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La Robin Hood Tax: davvero efficace?

Pubblicato: 20 lug 2008 da Ivy

Commenti dei lettori

eat moneyIn questo periodo di stagnazione dell’economia italiana, proprio nel periodo estivo, mentre i rotocalchi si riempono di foto di ricconi al mare e i comuni cittadini tirano la cinghia e sono alle prese con il rincaro dei prezzi dovuto al petrolio in primis, rinunciando cosi alle tanto attese vacanze, i giornali parlano ormai insistentemente della soluzione Tremonti al problema: la Robin (Hood) Tax.

La tassa che toglierà ai ricchi (identificati in petrolieri e banchieri) per dare ai poveri, alla classe medio-bassa del paese, tramite provvedimenti ancora tutti da ipotizzare. A settembre, con l’avvicinarsi dell’approvazione della finanziaria, se ne parlerà ancora di più, e noi di PolisBlog vogliamo vederci chiaro, e un buon punto di partenza è sembrato il briefing paper “Robin Hood, il principe degli esattori”, prodotto per l’Istituto Bruno Leoni da Piercamillo Falasca e Carlo Stagnaro.

Entrambi collaborano con l’istituto, una sorta di think tank italico sui temi dell’ambiente, della concorrenza, dell’energia, delle liberalizzazioni, della fiscalità, delle privatizzazioni e della riforma dello Stato sociale. Dopo il salto l’intervista.

Proprio Falasca, redattore inoltre del gruppo di ricerca su temi economici, politici e sociali epistemes.org, ci spiega perchè ha contribuito alla realizzazione di questo documento che in realtà è molto critico con il provvedimento del Ministro dell’Economia, rispondendo a qualche domanda.

Lei è autore insieme al dott. Stagnaro del Briefing Paper “Robin Hood, il principe degli esattori”: ci può sintetizzare quali sono le maggiori critiche che attraverso il documento fate alla Robin Hood Tax?
Il provvedimento dà una risposta inefficiente e populista ad un problema reale. Il problema si chiama aumento del prezzo dell’energia a cui si risponde con una vera e propria “caccia agli untori”. A Tremonti sfugge il concetto di “incidenza” delle imposte: non importa cosa tassi, importa dove finisce per colpire la tua imposta. In questo caso, la Robin Hood Tax si tradurrà in maggiori prezzi al consumatore finale, minori dividendi per gli azionisti (e, tra questi, i piccoli risparmiatori), minori investimenti per un settore così importante per il futuro. Se pure il governo riuscisse a rendere efficace quella norma che vieta alle imprese di traslare il maggior onere fiscale sui prezzi, non potrà evitare gli effetti sui dividendi e sugli investimenti. Ciò rappresenterà un danno per l’economia italiana.

Spiegate nel documento come in realtà i maggiori profitti dei petrolieri non esistano o non siano cosi eclatanti come si vuol far credere, in base a quali dati?
Per le imprese colpite dalla Robin Tax, il petrolio è un costo di produzione che sta aumentando, non un maggior ricavo! Le uniche realtà che beneficiano del caro-greggio sono le società di estrazione, che in Italia sono pochissime, e l’Eni, controllata dallo Stato Italiano. Più in generale, esistono profitti eccessivi solo quando questi sono dovuti a rendite di posizione garantite dalla legge: nel mercato tutti i profitti sono legittimi e auspicabili e l’unico compito del governo è quello di permettere che, in quel settore, vi sia sufficiente concorrenza e apertura all’ingresso di nuovi competitori.

Uno dei provvedimenti che compone la Robin Hood Tax è l’aumento dell’aliquota Ires, in cosa consiste e perchè avrebbe effetti soprattutto negativi?
Le imprese della filiera energetica, dall’estrazione di idrocarburi alla commercializzazione di energia o di benzina, pagheranno un’addizionale Ires del 5,5 per cento se i loro fatturati supereranno i 25 milioni di euro. E’ la classica “excessive profits tax”, simile a quelle fissate dai governi americani durante i due conflitti mondiali e la guerra di Corea. Come dicevo in precedenza, l’aumento dell’Ires si tradurrà in maggiori prezzi al consumo, minori investimenti, minori dividendi. E’ curioso che, per lo Stato, vi sarà una partita di giro: meno dividendi in qualità di azionista di Enel ed Eni, maggior gettito. E’ un gioco delle tre carte, per chi sa cosa intendo. Se i profitti sono eccessivi e straordinari, perché non applicare la maggiore tassazione solo alla quota “eccessiva”, magari la differenza di profitto del 2008 rispetto al 2007? Molto criticabile è la retroattività dell’imposta, che vale dall’anno già in corso, in violazione dei principi cardine della fiscalità.

