla Siria: "Il presidente Obama non ha preso alcuna decisione di passare all'azione sul piano militare", hanno detto fonti presidenziali a Washington.

Ma intanto il ministro degli Esteri britannico, William Hague, ha detto che un intervento sarebbe possibile anche senza l'appoggio unanime del Consiglio di Sicurezza Onu.

Non possiamo tollerare l'idea che nel XXI secolo le armi chimiche possano essere usate impunemente


ha aggiunto Hague, ricordando che si può intervenire senza il voto unanime dell'Onu ma senza violare le leggi internazionali.

Siria, USA e UK sarebbero pronti all'attacco

La Russia: "Conseguenze gravissime"


L'accelerazione americana e britannica contro il regime di Assad scatena immediatamente l'altolà del governo russo, uno dei principali sponsor internazionali del regime siriano. Mosca ha infatti avvertito Usa e Gb che un intervento contro Damasco avrebbe "conseguenze estremamente gravi", secondo le parole del ministro degli esteri russo Lavrova.

È arrivata una reazione anche da parte di Assad, che nella miglior tradizione assicura di non aver paura di un intervento militare: "Accuse assurde, se ci attaccano li aspetta il fallimento".

Stampa britannica: Usa e Uk pronti all'intervento in Siria

26 agosto 2013

, Siria: gli USA e la Gran Bretagna sarebbero pronti all'attacco.

Lo scrive il Telegraph.

La possibilità offerta dal regime di Assad all'Onu di ispezionare i siti dove si sarebbe utilizzato il gas nervino sarebbe stata considerata "troppo poco, e troppo tardi", dagli States.

Secondo la ricostruzione offerta dal quotidiano britannico, il Primo Ministro Cameron avrebbe interrotto le sue vacanze in Cornovaglia per una conversazione che è durata tutto il weekend, con Obama, Hollande e Angela Merkel. La conversazione, precisa il Telegraph, è avvenuta una linea sicura (ci si consenta una battuta: sicura rispetto a cosa? Di questi tempi, col Datagate e i servizi britannici che costringono quotidiani a distruggere i loro hard disk con documenti su sui stanno lavorando, sarebbe bene precisare).

L'opzione militare è sul tavolo. La decisione, secondo il Daily Mail, dovrebbe arrivare entro 48 ore, e l'intervento entro una decina di giorni.

(in aggiornamento)

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