Cernobbio, si chiudono i lavori del workshop Ambrosetti

Si sono chiusi i lavori del Workshop The European House - Ambrosetti a Villa D'Este: dagli scenari economici all'agenda digitale fino alla giustizia, passando per i terremoti politici e qualche sorriso

Il workshop Ambrosetti di Cernobbio si è chiuso questo pomeriggio sotto la classica pioggia di fine estate: sul lago di Como lo spettro della crisi di governo (domani la giunta del Senato esaminerà la posizione di Silvio Berlusconi dopo la condanna in Cassazione) è aleggiato fin dalle prime ore di venerdì, portando a dichiarazioni "tirate" da parte degli esponenti politici presenti all'evento.

La parola d'ordine, forse per esorcizzare proprio tutte le paure (economiche e politiche), è stata "stabilità": invocata da tutti, dimostrata da qualcuno, contestata sommessamente da qualcun'altro, la tanto agognata "stabilità" ha mostrato a volte il suo volto ottimistico ma, più spesso, quello tirato di chi cerca in qualche modo di frenare le malelingue e le polemiche politiche.

Lo ha detto chiaramente Enrico Letta nel suo discorso a conclusione dei lavori: la polemica politica, che pur ha il suo posto (di diritto) nella normale attività parlamentare e di governo, è diventata un rumore di fondo che complica semplicemente le cose, spaventando e confondendo chi con il Paese si deve (o vorrebbe) relazionare. "Stabilità" dunque, il nuovo mantra politico ha trovato il suo senso qui a Cernobbio e, chissà, forse la cosa potrebbe anche funzionare.

Tra un caffè con gli ospiti, un aperitivo sul lago ed una parola rubata qua e là negli splendidi giardini di Villa d'Este, sono in molti ad essersi professati "amici" (o addirittura "intimi") del Cavaliere, dicendosi tutti certi che non ci sarà nessuna crisi di governo, che prevarrà la ragion di Stato (almeno in questo caso). Certo, siamo abituati anche ai colpi di testa (su modello "la legge è uguale per tutti ma per qualcuno dovrebbe essere più uguale che per gli altri") ma, vuoi per esorcizzare ogni paura, vuoi per reale cognizione di causa, l'ostentare tranquillità e sicurezza è stato un elemento piuttosto comune tra gli ospiti di Cernobbio.

La materia economica è quella più delicata, con i pareri poco idilliaci dei delegati stranieri (tra cui Trichet, Almunia, Lagarde e Van Rompuy) e quelli decisamente più ottimistici degli italiani (Saccomanni e Letta in testa, che hanno parlato di "ripresa" già dal quarto trimestre dell'anno 2013): fatto sta che di margini di miglioramento ce ne sono, come in materia di digitalizzazione (altro leitmotiv del workshop), spending review (a proposito, è stato annunciato un commissario straordinario anche per la spending review, nel paese delle emergenze) e revisione del sistema fiscale.

Il Paese descritto a Cernobbio è a tratti rabbioso, a tratti determinato, mai stanco, non domo di fronte alle difficoltà: questo, forse, distanzia parecchio i sentimenti di chi era dentro Villa d'Este con quelli di chi era fuori, nonostante si parli di "avvicinare" il cittadino alla politica, ai processi decisionali, alla conoscenza dei fatti. Un problema che, in questo senso, riguarda anche noi giornalisti, forse troppo a caccia della dichiarazione "bomba", salvo poi scambiarsi gli appunti in riunioni di taccuino poco edificanti, a volte un po' buffe nella loro innocente e grottesca pratica, e poco dei reali contenuti.

In questo senso dovrebbe far riflettere l'atteggiamento del premier, che dribbla giornalisti e cameraman italiani per concedersi in esclusiva all'inglese BBC (non che i giornalisti inglesi non chiedano quali paure ci sono per la tenuta del governo, ma lo fanno dopo aver disquisito di veri temi di economia politica). Ecco, forse in questo anche noi giornalisti abbiamo grandissimi margini di miglioramento.

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