Letta e Alfano sconfiggono Berlusconi

Le due anime centriste di Pd e Pdl hanno la meglio su tutti. Trionfano le larghe intese e il pensiero unico.

Letta e Alfano

Enrico Letta e Angelino Alfano l'hanno studiata bene, la strategia vincente. Pd uno, Pdl l'altro, ex Dc entrambi, enreambi vedroidi: il premier e il vicepremier si sono scambiati sorrisi, cenni d'intesa, simboli di vittoria, strette di mano all'italiana e all'americana. E quel sorriso di Enrico Letta, che si gira verso Alfano e dice «Grande» per commentare il triplo carpiato di Berlusconi – il Cav aveva appena annunciato di aver sconfessato i falchi e se stesso e di optare per il sì alla fiducia – è un sorriso di chi riconosce all'avversario l'onore delle armi e un innato gusto per lo spettacolo. Ma nulla di più.

E' finita, sembrano dirsi Letta e Alfano (che pure resta un po' scuro in volto, perché con la giravolta di Berlusconi dovrà ancora scontare qualcosa). E' finita, suggeriscono le lacrime del Caimano. E anche se in questo momento è in corso un vertice a Palazzo Grazioli, risulta davvero difficile trovare un'exit strategy credibile per il Cavaliere, che a questo punto appare senza paracadute.

La nuova democrazia cristiana dei think tank ha sconfitto Berlusconi, e mentre l'evento era alle porte, il barcone del Pdl cominciava a scricchiolare e i suoi occuopanti, dove possibile o credibile (insomma, forse la credibilità non è una categoria da prendere in considerazione di questi tempi), a cercare approdi sicuri.

Letta e Alfano in tandem hanno sconfitto Berlusconi. Che ha incassato da uomo di spettacolo, senz'altro. Ma che ora resta in Zugzwang, per usare una metafora scacchistica: è obbligato a muovere, ma non ha mosse buone.
La sconfitta è arrivata in Parlamento, ad opera di due personaggi tecnicamente di seconda linea, promossi in prima dall'imperio – per il bene del paese, s'intende – di Napolitano. E' una sconfitta politica e umana.

Ma è una vittoria per il paese? Possiamo dire che oggi nasce la terza Repubblica? Per quel che mi riguarda, no. La lenta decadenza di Berlusconi si è concretizzata in pochi giorni ed è talmente evidente che, mentre scrivo, sento la voce di Beatrice Lorenzin dire a Porta a Porta: «Io non vorrei berlusconizzare questo dibattito». Caspita. Sono vent'anni che berlusconizziamo il dibattito, e ora una pidiellina ci viene a dire che non si deve più fare? Incredibile.

Ma la vittoria, dicevamo. E' la vittoria dello status quo che si è riappropriato dell'anomalia berlusconiana, calmierandola, mettendola all'angolo e poi sopraffacendola. E' la vittoria di un pezzo di paese democristiano (e destro) fino al midollo, ma che ha un volto che viene raccontato come "responsabile", e tanto basta. Perché di fronte alla "responsabilità" non serve più nemmeno il voto.

Letta e Alfano, gemelli diversi, rischiano di trovarsi in mano un governo blindato, con un parlamento che presto non avrà più alcun interesse a sfiduciarlo, con un dibattito politico che scemerà senza il Cavaliere a sparigliare ogni due o tre giorni: rischiano di andare avanti a lungo nella legislatura, come sognava Napolitano, senza differenze fra gli schieramenti e con i Cinque Stelle ridotti a un fenomeno di colore, isolati e ignorati e Sel a fare una sinistra che non c'è più.

Se il volano del cambiamento passa per l'asse delle larghe intese, c'è da preoccuparsi sul serio. Anche perché fino a pochi mesi fa Alfano si faceva portare in trionfo da Berlusconi come suo delfino, per dirne una, e il fatto che oggi se lo dimentichino tutti è segno della carente memoria a breve (ma anche a lungo) termine di questo Paese.

Un Paese buffo, tragicomico, che non ha mai risolto le sue stragi e che si merita tutto quel che ha.

Ora c'è da capire che faranno Alfano e Letta: il primo si può prendere il Pdl senza troppo sforzo, ormai. Il secondo, invece, non riuscirà a prendersi il Pd. Convergeranno verso una Rifondazione democristiana?

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