Agenda digitale, l'anomalia italiana costa due punti di Pil

Il ministro della Pubblica Amministrazione Gianpiero D'Alia a Cernobbio per parlare di agenda digitale: "Il ritardo italiano costa il 2% del Pil, occorre mettere la digitalizzazione al centro dell'agenda di governo"

In una interessante conferenza stampa tenutasi a margine del Workshop Ambrosetti di Cernobbio (Co), si è parlato di digitalizzazione delle pubbliche amministrazioni e di agenda digitale con il ministro Gianpiero D'Alia, l'AD di Poste Massimo Sarmi e Peter Gunn, ingegnere e consulente per la digitalizzazione del sindaco di Londra.

Presentando uno studio condotto e redatto proprio da Ambrosetti, che mostra come i ritardi del processo di digitalizzazione delle pubbliche amministrazioni in Italia costi due punti di Pil ogni anno, gli ospiti hanno disquisito di agenda digitale ed investimenti, in quello che potrebbe essere effettivamente il settore con più ampi margini di crescita all'interno del panorama economico italiano.

Come spiegato da Peter Gunn, il "guru" del processo di digitalizzazione inglese (consulente del sindaco di Londra e voce molto influente anche per il primo ministro David Cameron), la digital nation del Regno Unito si lega a doppio filo con il cosiddetto "one stop shop", il portale unico gov.uk all'interno del quale i sudditi di sua maestà Elisabetta II trovano tutti i servizi online della pubblica amministrazione inglese.

Un servizio omnicomprensivo al servizio di tutti che, con un processo piuttosto semplice di informazione al cittadino su come utilizzare tali servizi, permette al Regno Unito un risparmio notevole sui costi delle pubbliche amministrazioni, risparmio garantito anche alle aziende.

2 miliardi di euro l'anno, secondo Gunn, una cifra che è maggiore del costo totale del sistema gov.uk; nuove opportunità di business che vengono trasmesse alle aziende (con la trasmissione dei dati sul trasporto pubblico, ad esempio, sono spuntate come funghi decine di app, alcune funzionali altre meno), che possono creare servizi grazie alla digitalizzazione dei dati (in campo sanitario, dei trasporti, anagrafici, sui servizi al cittadino, etc).

Secondo l'AD di Poste Italiane Massimo Sarni il processo di digitalizzazione, per il quale Poste vanta una posizione privilegiata in termini di visibilità e risultati, è una priorità per il Paese:

"Occorre un piano nazinale di infrastrutturazione dei servizi: negli ultimi anni sono stati spesi 6miliardi di euro in server, di cui la metà sono sottoutilizzati."

Ha spiegato Sarmi; il processo di digitalizzazione di Poste Italiane, ad esempio, va incontro a questa esigenza di creare un piano nazionale dei servizi: obiettivo primario, tra i tanti, la creazione di un'anagrafe unica nazionale, ma anche permettere la fruibilità dei servizi sanitari, bancari, informativi, tutto tramite un portale unico.

Agenda digitale: il ministro Gianpiero D'Alia

Il ministro della Pubblica Amministrazione Gianpiero D'Alia ha spiegato che, in questo processo necessario ed inevitabile di digitalizzazione, il primo ostacolo sta nel fatto che non si tratta di trasferire in digitale un'unico ente, ma di creare un vero e proprio sistema unico che permetta di uniformare anche i servizi che oggi vengono erogati da diverse branche dell'amministrazione pubblica: un rapporto di causa/effetto che è il principale limite nella creazione di un'agenda digitale italiana.

"Sono troppe le banche dati che non dialogano tra loro: il processo di alfabetizzazione digitale della pubblica amministrazione va avanti, ma va ordinato."

Nell'ottica di trasparenza, di un maggiore dialogo per e con il cittadino, il ministro D'Alia ha sottolineato come l'agenda digitale sia una riforma necessaria, che donerebbe alle pubbliche amministrazioni efficenza e valocità: seppure non si può parlare di "anno zero" certo è che l'arretratezza italiana in materia (che costa, lo ripetiamo, due punti di Pil all'anno, come si evince da uno studio Ambrosetti in materia) è innegabile; il decreto del fare ha perfezionato alcuni strumenti, che restano tuttavia al momento insufficienti se rapportati con la media europea.

Il commissario straordinario per la digitalizzazione Francesco Caio ha, in quest'ottica, la responsabilità ed il compito di studiare il modo migliore per traghettare la pubblica amministrazione italiana dalle scartoffie, le carte bollate ed i timbri ad un futuro digitale: "semplificare" è la parola d'ordine, ha spiegato il ministro, che diventerà norma per obbligare le pubbliche amministrazione ad avviare necessariamente il processo di digitalizzazione.

Le priorità fondamentali attraverso passa questo processo sono fondamentalmente tre: la creazione di un'anagrafe nazionale unica dei residenti, l'identità digitale e la sanità (fornire servizi sanitari al cittadino tramite la rete, come ad esempio la fruibilità delle cartelle cliniche o le ricette mediche online):

"Poste Italiane, che è l'esempio migliore che abbiamo in Italia, gestisce oltre 7 milioni di permessi di soggiorno con velocità ed efficienza: questa è la strada da seguire. Occorre mettere l'agenda digitale al centro dell'agenda di governo."

Certo è che districarsi nella materia non è semplice: abbiamo chiesto al ministro come si inquadra la normativa sulla privacy vigente in Italia in questa rivoluzione digitale delle pubbliche amministrazioni; pensare di mettere tutto online in un Paese in cui si arriva anche a non ottenere un'informazione sulla propria persona per motivi di riservatezza nel trattamento dei dati infatti offusca il panorama digitale che ci potremmo trovare davanti. Il ministro ha spiegato che la questione privacy è ovviamente già oggetto di indagine da parte dei tecnici del ministero, che devono scorporare il tema in due parti principali: la sicurezza dei dati e la tutela dei diritti dei cittadini.

La discussione, già intavolata anche con il Garante della privacy (che a detta del ministro ha opinioni spesso opposte sul tema, rispetto quelle del governo), entrerà nel vivo certamente nel corso del 2014.

A proposito di diritti uno dei temi, a parere di chi scrive, che terrà banco nel futuro digitale italiano sarà quello relativo al diritto all'oblio, oggi possibile ma in futuro decisamente meno marcato: il ministro ci ha chiaramente spiegato che questo tema non è in alcun modo oggetto di valutazione, ma certamente prima o poi entrerà prepotentemente nell'agenda politica italiana (chissà, forse tra 10 o 20 anni, forse meno), in quell'intricato macro-tema che sono i diritti negati.

"Ma la madre di tutti i problemi è il titolo V parte II della Costituzione"

che scorpora alle regioni numerose deleghe in materia di assorbimento dei dati, spezzettando il problema in un panorama pulviscolare che rischia di complicare ulteriormente il processo, ha spiegato il ministro D'Alia.

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