Spending review: le reazioni dei politici

All'inizio erano tutti d'accordo: "bisogna eliminare gli sprechi". E l'arrivo dello sforbiciatore Enrico Bondi era stato salutato da tutti come necessario. Adesso la spending review è arrivata e - sopresa! - non va bene praticamente a nessuno. L'ultima reazione in ordine di tempo è del sempre folkloristico Renato Brunetta in un'intervista a QN:

"I tagli della spending review nel comparto pubblico? Robetta che usa leggi che ho approvato io. La mobilità, le auto blu, i blocchi salariali, i tagli ai dirigenti: penso di fare una denuncia alla Siae, la società autori ed editori, per mancato rispetto del copyright. Mi viene da ridere, ma la situazione è tragica".

Nel ragionamento di Brunetta c'è qualcosa che non quadra: se è così orgoglioso dei provvedimenti copiati da lui, perché li definisce robetta? Vabbè, cercare una logica non è sempre utile nelle dichiarazioni dei politici. Anche dalle parti del Pd c'è malessere, e visto che il decreto Monti ha toccato anche scuola e sanità non poteva andare diversamente. A dare la linea al partito ci pensa il presidente Bindi:

"E' un'altra manovra: il Paese la regge? È quello che ci vuole? Le misure sulla sanità assomigliano a tagli lineari che non tengono conto delle diverse realtà regionali. Tra sforbiciate del governo Berlusconi e l'intervento di Monti verranno meno circa 20 miliardi: si rischia di non avere più un'assistenza pubblica per tutti. È un settore che non si può definanziare.

E sulla pubblica amministrazione il giudizio non è molto diverso:

"Sono d'accordo che nel 2012 la Pubblica amministrazione vada riorganizzata, ma siamo sicuri che queste misure non servano solo a fare cassa, e non si perda l'ennesima occasione di fare una vera riforma? È sufficiente mettere in mobilità il personale per avere efficienza in quel settore? E poi c'è un altro aspetto"

Se questo è il tenore dei giudizi che arriva da chi il governo lo sostiene, non è difficile immmaginare cosa ne pensino le opposizioni. Per la Lega Nord si fa vivo il governatore del Veneto Zaia, andando addirittura a toccare la Costituzione:

"Sono assolutamente convinto che la Spending review così, com'è impostata, sia incostituzionale. Quindi faremo ricorso alla Corte costituzionale, è il minimo. Sono convinto che ci sia una disparità di trattamento evidente tra regione e regione. Non puoi tagliare me Veneto che sono virtuoso e premiare come al solito Caino. La verità è che con i tagli lineari finisci per punire i virtuosi e premiare ancora gli spreconi".

Ma in drasticità supera tutti Antonio Di Pietro, che arriva addirittura a paragonare Monti a Berlusconi:

"E' un rimedio peggiore del male. Se Confindustria e la Cgil si trovano d'accordo nel muovere critiche durissime a questo governo e ai suoi tagli non è perché Squinzi e la Camusso si sono messi d'accordo per fare un dispetto a Monti. Dipende dal fatto che gli industriali e i lavoratori guardano all'economia reale e non a ai giochi di prestigio della finanza. Berlusconi raccontava agli italiani una realtà inesistente. Diceva che la crisi non c'era e così ha perso tempo prezioso e fatto danni immensi. Monti non è molto diverso. Anche lui vive in un mondo di teorie macroeconomiche astratte e, quando la teoria e la realtà fanno a pugni, pensa che sia sbagliata la realtà, non le sue teorie. Questo risultato delle manovre e dei tagli del sobrio Monti è molto ingiusto e odioso, fa pagare tutto ai poveri e niente ai ricchi".

Critiche comprensibili in alcuni casi, ridicole in altri e inevitabili in altre ancora. La spending review del governo Monti è piena di falle, ma l'impressione è che i partiti in molti casi stiano cercando solo di difendere il loro orticello. Le elezioni si avvicinano, e appoggiare provvedimenti che colpiscono sacche elettorale cruciali diventa ogni giorno più difficile.

Foto © TM News

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