Il limite del fatturato a 25 milioni di euro per rientrare nell’ambito delle aziende colpite non mette al riparo da possibili aumenti della pressione fiscale su coloro che in realtà non fanno parte della ristretta cerchia di chi guadagna sul costo dell’oro nero?
Certamente: figurarsi che, quando i centri commerciali potranno distribuire carburanti, essi avranno un fatturato proveniente da benzina e diesel probabilmente superiore al limite dei 25 milioni di euro. Come a dire: invochiamo la liberalizzazione della distribuzione di carburante ma poi penalizzeremo con una maggiore tassazione le imprese che consentiranno di moderare i prezzi. Una follia. Quel limite è poi completamente arbitrario e distorsivo: alcune società elettriche municipali, a esempio, non superano la soglia dei 25 milioni di fatturato; alcune possono essere giustamente indotte a far sì di non superarla dall’aggravio fiscale. E figurarsi che in una prima versione della manovra, la soglia di fatturato per l’applicazione dell’addizionale era stata fissata addirittura a 10 milioni di euro!

L’una tantum sulle scorte, seconda parte della Robin Hood Tax, viene ugualmente criticata nel vostro articolo, perchè?
Ammettiamo che le scorte di petrolio siano aumentate di valore in seguito all’aumento dei prezzi. Le imprese che detengono queste scorte godono perciò di un profitto straordinario, che gli anglosassoni chiamano “windfall profit”. Ma tale profitto è solo virtuale, ossia si realizza se le imprese vendono al prezzo attuale queste scorte, comprate a prezzi più bassi. Peccato che, in buona parte, il livello di scorte che le aziende detengono sia obbligatorio, fissato per legge, non cedibile. Le compagnie petrolifere sono perciò chiamate a pagare imposte su un reddito che non esiste, e che soprattutto non può esistere perché la larga maggioranza degli inventari sono immobilizzati per legge. Le scorte sono regolate sia da apposite direttive europee, sia da accordi nell’ambito dell’Agenzia internazionale dell’energia. Noi proponiamo, come compromesso, che il provvedimento si applichi solo sulle scorte volontarie, quelle eccedenti la quota obbligatoria.

In ultimo le critiche più importanti, quelle sulla ridistrubuzione di un eventuale maggiore incasso da parte dello stato verso le fasce più deboli, ad esempio finanziando la famosa card per anziani e meno abbienti: perchè credete che questo non si realizzerà in concreto?
Non mettiamo in dubbio la realizzazione del progetto della tessera alimentare. Diciamo che, nei fatti, questa tessera poco ha che vedere con la Robin Hood Tax. Nemmeno un euro del gettito della maggiore tassazione sulle imprese energetiche confluisce nel fondo dedicato alla card, che è finanziato soprattutto dai conferimenti spontanei di Eni ed Enel e da altre fonti da cui sarebbe stato possibile attingere anche senza tirare in ballo la leggenda di Sherwood. Alla card andranno al massimo 500 milioni, il gettito della Robin Hood Tax – circa 1,3 miliardi nel solo 2008 – va ad ingrossare la spesa pubblica: è lo Stato a percepire uin extra-profitto! Noi abbiamo proposto che l’intero gettito della Robin Tax, al limite, fosse destinato alla riduzione delle accise sui carburanti o ad assegni economici agli italiani, come ha fatto l’Amministrazione Bush per sostenere i consumi.

Quali provvedimenti sarebbero più utili invece della Robin Hood Tax?
Se l’obiettivo è quello di sostenere il reddito delle famiglie italiane, colpite dal caro-petrolio e dall’aumento dei prezzi dei beni alimentari, l’unica misura di politica economica che il governo può pensare di mettere in campo è una decisa riduzione delle imposte sul reddito da lavoro. Discorso a parte va fatto per le pensioni minime: il reddito degli anziani che le percepiscono è davvero in pericolo e va integrato. Ma i soldi per questo sostegno dovrebbero essere trovati nell’ambito del sistema pensionistico, aumentando l’età pensionabile, e non con discutibili misure di aggravio fiscale.

Foto | Eat Money, Flickr

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4 commenti

Commenti dei lettori

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  • Andrea P

    21 lug 2008 - 10:37 - #1
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    a quando la tassa Zorro? il bello è che criticavano il mortadellone per le tasse, e poi le aggiungono anche loro!!! però con nomi carini.

  • Profilo di Chico Mendez

    Chico Mendez

    21 lug 2008 - 12:08 - #2
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    Tranuilli, appena Silvio entra nella petrolchimica questa tassa scompare :))

  • Profilo di eymerich73

    eymerich73

    21 lug 2008 - 13:27 - #3
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    Un post davvero chiaro e prezioso.
    Grazie!

  • Andrea P

    21 lug 2008 - 15:27 - #4
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    le prossime tasse di treponti:
    - Batman tax
    - Spiderman tax
    - Wonder Woman tax