Legge elettorale. Calderoli: «Ecco come nacque il Porcellum»

L'esponente leghista racconta le intromissioni dei partiti e del Quirinale


Scordiamoci che la Legge Calderoli, la legge elettorale in vigore dal 2006, sia nata a tavolino per impedire al centrosinistra di Prodi di vincere le elezioni. Quello poteva essere un obiettivo iniziale, ma la legge per come la conosciamo sarebbe nata da una serie di interventi – non coordinati e non previsti – che di volta in volta ne hanno stravolto l'impianto fino ad arrivare a quella che è, a tutti gli effetti, "la porcata". A raccontarlo è Roberto Calderoli, l'uomo che a questa legge ha dato sia il nome che il soprannome, intervistato dal team di Milena Gabanelli per Reportime.

Calderoli non ci sta più a prendersi tutte le colpe per la riforma elettorale che per ben due volte ha portato l'Italia all'ingovernabilità, e che lui stesso ogni volta cerca inutilmente di emendare. Per questo oggi fa i nomi e racconta i retroscena della creazione della legge elettorale – che a suo avviso era all'inizio una buona legge – a cavallo tra il 2005 e il 2006.

Il primo a essere chiamato in causa è Pierferdinando Casini. Fu lui, secondo Calderoli, a imporre il proporzionalismo, minacciando di boicottare il quarto passaggio in Aula della riforma costituzionale tanto cara a Lega e Forza Italia (quella che poi venne bocciata dal referendum). Così fu, e a quel punto tutti si sentirono in dovere di dire la propria. Gianfranco Fini intervenne per introdurre le liste bloccate, uno dei punti più contestati della legge elettorale. L'allora leader di An riteneva che le preferenze al meridione avrebbero favorito il voto di scambio, quindi bisognava abolirle.

Da parte di Berlusconi arrivò invece l'insistenza per il premio di maggioranza alla coalizione vincitrice, premio di maggioranza – sottolinea Calderoli – che secondo tutti i partiti coinvolti non doveva essere vincolato a un risultato minimo, ma dato semplicemente alla coalizione con più voti. Berlusconi però voleva un premio di maggioranza speculare per Camera e Senato, ma qualcuno intervenne dall'alto per separare i due rami del Parlamento.

Calderoli racconta di aver ricevuto una telefonata dal Quirinale, Presidente della Repubblica era Carlo Azeglio Ciampi, che gli disse che il premio di maggioranza su base nazionale al Senato sarebbe stato incostituzionale, e quindi Ciampi non avrebbe firmato. Da qui nacque quello che è probabilmente il più grande "bug" del Porcellum, cioè la possibilità che dalle urne escano due maggioranze diverse, come in effetti è successo due volte su tre, nel 2006 e quest'anno.

Altri piccoli interventi arrivarono dagli esponenti delle liste minoritarie di centrodestra, come i socialisti, che introdussero quel meccanismo cervellotico per cui per i partiti all'interno di una coalizione la soglia di sbarramento non è del 4% ma del 2%, ed esiste comunque il "rispescaggio" per il miglior perdente, che permette l'ingresso in Parlamento anche alle liste che restano al di sotto del 2%. Con tutti questi interventi, è uscita fuori la legge porcata.

Quello che però Calderoli non dice, ma è abbastanza intuitivo, è che l'idea stessa di riformare la legge elettorale a fine 2005, a pochi mesi da elezioni che il centrodestra sembrava destinato a perdere con distacco, fu una mossa per cercare di cambiare le sorti della tornata elettorale, a partire dall'abolizione dei collegi uninominali in cui il centrosinistra è stato sempre favorito. Altrimenti perché cambiare una legge, il Mattarellum, che bene o male aveva sempre portato stabilità? E comunque, se togliamo il proporzionalismo, le liste bloccate e i premi di maggioranza separati, che cos'altro rimane della legge originaria proposta da Calderoli?

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