Letta - Napolitano: cosa si sono detti al Quirinale? Il comunicato del Presidente della Repubblica

Presidente del Consiglio e Presidente della Repubblica al colle per decidere cosa fare del Governo.

20.40: cosa si sono detti Letta e Napolitano al Quirinale?

Questo è il comunicato ufficiale del Presidente della Repubblica:


    «Il Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano ha ricevuto questa sera al Quirinale il Presidente del Consiglio dei ministri on. Enrico Letta, accompagnato dal Sottosegretario di Stato alla Presidenza del Consiglio Filippo Patroni Griffi.

    E' stata attentamente esaminata la situazione che si è venuta a creare a seguito delle dichiarazioni del Presidente Berlusconi e delle dimissioni rassegnate dai ministri del PdL in adesione a quell'invito.

    Il succedersi nella giornata odierna di dichiarazioni pubbliche politicamente significative dei ministri dimissionari, di vari esponenti del PdL e dello stesso Presidente Berlusconi ha determinato un clima di evidente incertezza circa gli effettivi possibili sviluppi della situazione politica.

    Da ciò il Presidente del Consiglio ha tratto, d'intesa con il Presidente della Repubblica, la decisione di illustrare in Parlamento - che è la sede propria di ogni risolutivo chiarimento - le proprie valutazioni sull'accaduto e sul da farsi.
    Il Presidente del Consiglio concorderà la data dei dibattiti con i Presidenti delle Camere».


19.30: Enrico Letta è salito al Quirinale. L'incontro con il Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano è in corso.

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Enrico Letta e Giorgio Napolitano si incontrano oggi per stabilire la linea del Governo. L'ispirazione del Presidente della Repubblica e la vocazione democristiana del Presidente del Consiglio sembrerebbero escludere a priori lo scioglimento delle Camere e dunque le elezioni anticipate, nonostante la crisi di Governo extraparlamentare sia diventata un fatto concreto, con le dimissioni dei cinque Ministri in forze al Pdl.

Il vero obiettivo di Letta e Napolitano sarà, per mantener fede alla linea del migliorismo da larghe intese, tentare la strada del rimpasto governativo.

Una specie di ribollita politica che non farebbe altro che escludere dai giochi i berluscones più aggressivi e cercare l'accordo con le colombe pidielline (ammesso che ne restino in giro di quelle che Berlusconi non può controllare), per proseguire la linea delineata da Napolitano fin dalla nomina a senatore a vita di Mario Monti (a dire il vero, fin dalla notte dei tempi della Repubblica, con quella corrente migliorista del Pci per cui la questione morale non era importante).

Quel che emergerà oggi dal Quirinale, salvo sorprese clamorose, sarà la formalizzazione presidenziale di una formazione politica che non ha mai smesso di esistere. La rinascente Democrazia cristiana. Allora l'abominio sarà compiuto: il Presidente della Repubblica e il Presidente del Consiglio in carica, con un atto d'imperio, riscriveranno una volta di più l'esito delle urne e proporranno al Paese un nuovo governo con un Parlamento eletto in circostanze del tutto diverse.

L'atto, se andrà come possibile (ovvero: parlamentarizzazione della crisi, eventualmente dimissioni del governo per formazione, subito dopo, di un Letta Bis, incarichi alle colombe pidielline) sarà ancor più clamoroso di quando visto fin qui, perché di fatto sancirà la creazione informale di un nuovo partito di centro (fino a questo momento, almeno, la facciata era salva: le bandiere e gli schieramenti rimanevano lì a mettere i paletti, come carriarmatini di un Risiko vecchio e stantio a farsi una guerra senza armi).

Ostacoli possibili al progetto? Un paio.

Intanto l'influenza che Silvio Berlusconi (che ha scelto il suo compleanno: cade oggi, 29 settembre 2013, per seminare di nuovo il panico nell'agone politico italiota) può avere anche sulle colombe (per dire: quando Cicchitto si lamenta che la decisione avrebbe dovuto essere discussa, fa sul serio? Oppure è solo facciata? La questione è determinante).

In secondo luogo, la componente del Pd che potrebbe avere un sussulto d'orgoglio e non reggere alla proposta.

Su cosa scommettereste? Io, i miei due centesimi di euro, li metto, senza esitazione, sul rimpastone democristiano. Sperando di sbagliarmi.

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